1 ARCHITETTURA POLISENSORIALE
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ARCHITETTURA POLISENSORIALE
”L’architettura del xx secolo è stata protagonista della separazione fra uomo e natura, le
cause sono da ricercarsi in un pensiero dominante di matrice cartesiana caratterizzato dalla
netta separazione fra materia e spirito e fra pensiero astrazione e natura. Questa visione ha
portato alla edificazione di agglomerati urbani senza alcun legame con il mondo esterno
dove il contesto naturale è scomparso per dare spazio all’ artificio umano. L’architettura
antica fu strumento di misura e riferimento fra il cosmo e l’uomo, poneva l’uomo in comunione con l’universo. Gli agglomerati antichi sono perfettamente integrati nel contesto
creando con esso un rapporto simbiotico. Oggi attraverso una concezione sistemica possiamo porre nuove basi alla generazione di spazi vitali che siano intimamente interconnessi con la natura.
La concezione sistemica della vita conduce alla concezione di un’ecologia profonda che
non descrive il mondo come una serie di oggetti separati ma come una rete di fenomeni
che sono fondamentalmente interconnessi e interdipendenti. Oggi è necessario progettare
spazi complessi che comprendano la totalità del reale: tecnologie e sistemi complessi si
sovrappongono ai sistemi naturali e socioculturali. Ma dobbiamo prendere atto che le tecniche costruttive mutuate dalla logica meccanicistica della società industriale sono obsolete per quanto riguarda la necessità di integrazione dell’architettura con la natura.
In che modo possiamo entrare in rapporto simbiotico con la realtà che ci circonda e di cui
noi siamo confine? Il mondo che la meccanica quantistica ci suggerisce è profondamente
interconnesso e la mente gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della realtà, le
implicazioni della meccanica quantistica ci pongono nella condizione di ridefinire il nostro
posto nell’universo, l’architettura in quanto costruzione e materializzazione di una volontà
diventa essa stessa metafora e oggetto della creazione della realtà, la mente diviene protagonista del processo della costruzione del mondo fisico, David Bohm ipotizza un potenziale quantico che pervade il creato e che funge da substrato alla realtà fisica che altro non
sarebbe che un gesto creativo continuo dell’universo rivolto a se stesso in una sorta di
speculare riflessione. Oggi diamo troppa importanza all’atto del vedere, la vista è il nostro
senso più sviluppato ed è anche quello più sfruttato dalla società per creare condizionamenti sociali, la realtà percepita è data soprattutto da una visione nelle tre dimensioni cartesiane che rappresentano un campo molto ristretto della realtà (una piccola porzione
dell’intero spettro elettromagnetico), dovremmo potenziare e dare spazio agli altri sensi
che, di fatto sono scarsamente impegnati nell’interazione col mondo; un ambiente è dato
da una combinazione di onde elettromagnetiche, onde meccaniche e flussi molecolari; se
la vista può conformare lo spazio attraverso la misurazione, allo stesso modo possono farlo l’olfatto, l’udito e il tatto con altri mezzi di misurazione. La misurazione dello spazio è
un atto simbolico fondamentale per la conoscenza dello spazio stesso.
Il nostro ambiente vitale è molto più complesso di quanto ci appare e immergersi in una
tale complessità aumenta la nostra abilità percettiva e ci aiuta a sentirci intimamente legati al flusso della realtà stessa. Vi è una regione invisibile della realtà che ci circonda, una
regione che noi non percepiamo, i nostri sensi non la rilevano ma, di fatto, siamo conti-
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nuamente immersi in flussi di materia anche se diamo per scontato che lo spazio intorno a
noi sia vuoto. Immaginiamo di essere immersi nel mare: certamente siamo coscienti di essere avvolti in una materia dinamica, turbolenta che trasmette movimenti, suoni etc, ci
sentiamo allora intimamente connessi con la sostanza liquida come in un’esperienza prenatale dove da tale intima interrelazione traiamo nutrimento e processiamo informazioni
che ci provengono dall’esterno. Le vibrazioni intime della materia, le particelle cosmiche,
i neutrini, gli infrasuoni dalla ionosfera, tutto è attraversato continuamente da flussi di
materia e energia; noi e il nostro spazio vitale manteniamo la nostra forma seppur inondati
da tale realtà che scorre sotto forme sottili e diverse in una struttura olografica e sincronica, un campo di forma quantico nel quale tutte le parti agiscono in sintonia e dove la forma è il carattere unificante di tutti gli elementi che compongono l’universo. Ma solo uno
spazio misurabile è percepibile, la geometria è quindi alla base della nostra percezione della realtà. L’atto della misurazione è simbolico dato che esso stabilisce rapporti fra dimensioni, fra entità separate.
Erwin Panofski ci ricorda che una "forma simbolica" è un dispositivo che ci permette di
interpretare il mondo in un certo modo, e al tempo stesso di oggettivare e rappresentare il
nostro modo di interpretarlo dove la misura può essere considerata al tempo stesso come
uno strumento percettivo e un modello realizzato; un mezzo per strutturare il reale e un
congegno per generare significati, metafore e ulteriori forme simboliche.
La realtà misurata geometricamente non è che una delle possibili realtà. Per gli aborigeni
la percezione delle cose è legata al canto, il mondo esiste perché viene cantato, il suono
tiene in vita il mondo delle cose. Altresì la realtà può essere percepita come un organismo
che si auto genera e si auto organizza. Ne deriva che cambiando il sistema di osservazione,
di misurazione cambiamo la forma del nostro mondo. L'idea chiave della fisica quantistica
è l'effetto osservatore - l'osservatore modifica la realtà secondo il modo in cui la osserva.
Ipotesi di auto organizzazione uomo-ambiente
La nostra interazione con l’ambiente domestico è limitata ad azioni meccaniche che regolano la temperatura, la luce e i flussi informativi nel nostro spazio abitativo ma verosimilmente potremmo rilevare le risposte del nostro corpo a fattori esterni ed interni e tradurli,attraverso sensori biometrici, in stimoli elettrici che una volta processati da un computer
potrebbero influire direttamente sull’ambiente costruito esercitando variazioni nella
materia, essi rappresentano l’imput per la trasformazione dello spazio attraverso la reazione di materiali interattivi. La trasformazione ambientale a sua volta incide sul nostro equilibrio psico fisico generando il classico anello auto organizzativo dove l’output influenza
l’imput: il microcosmo così generato è ancora soggetto alle interrelazioni con l’esterno
creando in tal modo un organismo vivente autopoietico.
I materiali interattivi reagiscono a stimoli esterni mediante cambiamenti reversibili delle
loro proprietà, essi possono cambiare colore, forma, temperatura, possono inoltre emettere
luce oppure trasportarla. Un ulteriore sviluppo sarà dato dalla nanotecnologia molecolare
che renderà possibile la creazione di materiali con caratteristiche molto simili alle strutture
organiche e che risponderanno con sempre maggior fedeltà alle variazioni di stimoli ester-
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ni. La realizzazione di ambienti interattivi potrà arginare la carenza di qualità sensoriale
causata dai mass media e dalle rappresentazioni virtuali in cui il corpo e la sensorialità
vengono esclusi negando complessi fenomeni di organizzazione che caratterizzano la percezione. Allo stesso tempo bisognerà agire contro il frastuono sensoriale determinato da
iper stimolazione che caratterizza i luoghi di aggregazione. Le due condizioni creano un
circolo vizioso in cui si passa da una mancanza di stimoli percettivi ad una eccessiva stimolazione generando disagi emotivi che si ripercuotono sulla vita individuale e sociale.
Lo spazio costruito non dovrà costituire più un sistema chiuso, impermeabile al mondo
ma un insieme dai contorni sfumati (fuzzy), dove il limite fra natura ed artificio si dissolve per far posto alla manifestazione semplice eppur complessa della totalità. Il tempo nelle
scienze fisiche è trattato come lo spazio ed esso non scorre affatto ma è fissato con le altre
dimensioni e contiene tutti gli eventi fisici. Mediante una concezione di tempo che non
scorre, il mutamento delle cose assume altri significati e saperli leggere diventa una sfida
per la nostra mente legata ancora alla concezione razionale del tempo dell’orologio suddiviso in istanti discreti; lo spazio in cui vivremo potrà aiutarci ad introiettare questa nuova concezione del tempo “ecologica” e legata alla trasformazione delle cose e del mondo,
dove il tempo partecipa alla continua morfogenesi della realtà e il manufatto architettonico
in quanto atto formativo della nostra realtà quotidiana conterrà la memoria delle sue trasformazioni e delle sue evoluzioni in accordo con il sistema che lo ha generato, lo spazio
costruito non si opporrà alle trasformazioni ma vi si adatterà in un insieme organico; la natura, e l’uomo ad essa profondamente connesso, genera la realtà che ingloba il processo
della sua evoluzione e tale processo sarà leggibile nelle sua morfologia in perenne trasformazione così come è possibile risalire all’età di una albero mediante la lettura dei sui
anelli contenuti nel fusto, il tempo allora sarà in stretta relazione con lo spazio generato
come in una stratificazione geologica. Esso può essere ripensato passando da concezione
lineare ad una concezione circolare auto generativa che è legata alla trasformazione intima
della materia e del mondo percepito dove il tempo non procede da causa ad effetto ma può
essere letto anche come sistema retroattivo in una logica auto generativa dove tutti gli elementi della realtà prendono parte al processo evolutivo dell’universo.