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IL QUOTIDIANO DEL SETTORE
TECNOLOGICO ED ENTERTAINMENT
ANNO 6 - NUMERO 2 - FEBBRAIO 2016
PERIODICO DI ECONOMIA E POLITICA DI CINEMA, WEB, TV
DIRETTORE RESPONSABILE: ANGELO FRIGERIO
PRIMO PIANO
Cinetel, allegro
ma non troppo
Il bilancio del box office 2015 è positivo. Ma troppo legato
alla stagionalità. In caduta libera la quota di prodotto nazionale.
TOP 100 - ANNO 2015
TITOLO
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15
16
17
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20
21
22
23
24
25
Inside Out
Minions
Star Wars: Il risveglio della forza
Cinquanta sfumature di grigio
America Sniper
Fast & Furious 7
Avengers: Age of Ultron
Si accettano miracoli
Cenerentola
Jurassic World
Spectre
Hotel Transilvania 2
The Imitation Game
Hunger Games - Il Canto...
Sopravvissuto: The Martian
Vacanze ai Caraibi
Natale col boss
Exodus: Dei e Re
Youth - La giovinezza
Il viaggio di Arlo
Notte al museo 3: Il segreto...
Il professor Cenerentolo
La teoria del tutto
Mission:Impossible - Rogue Nation
Il ponte delle spie
DISTRIBUZIONE
The Walt Disney C. Italia
Universal
The Walt Disney C. Italia
Universal
Warner Bros. Italia
Universal
The Walt Disney C. Italia
01 Distribution
The Walt Disney C. Italia
Universal
Warner Bros. Italia
Warner Bros. Italia
Videa-CDE
Universal
20th Century Fox Italia
Medusa Film
Filmauro
20th Century Fox Italia
Medusa Film
The Walt Disney C. Italia
20th Century Fox Italia
01 Distribution
Universal
Universal
20th Century Fox Italia
NAZ.
Usa
Usa
Usa
Usa
Usa
Usa
Usa
Ita
Usa
Usa
Gbr
Usa
Gbr
Usa
Usa
Ita
Ita
Usa
Ita
Usa
Usa
Ita
Gbr
Usa
Usa
PRIMA
PROGR.
16 set
27 ago
16 dic
12 feb
1 gen
2 apr
22 apr
1 gen
12 mar
11 giu
5 nov
8 ott
1 gen
19 nov
1 ott
16 dic
16 dic
15 gen
20 mag
25 nov
28 gen
7 dic
15 gen
19 ago
16 dic
PRES.
2015
4.062.523
3.568.348
2.628.605
2.832.084
2.814.422
2.695.747
2.310.447
2.353.242
2.416.887
2.104.936
1.804.071
1.696.825
1.315.919
1.191.186
1.160.088
963.470
960.878
885.450
971.493
926.567
905.557
860.332
902.837
839.261
815.717
INCASSO
2015
25.343.003
23.434.198
20.195.072
19.630.610
19.070.906
18.659.278
16.571.204
15.474.263
15.007.552
14.733.261
12.435.953
9.914.996
8.373.357
8.168.661
7.169.305
6.569.500
6.437.006
6.135.545
6.065.364
5.830.046
5.793.105
5.573.483
5.553.003
5.520.652
5.503.283
%PRES./
TOT. 2015
4,09
7,68
10,33
13,18
16,01
18,72
21,05
23,41
25,85
27,97
29,78
31,49
32,81
34,01
35,18
36,15
37,12
38,01
38,99
39,92
40,38
41,69
42,60
43,45
44,27
Dati: Cinetel
Contratto nazionale per le troupe
Premi César
E’ stato firmato dai rappresentanti delle associazioni Anica, Apt e Ape e dai sindacati di categoria Slc/
Cgil- Fistel/Cisl e Uilcom/Uil, il protocollo d’intesa per
l’accordo di rinnovo del contratto collettivo nazionale
per gli addetti alle troupe cinematografiche. Da quanto
si legge in un comunicato diffuso da Anica, tra gli elementi innovativi introdotti dal nuovo contratto ci sono
nuove misure per compensare la penalizzazione che i
lavoratori dello spettacolo subiscono in materia di pensioni e indennità di disoccupazione, l’adozione di nuove
modalità organizzative e di flessibilità per rendere più
competitivo il settore anche in campo internazionale,
il riconoscimento delle qualifiche professionali del personale attraverso certificazioni definite di
comune intesa e la costituzione di nuove
relazioni industriali. Da segnalare inoltre che le parti hanno deciso di introdurre un periodo di sperimentazione
di sei mesi “proprio per il
carattere di profonda
innovazione dell’accordo”, come rende
Trois souvenirs de ma jeunesse di Arnaud
Desplechin ha ottenuto 11 candidature ai Premi
César del cinema francese, così come Marguerite
di Xavier Giannoli. Tra gli otto candidati al miglior film Dheepan di Jacques Audiard, e il film
opera prima della regista turca Deniz Gamze Erguven Mustang (nove candidature ciascuno),
quest’ultimo rappresenta la Francia agli Oscar per
il film straniero. Forte la presenza femminile, con
tre candidate per la migliore regia (oltre che per il
miglior film): oltre Gamze Erguven, in lizza anche
Maiwenn per Mon roi – Il mio re, ed Emmanuelle
Bercot, che oltre a correre per la migliore attrice ne
Il mio re è regista di A testa alta, film d’apertura di
Cannes 2015, che ha ottenuto sei candidature. Gli
altri candidati come miglior film sono Fatima e La
legge del mercato. Tra gli attori, Fabrice Luchini
premiato a Venezia per La corte – L’hermine, che
uscirà in Italia a marzo. L’Italia è rappresentata da
Ennio Morricone che corre per il film francese En
mai, fais ce qu’il te plait, mentre tra i film stranieri sono ben due i registi italiani, Nanni Moretti per
Mia madre e Paolo Sorrentino per Youth. I premi
saranno assegnati il 26 febbraio.
Al via
la sperimentazione
noto Anica.
Tra i candidati anche
Morricone e Sorrentino
I
“Ma scusate. C’è qualcosa
che non mi torna. Siamo qui ad
ascoltarvi commentare dati tutto sommato positivi e avete tutti
un’espressione luttuosa”. È racchiusa in queste parole di un collega la sensazione che ha lasciato
la presentazione dei dati Cinetel
2015 nella sede di Agis, martedì
19 gennaio, a cui hanno partecipato nella veste di relatori Luigi Cuciniello (presidente Anec), Carlo
Bernaschi (presidente Anem), Riccardo Tozzi (presidente Anica),
Francesca Cima (Anica Produttori), Andrea Occhipinti (Anica Distributori) e il direttore generale
Cinema del Mibact Nicola Borrelli. I numeri rilasciati sono infatti
positivi. Secondo Cinetel, che rileva il 93% delle presenze dell’intero mercato, i biglietti venduti nel
2015 sono stati 99.362.667, con un
incremento dell’8,56% rispetto al
2014, e gli incassi sono stati pari a
637.265.704 euro, con un aumento del 10,78%. Anche rispetto al
2013, il 2015 ha registrato un incremento, pari al 2% per le presenze e al 3% per gli incassi. Grazie soprattutto all’effetto Zalone,
è decisamente positivo l’avvio del
2016: dal 1° al 17 gennaio si sono
registrati 14,9 milioni di biglietti
staccati, +52,59% rispetto al 2015,
e si sono incassati 103,5 milioni di
euro, +57,47% rispetto al 2015.
Cos’è allora che non va? I problemi cominciano con la quota
mercato del cinema italiano, che
nel 2015 scende al 21,35% contro il
27,76% del 2014. In crescita invece la quota di mercato del cinema
statunitense, passata dal 49,65%
del 2014 al 60,01% del 2015.
“L’elemento positivo è che
l’evoluzione dei modelli di fruizione del prodotto non intacca il
consumo di cinema in sala”, spiega Riccardo Tozzi. “Però il numero di spettatori non si espande ed
è inferiore ai mercati direttamente
concorrenti, se è vero che UK vale
200 milioni di spettatori, la Francia 160 e anche la Germania è vicina a queste cifre. Noi invece non
riusciamo a superare la barriera
dei 100 milioni di spettatori”.
Tozzi ha ricordato come il dato
relativo alla quota di prodotto nazionale veda in due anni una perdita di 10 punti, se è vero che nel
2013 si era al 31%, e che dunque
va considerato tendenziale, al di
là degli elementi di discontinuità
che possono essere rappresentati
da incassi eccezionali (di nuovo
Zalone, che è stato un po’ il convitato di pietra della mattinata,
sempre presente sullo sfondo di
ogni discorso e però quasi scansato, al punto che il dg Borrelli si è
offerto di pagare un caffè a chi lo
nominava direttamente). L’altro
numero su cui si è soffermato il
presidente di Anica è quello relativo ai film prodotti: 194, contro i
170 della Francia, che però pesano
molto di più sul botteghino nazionale (e hanno una vita anche al di
fuori dei confini patrii, aggiungiamo noi).
Un dato che è strettamente correlato con il budget medio per
film: 1,3 milioni di euro da noi,
oltre i 4 milioni per i cugini di
Oltralpe. Quasi un terzo, per una
restrizione delle risorse che si è
aggravata nell’ultimo biennio,
se è vero che ancora nel 2012 la
spesa per ciascuna produzione
era di 2,2 milioni. “Quando cala il
budget calano gli incassi”, ha sottolineato Tozzi, ricordando che la
specificità del cinema è proporre
tutti i prodotti che passano in sala
a uno stesso prezzo: il che naturalmente enfatizza nel pubblico la
percezione della qualità del prodotto.
Nonostante l’incremento degli
incassi, note di preoccupazione in
merito alla riduzione della quota
nazionale sono arrivate anche dai
rappresentanti delle associazioni
dell’esercizio. Secondo Carlo Bernaschi “il dato relativo alla produzione italiana è molto grave”.
Il presidente di Anem ha ricordato come i film nostrani continuino
a essere ammassati a ottobre o in
primavera. “Al di là di ogni altro
ordine di riflessione, il prodotto
nazionale deve essere presente
tutto l’anno”. Non dissimili le
parole di Luigi Cuciniello: “Se osserviamo i primi dodici film per
incasso del 2014, tutti quelli delle major Usa tranne uno, escono
in tutti i mesi dell’anno”. Il presidente Anec ha ribadito che le
giornate promozionali di Cinema
Days verranno stabilizzate, con
un appuntamento fisso ad aprile
e ottobre. E in merito alla performance di Zalone ha ammonito:
“Il successo attuale non deve distrarci dalle questioni di medio e
lungo periodo: occorre una seria
riflessione sul prodotto e sulle sue
ECONOMIA E POLITICA DI CINEMA, WEB, TV
TOP 20 DISTRIBUZIONE- ANNO 2015
DISTRIBUZIONE
Universal*
Warner Bros. Italia
The Walt Disney C. Italia
01 Distribution
20th Century Fox HE
Medusa Film
Lucky Red
Notorious Pictures
Eagle Pictures
Videa-CDE
Koch Media
Bim Distribuzione
Adler Entertainment
M2 Pictures
Microcinema
Goods Films
Teodora Film
Nexo Digital
Academy Two
Officine Ubu
Altri
Totale
PRESENZE
INCASSO
NUMERO 2 - FEBBRAIO 2016
%PRESENZE %INCASSO
20,97
21,89
15,09
15,27
14,56
15,16
11,38
10,94
9,34
9,29
6,00
6,00
4,24
4,23
2,91
2,62
2,73
2,61
2,11
2,05
1,56
1,42
1,49
1,35
1,14
1,07
1,08
0,94
0,77
0,66
0,72
0,64
0,64
0,56
0,54
0,87
0,33
0,28
0,31
0,26
2,07
1,88
139.517.091
20.837.692
97.320.041
14.989.467
96.622.583
14.472.000
69.733.571
11.311.211
59.191.783
9.277.496
38.222.197
5.965.108
26.926.251
4.216.914
16.717.889
2.895.946
16.637.814
2.712.227
13.047.610
2.098.750
9.055.780
1.549.559
8.597.957
1.483.447
6.825.611
1.128.866
5.994.243
1.071.361
4.204.999
767.873
4.061.757
718.163
3.597.486
634.533
5.559.769
533.389
1.808.065
330.040
1.652.532
307.068
11.970.677
2.061.557
99.362.667
637.265.704
*Universal=Universal Srl+Filmauro/Universal+Universal/The Space Movies
modalità di sfruttamento nonché
sulla varietà di generi” .
Parola infine a Nicola Borrelli, che da parte sua ha ammesso
come lo stesso modello di intervento pubblico sia ormai superato, e ha invitato a considerare con
attenzione anche i numeri di gennaio: “Un sistema in cui i risultati
sono positivi o negativi in ragione
di un solo film è strutturalmente
debole”, ha spiegato il direttore
generale Cinema. “A mio parere
la filiera ha perso un po’ il contatto con il consumatore italiano, il
quale a sua volta si sta disaffezionando al prodotto nazionale”.
Forse in passato occasioni analoghe e numeri non troppo diversi avevano prodotto riflessioni differenti. Ma l’impressione,
anche al di là dei dati, è che lato
produzione non si sappia bene in
che direzione andare, se è vero
che Francesca Cima ha confermato l’intenzione di dare un sequel
a Il ragazzo invisibile, nonostante i risultati non memorabili del
primo film. Certo, in alcuni casi,
come quello del prodotto per ragazzi, bisogna prima costruire un
pubblico e poi godere dei risultati, quando arriveranno. Ma quando qualcuno invita a studiare con
più attenzione il modello Zalone,
dal palco in coro tutti ripetono
che non c’è nulla da copiare, e
che il cinema - ancora Francesca
Cima - “è fatto di prototipi, non
di algoritmi”. Sarà anche così. La
classifica del box office dice però
l’esatto contrario, con Minions al
secondo posto, Star Wars al terzo,
Fast and Furious 7 al sesto, Avengers: Age of Ultron al settimo e Jurassic World al decimo. Diciamola
tutta: la realtà è che mai come nel
2015 i grandi franchise hanno
funzionato. Ma dai relatori della presentazione dei dati Cinetel
abbiamo avuto come di consueto
solo una lezione di supponenza.
“Ci stiamo riunendo ogni settimana, per studiare i problemi e
trovare le soluzioni”, hanno ripetuto uno dopo l’altro. Forse non si
sono accorti che la responsabilità
dello stato del mercato italiano
è solo loro: difficile trarre conclusioni differenti leggendo che
maggio 2015 ha chiuso rispetto al
2014 con presenze a meno 21,21%,
luglio con -9,9% e novembre con
-16,65%, o ancora che sommando
il box office da maggio ad agosto
Dati: Cinetel
non si arriva al risultato di gennaio, per non dire che l’incidenza del secondo e terzo trimestre
sul risultato totale non supera il
35%. Senza dimenticare che per
trovare il primo prodotto italiano
in classifica che non sia una commedia bisogna arrivare al diciannovesimo posto, e che il secondo
è trentaduesimo e il terzo è trentatreesimo, mentre il primo film
nazionale in classifica è di fatto
un prodotto “locale” o regionale
che si voglia (basta vedere cosa
pesa la Campania nell’incasso) e
il secondo, terzo e quinto appartengono al genere dato per morto dei cinepanettoni, mentre i tre
film con cui dovevamo sbancare
Cannes messi assieme non fanno
due milioni di spettatori.
Dando infine uno sguardo al
ranking dei distributori, sono
solo quattro quelli il cui incasso
totale 2015 è superiore a tre settimane di box office di Quo Vado?,
e per entrare nei primi dieci bastano 13 milioni di euro. La quota di mercato delle quattro major
americane che ancora hanno una
presenza diretta nel nostro Paese
è circa del 60%, equivalente all’incidenza del prodotto Usa, nonostante le nostre società portino in
sala a loro volta molti film a stelle e strisce. Ha ragione Borrelli, i
problemi si sommano. Senza però
programmare il prodotto italiano
tutto l’anno, uscendo dall’idea
provincialotta che il cinema in
sala sia una tipologia di consumo stagionale (qui distributori ed
esercenti sono corresponsabili, e
fa un certo effetto vedere Andrea
Occhipinti parlare della necessità
di avere film dodici mesi su dodici ricordando la serrata estiva
2015 di alcune sale di Circuito
Cinema già a inizio luglio...) non
andremo lontano. Al resto dovrà
pensare la legge di riforma che
sta preparando il ministro Franceschini, concentrando le risorse
pubbliche in un numero minore
di titoli, in modo da aiutare i budget a risalire e a produrre un po’
meno e possibilmente meglio. Ma
il nodo resta la sala: è lì che si concentrano quelle criticità che assistenzialismo, scarsa competitività
e il disinteresse totale dello Stato
al destino commerciale dei film finanziati con soldi pubblici hanno
impedito sino a oggi di vedere.
Andrea Dusio
FOCUS ON
QUESTA SÌ
CHE È UNA RIFORMA
Il Ddl Franceschini innova radicalmente il settore cinema e audiovisivo.
Potenziando e stabilizzando le risorse. Ma anche eliminando
gli elementi di discrezionalità nel finanziamento pubblico. Era ora!
“Il governo modernizza il proprio impegno a favore del cinema italiano e aumenta i finanziamenti del 60%”. Questo l’annuncio con cui il 28 gennaio Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle
attività culturali, ha presentato il disegno di legge
collegato alla manovra di finanza pubblica che va
a riformare cinema, audiovisivo e spettacolo. Un
intervento che va a creare un fondo totalmente
autonomo, superando la logica del vecchio Fondo unico per lo spettacolo (Fus), e creando uno
strumento di sostegno a esclusivo utilizzo dell’industria cinematografica e audiovisiva. Viene così
stabilizzata una risorsa pari a 400 milioni di euro,
che vede crescere le disponibilità dello Stato a favore del settore di 150 milioni. E se è vero che il
ddl si inserisce in un percorso parlamentare già
intrapreso grazie alla proposta di legge che porta
il nome della senatrice Pd Di Giorgi, viene scongiurata l’ipotesi di una tassa di scopo a favore del
settore, che avrebbe gravato sui punti più deboli
della filiera. Ad alimentare il fondo sarà infatti, a
decorrere dal 2017, una quota del gettito Ires e Iva
(11-12%) derivante dalle attività di “distribuzione e proiezione cinematografica, programmazione
e trasmissione televisiva, erogazione di servizi di
accesso a Internet da parte delle imprese telefoniche e di comunicazione”.
Ma la vera rivoluzione, che per noi di Odeon
rappresenta la conclusione positiva di una battaglia che ci ha accompagnato dal primo numero,
è l’abolizione delle commissioni ministeriali che
attribuivano i finanziamenti in base all’interesse
culturale: si va infatti a introdurre un automatismo nell’assegnazione dei contributi, che verranno quantificati attraverso parametri oggettivi che
tengono conto di risultati economici, di diffusione
ed artistici, nonché dei premi ricevuti. La quota
di reference riguarda le opere di nazionalità italiana, mentre produttori e distributori riceveranno contributi per realizzare nuove produzioni.
Il 15% del fondo verrà destinato al sostegno di
opere prime e seconde, giovani autori, start up e
piccole sale. Sarà varato un piano nazionale per
la digitalizzazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo. Rafforzati inoltre i contributi a
favore di festival e rassegne di qualità (e qui il ddl
ci convince meno). Il tax credit verrà innalzato
al regime dal 15 al 30% del costo complessivo di
produzione. Il credito d’imposta per gli investitori
esterni al settore, a oggi riservato al cinema, viene
esteso all’audiovisivo: e qui il giudizio si complica, perché l’azione del legislatore è positiva per
quanto riguarda la documentaristica, mentre nel
caso della fiction rischia di spostare investimenti
e risorse dal cinema, che è un mercato “aperto”,
al prodotto televisivo, che in Italia, per caratteristiche peculiari della nostra produzione, non ha
secondi sfruttamenti né esportazione. Le sei declinazioni possibili in cui lo stesso tax credit viene
riformulato prevedono che possano beneficiarne
le imprese di produzione, distribuzione, post-produzione, i distributori che programmano il cinema italiano, le imprese italiane che lavorano per
produzioni straniere e gli esercenti che gestiscono
le sale, oltre ai già citati investitori fuori settore.
Una nota positiva è certamente l’innalzamento
del credito d’imposta al 40% per quei produttori
indipendenti che decideranno di distribuire il film
in proprio. L’audiovisivo rientra inoltre nel fondo
di garanzia per le piccole e medie imprese, il che
garantirà da subito l’accesso a 5 milioni di euro,
al fine di finanziare il prodotto. Per coloro che investiranno in nuove sale sono previsti incentivi e
semplificazioni, per un impatto positivo di circa
100 milioni di euro in tre anni, che serviranno
II
anche a riaprire le sale chiuse. Sono inoltre snelliti i procedimenti per ottenere la dichiarazione
di interesse culturale per cinema, teatri e librerie
storiche: per favorire la conservazione di queste
strutture sarà possibile porre il vincolo di destinazione d’uso.
Il ddl prevede inoltre che il governo rimetta
mano al Decreto Mise-Mibact che ha ridefinito
gli obblighi di investimento e programmazione
da parte dei broadcaster e dei fornitori di servizi
media audiovisivi. L’idea è quella di dare vita a
tavoli di co-regolamentazione, seguendo il modello britannico. Gli operatori che non investiranno
il 10% del fatturato netto annuo in produzioni
italiane ed europee potranno compensare l’anno
successivo oppure versare la cifra corrispondente in un apposito fondo istituito presso il Mibact.
Viene così spezzato uno degli aspetti meno liberal
della norma vigente, ossia l’obbligo di finanziare
un tot di prodotto nazionale pur di rientrare nelle
quote previste dalla legge: norma che ha favorito i
produttori in possesso di canali di contatto privilegiati (anche grazie alle posizioni di egemonia nel
mondo associativo) con i broadcaster e depresso
la qualità. Viene infine data delega al governo di
definire un sistema di classificazione delle opere
cinematografiche che responsabilizzi i produttori
e i distributori. Via dunque le commissioni ministeriali che presidiavano il sistema della censura
“di Stato”: saranno gli stessi operatori a dover
classificare i propri prodotti.
Come hanno rimarcato le stesse associazioni di
settore in un comunicato congiunto, questa legge
di sistema, attesa da 25 anni, e che riprende molte delle intuizioni migliori della riforma Urbani
(a partire proprio dalla centralità del reference
system e dalla neutralizzazione degli elementi discrezionali), si pone oggi probabilmente come la
più avanzata d’Europa. Resta da capire chi sarà
chiamato a gestire il Fondo e quale sarà nel nuovo
assetto il ruolo della direzione generale Cinema
del Mibact. Difficilmente prevedibile è infine il
percorso che il ddl avrà in aula. Oggi tutti plaudono all’iniziativa di Franceschini, ma è chiaro che
l’iter è ancora disseminato di difficoltà e trappole.
Esiste infatti in parlamento un partito trasversale, guidato dal piddino Vincenzo Vita, che non
vede di buon occhio il nuovo disegno legge, e che
vorrebbe ripristinare il meccanismo di una tassa
di scopo, soprattutto al fine di colpire gli operatori Over-the-top. Scrive Vita in una nota sul suo
blog: “Sparisce il centro nazionale, viene sostituito il prelievo sui “ricchi” con una quota delle
imposte - la fiscalità generale - a carico dei protagonisti del settore (ma non gli “Over the top”), si
riduce al 15% del totale il flusso verso le opere a
minor certezza di successo. Non meno di 400 milioni di euro in tutto, si dice. Non granché, visto
che oggi affluiscono al comparto circa 240 milioni
(77 dal fondo dello spettacolo e il resto dal tax credit). E varie altre differenze. Naturalmente, con
molteplici (25?) decreti attuativi. Quasi un anno
dopo il governo smentisce di fatto la sua stessa
maggioranza, suscitando amarezza e sconforto
nella quasi totalità delle associazioni interessate
(a cominciare dall’”Anac” e dai “100 autori”),
salvo forse l’organizzazione dei produttori”.
Riuscirà questo partito trasversale, fuori e dentro l’aula, a frenare la riforma, o, peggio, a reintrodurre l’ispirazione al modello francese, che era
alla base della proposta di legge Di Giorgi? Presto
per dirlo. La speranza è che almeno stavolta la sinistra non rovini quanto di buono un ministro di
sinistra ha fatto.
Sara Zanetta