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20 Sondrio
LA PROVINCIA
GIOVEDÌ 18 FEBBRAIO 2016
«Alpeggi a rischio speculazione»
Allarme della Coldiretti. Il presidente Marsetti: «Non vogliamo una gara al massacro sul rinnovo degli affitti»
L’accusa: «Prezzi maggiorati che mettono in ginocchio le nostre aziende per favorire realtà di altre aree lombarde»
STEFANO BARBUSCA
«Alpeggi a rischio speculazione in Valtellina». Quello
che fino a qualche settimana fa
era un sospetto adesso per
Coldiretti è diventato una certezza. Il presidente dell’associazione di categoria, Alberto
Marsetti, non ha dubbi. «Non
vogliamo una gara al massacro
sul rinnovo degli affitti», spiega
riferendosi alla situazione degli
oltre centotrenta pascoli di altura che danno lavoro a più di seicento persone ogni anno.
Gare al rialzo
«Alcuni Comuni hanno deciso
di triplicare i canoni di affitto, altri li hanno quasi raddoppiati
con gare al rialzo che rischiano
di mettere in ginocchio le nostre
aziende di montagna per favorire realtà che arrivano da altre
parti della Lombardia, ma anche
fuori regione, che cercano gli alpeggi per fini speculativi sui
contributi Pac. Così non si può
certo andare avanti: è uno stillicidio di allevamenti che si ritrovano fuori dall’alpeggio dopo
anni di conduzione, senza trascurare il fatto della mancata
produzione di Bitto. Serve
un’iniziativa sovracomunale e
regionale per difendere questo
1 Gli alpeggi
della Valtellina
sono all’80%
di proprietà
dei Comuni
1 «Il timore
è che in alta quota
arrivi solo gente
che guarda
al proprio profitto»
patrimonio di conoscenza, storia, rispetto del territorio e anche posti di lavoro».
Le percentuali
Gli alpeggi della Valtellina sono
all’80% di proprietà dei Comuni, per un 15% sono in mano a
consorzi e il restante 5% di privati. La mappa delle malghe indica che ce ne sono nove a Lanzada e altrettanti in Valdidentro,
sette ciascuno a Tartano, Gerola
Alta, Madesimo e Livigno, sei a
Valfurva, cinque ad Albaredo
per San Marco, quattro ciascuno
a Teglio, Piuro e Val Masino, tre a
testa a Villa di Chiavenna, Berbenno di Valtellina, Bema, Albosaggia, Chiesa in Valmalenco,
Piateda, Torre di Santa Maria e
Grosio, mentre due si contano a
Pedesina, Cosio Valtellino, Cedrasco, Fusine, Montagna in
Valtellina, Tresivio, Grosotto e
Sondalo. I restanti sono distribuiti fra Mello, Novate Mezzola,
Rasura, Rogolo, Samolaco, San
Giacomo Filippo, Talamona, Ardenno, Cino, Delebio, Forcola,
Buglio in Monte, Caiolo, Caspoggio, Chiuro, Ponte in Valtellina, Postalesio, Aprica, Bormio,
Mazzo di Valtellina, Tirano e
Valdisotto. Secondo Coldiretti si
tratta di una rete di presidi naturali che gli agricoltori conservano e curano. «Ma se vengono
strozzati con gare all’ultimo
sangue sui canoni d’affitto, rischiamo che arrivi solo gente
che guarda al proprio profitto,
dimenticandosi quell’amore per
la montagna che è alla base dei
prodotti che nascono in alpeggio, quegli alpeggi che sono il primo baluardo contro il dissesto
idrogeologico delle nostre valli,
come dimostrato anche nel recente passato». In questo periodo per gli allevatori la situazione
è complicata anche in pianura:
con gli attuali prezzi del latte – in
media ci si aggira nel Paese sui
36 centesimi – i margini sono
«Alcuni Comuni - spiega Coldiretti - hanno deciso di triplicare i canoni di affitto»
molto limitati.
Seicento imprese
Le imprese che producono latte
sono circa seicento, dalle più
piccole alle grandi realtà, e la
produzione - secondo alcune
stime del recente passato - si aggira sui 700mila quintali all’anno. Per quanto riguarda i costi di
produzione, si parla di 40 centesimi al litro a livello nazionale,
ma bisogna tenere ben presente
che in montagna si sfiorano i 50,
perché le spese sono molto più
alte rispetto alla Pianura padana. Ecco perché è fondamentale
garantire prezzi ben superiori ai
circa 33 che in vari casi sono stati
pagati nella seconda parte del
2015 alle stalle che non aderiscono al sistema cooperativo.
Le infiltrazioni mafiose
Ecco i dati in Lombardia
Terreni,
cascine,
aziende agricole, immobili vari.
Queste le infiltrazioni mafiose
in Lombardia nel settore agricolo.
È quanto emerge dall’ultimo
Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da
Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare: su 1.266 immobili sottratti alla criminalità organizzata in Lombardia (sui 17.577 tota-
li in Italia), oltre 250 riguardano
beni agricoli con un peso di quasi l’1,6% a livello nazionale.
Se si guarda il numero di immobili sottratti alla mafia, la
Lombardia è sesta a livello italiano dopo Sicilia, Campania,
Calabria, Puglia e Lazio. Mentre
per le 286 aziende sequestrate
dall’autorità giudiziaria in Lombardia (su 3.187 in Italia) quelle
che fanno riferimento al settore
agricolo sono una cinquantina.
In totale sono circa 300 – stima
Proposta per unire
i piccoli comuni
No della Regione
La discussione
Il sottosegretario Nava:
«Un percorso di questo
genere non può essere
imposto per legge da Roma»
Una proposta di legge
per obbligare i comuni piccoli a
fondersi: presentata alla commissione Affari istituzionali
della Camera da 20 parlamentari Pd, stabilisce che il limite
minimo di abitanti perché possa esistere un comune è fissato
in 5mila. I parlamentari sottolineano come la fusione sia «lo
strumento più idoneo per superare l’attuale frammentarietà
dei comuni italiani» e che «la fascia dei comuni tra 5.000 e
10.000 abitanti è quella che
consente una dimensione otti-
Daniele Nava
male»
«La proposta di legge non mi
trova per niente d’accordo per
diverse ragioni», commenta il
sottosegretario alle Riforme
istituzionali, Enti locali, Sedi
territoriali e Programmazione
negoziata della Regione Lombardia Daniele Nava. «Come
ho più volte dichiarato - aggiun-
la Coldiretti Lombardia - i beni e
le attività agricole sottratti alla
criminalità mafiosa, per un valore di oltre 24 milioni di euro.
«Il dato che fa ben sperare –
spiega Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia –
è che tutte le nostre province sono sotto la media nazionale per
quanto riguarda l’Indice di Organizzazione criminale dell’Eurispes, pari al 29,1% a livello italiano, mentre Milano per esempio è al 17,9%, Brescia al 14,9%,
Pavia all’11% o Lodi all’8,6». Per
quanto riguarda le altre province: Sondrio è al 13,8%, Varese al
12,9%, Cremona al 10,3%, Mantova al 9,4, Bergamo al 5,9%,
Monza allo 0,1% e Lecco zero».
ge Nava - sono favorevole a processi di aggregazione che garantiscano efficienza, risparmi e
una migliore qualità dei servizi,
ma un percorso di questo genere deve partire dal basso e non
essere imposto per legge da Roma. Un modello di fusione che
può funzionare in un territorio
di pianura come Cremona o
Mantova può non essere adeguato a un territorio montano
come le valli bergamasche o lecchesi. Una prospettiva come
quella indicata dalla proposta di
legge - sottolinea il sottosegretario - peraltro non tiene conto
della specificità del territorio
lombardo, dove più di due terzi
dei Comuni è sotto i 5.000 abitanti. Se venisse approvata una
norma del genere, l’intero sistema istituzionale lombardo verrebbe stravolto. Regione Lombardia - aggiunge - continua a
favorire processi aggregativi in
grado di produrre risparmi reali
e razionalizzazione dei costi, attraverso il confronto e la condivisione con il sistema delle autonomie. È questo il metodo
giusto, grazie al quale, dal 2011,
oltre 30 comuni hanno già completato il percorso di fusione».