17. rassegna stampa 27 novembre 2014
Download
Report
Transcript 17. rassegna stampa 27 novembre 2014
RASSEGNA
Stampa
27 novembre 2014
SOMMARIO
La Sicilia – Fondi Ue, i rettori si difendono “Non siamo noi le lumache”
GdS – “Matricole” a quattro zampe
Repubblica – Visite veterinarie, vaccini e microchip per i cani randagi dell’Università
GdS – Tre giorni dedicati ad arte e tecnologia
L’Opinione – Italia, il lato migliore nel “South” degli Usa
GdS – Ersu. Albo di esperti a titolo gratuito
Repubblica – Lettere. Io precario all’università e i prof planati dall’alto
Il Sole 24 Ore – La sfida dell’Università con le aule “ovunque”
LiveSicilia – Scuola, Corte europea boccia l’Italia. I sindacati: “Si apre una speranza”
Ufficio Comunicazione Istituzionale - Responsabile per la Rassegna stampa Giusi Inzinna - [email protected]
data
LA SICILIA
pag
i Fatti
27/11/2014
6
Fondi Ue, i rettori si difendono
«Non siamo noi le lumache»
Pignataro: «Ritardi della Regione nel pubblicare i bandi»
MARIO BARRESI
LE CIFRE
«Ritardi». Nella pubblicazione
dei bandi, ma anche nell'iter di avvio e
soprattutto nell'assegnazione delle risorse. «Ritardi» che dipendono dalla Regione e non certo dalle università siciliane. Che si difendono, all'unisono, dall'accusa di essere "lumache" nella spesa
dei fondi europei su ricerca e innovazione: sui 44,1 milioni a disposizione la
rendicontazione è inchiodata al 4,4% con
appena 1,9 milioni, così come documentato - con i dati del Dipartimento regionale alle Attività produttivi, aggiornati al
31 ottobre - da un'inchiesta pubblicata
lunedì scorso sul nostro giornale.
«Spiace dovere ancora rilevare che,
sulla questione dell'utilizzo dei fondi europei, si cerchi di attribuire alle Università responsabilità che non hanno, come
i fatti e i numeri chiaramente dimostrano». Questo il primo commento di Giacomo Pignataro, rettore di Catania e presidente del Crus (Comitato regionale
universitario della Sicilia). Il riferimento
specifico è ai progetti della misura 4.1.2.
A del Po Fesr 2007-2013. Pignataro ricostrituisce l'iter con date precise: «Risalgono a un bando del luglio 2011, la cui
graduatoria è stata approvata nel marzo
del 2012 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale soltanto nel mese di luglio del
2012.1 progetti hanno dovuto poi attendere la registrazione dei decreti alla Corte dei Conti e hanno potuto avere formale avvio soltanto ad ottobre 2012». Tutti
tranne uno: «Il progetto "MedneMa" che
- precisa il rettore catanese - non per responsabilità delle Università, ha avuto
avvio un anno dopo, a ottobre 2013». Tirando le somme: «A fronte di una durata formale del progetto di 36 mesi, le durate effettive dei progetti sono state contratte tra i 14 e i 27 mesi, a causa dei ritardi con cui sono stati formalizzati i decreti di assegnazione delle risorse, che
hanno dato l'avvio formale ai progetti».
CATANIA.
MILIONI
fondi europei
a disposizione
1
MILIONI
è ferma la
rendicontazio
ne, ovvero
appena il 4,4%
«Ma non è tutto! », sbotta il presidente del Crus. Perché «le prime anticipazioni sono state accreditate soltanto nel
mese di gennaio 2013,-per uno dei quattro progetti, nel mese di marzo 2013 per
altri due progetti e, per l'ultimo, nel mesedi maggio 2014». E dunque: «In considerazione dell'impossibilità per le Università di poter anticipare somme cospicue, anche perché sbilanciata nelle anticipazioni verso la stessa Regione per circa 20 milioni di euro, peri contratti delle Scuole di specializzazione medica,
«Tutte le spese nelle
quattro Università
sono concentrate su
investimenti
Non esiste tecnologici»
44
alcun
timore che
le somme
possano
non essere
spese
smamtair•vt-~P5n
44
Gli atenei
hanno
realizzato
tanti
progetti.
Evitare
sprechi
questo ritardo nel versamento delle
somme anticipate ha ridotto ulteriormente il tempo di effettiva realizzazione
della spesa».
Fin qui la ricostruzione sull'iter. Ma
Pignataro si spinge oltre: «Ciò nonostante, gli Atenei hanno messo in essere tutte le azioni che, nonostante le procedure complesse che governano le forniture e gli appalti pubblici del nostro
Paese, hanno consentito di avere impegni vincolanti (cioè spesa per la quale è già in corso la procedura di realizzazione, essendo esperiti i bandi di gara o,
addirittura, con contratti in corso di
esecuzione, ai quali seguirà l'erogazione
delle somme ai fornitori nel giro di qualche settimana, ndr), che già oggi e, quindi, entro i131 dicembre 2014, sono pari
al target di spesa fissato dalla Regione
per quella data».
I rettori siciliani sgomberano dunque
il campo dalla paura più grave: «Non
esiste, allo stato attuale, alcuna preoccu-
pazione che le somme possano non essere spese nel termine del 30 giugno
2015». E in particolare, sulla certificazione della spesa («che è in capo alla Regione e le Università sono state sempre
pronte a fornire tutti i chiarimenti necessari relativamente a• tutta la spesa
realizzata») Pignataro è tranchant: «I ritardi non sono certamente imputabili
agli Atenei».
Il Crus sottolinea l'importanza dei progetti in campo: «Tutta la spesa che si sta
realizzando nei quattro Atenei siciliani è
di grande utilità per la nostra regione, in
quanto non si disperde in mille rivoli
ma è concentrata su investimenti tecnologici che potranno consentire alla Sicilia anche di avere una base di partenza
importante per la programmazione
2014-2020, se soltanto si potesse finalmente discutere di queste cose». E indirettamente arriva la risposta alla disponibilità di "pronto intervento" manifestata dal presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, Luigi Nicolais, al governatore Rosario Crocetta. Che però
non ha risposto all'invito. «Proprio in ragione di ciò che, pur in tempi ristretti, le
Università siciliane hanno realizzato, ci
sono, al pari del Cnr, tanti progetti cantierabili che siamo pronti a presentare
alla Regione. Non è attraverso la separazione tra gli attori della ricerca sottolinea Pignataro - che i futuri fondi europei
saranno spesi bene: al contrario, occorre integrazione per evitare sprechi e duplicazioni».
La dichiarazione di guerra (ma accademicamente soft) delle Università si
materializza infine nell'utlimatum alla
Regione: «Cogliamo l'occasione per un
appello a concludere un lavoro che va
avanti ormai da troppo tempo, almeno
un anno e mezzo, sull'impiego delle risorse del Fondo Giovani e della Sovvenzione Globale: le Università hanno presentato più volte proposte per un loro
immediato utilizzo. Cosa si aspetta ancora? ».
twitter: @MarioBarresi
Università degli studi di Palermo —Servizio Stampa
27/11/2014
data
Giornale di Sicilia
pag
15
Cronaca di Palermo
CANI. Al via all'Università un progetto pilota destinato a mappare i randagi presenti in città. I primi dotati di chip e collare sono due storici «ospiti» di viale delle Scienze
- -11111~11W
!
Uno detrandagi
«reclutati»
dall'Università
pwri. «1«95,91.91fflam..«
deStinattiMealizgare
una n'atei:4ra dei cani ,
in.tutta tittà
U iF
itì:
•,2,. :
. „,
../
7.....
...,
■ ••,,..;', • 1....1$3/4.
,
L.-:‘ ,-:-;
■• . 5.:
,•• .
A
For
7.,
- 0.
,,,,.".
frag'"--•
'é,i'
'''''''
,.,:..:-
r
t
.
i,"'A
"
- ,
II
Pi‘
40.
.,-...
• ,....t.,...yu.
:•1„,
9 :.
,:;'.';';',.;',
...n-4,- .
,,,:' ": , f9,- .';,.,.
7
•:-..
l';', ,
Giornale di Sicilia
data
pag
Cronaca di Palermo
Accordo traAteneo, Comune e
Asp. In un primo momento saranno «registrati» una dozzina di randagi che circolano tra i padiglioni
della Cittadella universitaria.
Prossimo step, il Policlinico
Alessandra Turrisi
m•s Adesso anche loro sono «immatricolati» contanto dilibretto (il microchip sottocutaneo) e tesserino di riconoscimento (un collare blu con su
scritto Unipa). I cani della Cittadella
universitaria, per anni temuti, soprattutto se in branco, da studenti e docenti, ma anche amati e coccolati con bocconcini prelibati di pizzette e arancine, acquisiscono diritto di cittadinanza in viale delle Scienze. Una dozzina
circa circoleranno tra i padig,lioni universitari con un collare ben riconoscibile, che servirà a tranquillizzare coloro che incontreranno: la fascetta blu
accerterà la non aggressività dell'animale, ma anche il buono stato sanitario, sterilizzazione e vaccinazioni già
effettuate. È la sostanza dell'intesa siglata ieri in viale delle Scienze dall'Ateneo, dal Comune e dall'Asp, presenti
anche il nucleo cinofili della polizia
municipale e l'associazione carabinieri volontari, che dà il via a un progetto
pilota destinato a mappare i randagi
presenti in città. Un piccolo passo in
avanti, in un momento in cui il canile
municipale scoppia (250 animali in
via Tiro a segno e 200 all'ex macello,
mentre il Comune paga da mesi 3,80
euro al giorno per ciascuno dei 200 cani affidati ad altre strutture) in attesa
di lavori di ristrutturazione che sembrano non cominciare mai e dalle periferie continuano ad arrivare segnalazioni di aggressioni.
I primi due cani a essere dotati del
collare blu con la scritta «Università
degli Studi di Palermo» sono Attak e
Calzini, due randagi "storici" di viale
delle Scienze, assolutamente innocui
ma spesso motivo di preoccupazione
da parte degli studenti, amati e curati
dai volontari animalisti capeggiati da
Agostina Barone, docente universitaria in pensione.
«Grazie all'amministrazione comunale e alle associazioni. Abbiamo voluto dare applicazione alla legge 15 del
2000. Mi sono reso conto che era necessario farla diventare applicativa e
ho subito interpellato le associazioni spiega il rettore Roberto Lagalla -. Il
ruolo dell'amministrazione comunale è assolutamente centrale, perché
occorrerà il suo intervento per il prelevamento degli animali. L'obiettivo è
quello di giungere a una sorta di carta
di identità dell'animale. I cani tracciati, sani e non aggressivi, saranno tenuti dentro il campus universitario. Presidieranno il territorio, limitando anche l'afflusso di cani esterni non tracciati». Il prossimo step naturale sarà il
territorio del Policlinico universitario,
dove da anni è segnalata la presenza
di branchi di randagi che vanno monitorati. Anche per l'assessore comunale ai Diritti degli animali, Francesco
Maria Raimondo, «è fondamentale localizzare e riconoscere i cani che sono
stati trattati e vivono all'interno di un
luogo senza impaurire nessuno».
27/11/2014
15
LE STATISTICHE
Le stime parlano
di circa io mila
esemplari in giro
Le stime ministeriali parlano di
io mila randagi in giro per le strade
cittadine, «ma non riesco a capire come abbiano questi dati, visto che nessuno li ha mai contati». Paolo Giambruno, direttore del dipartimento Prevenzione veterinaria dell'Asp, è la memoria storica della difficile gestione dei
cani senza padrone a Palermo. «Due
anni fa e quest'anno, abbiamo fatto
una mappatura scientifica della prima
circoscrizione e abbiamo riscontrato la
presenza di circa 500 cani, con un margine di errore di do - racconta Francesco Francaviglia, responsabile dell'unità operativa Igiene urbana dell'Asp
all'interno del canile municipale-. Ma
qui è presente il cane di quartiere, che
artigiani, bar, commercianti conoscono e accudiscono. Nelle periferie la
cosa è ben diversa». L'obiettivo dell'amministrazione comunale e dell'Asp è quello di immettere sul territorio gli animali controllati e microcippati, secondo quanto prevede la scarsamente applicata legge regionale 15 del
z000, «anche perché non ci sono canili
sufficienti a contenere la popolazione
canina». «Certamente questa legge è
stata una svolta dopo tanti anni di applicazione di una normativa "nazista"
che prevedeva la gasatura dei cani che
venivano prelevati - spiega Giambruno -. Ma una delle difficoltà maggiori è
il controllo. Ci auguriamo che nei tanti
disegni di legge di modifica presentati
all'Ars si tenga conto dell'importanza
della rintracciabilità». AL. Tu.
Università degli studi di Palermo —Servizio Stampa
LA REPUBBLICA
data
pag
Palermo
27/11/2014
V
•
voiramTvA
Visite veterinarie vaccini e microchip
peri cani randagi dell'Università
, .
L'UNIVERSITÀ, in collaborazione con il Comune e con l'Asp, avvia
un progetto pilota di mappatura dei cani randagi: l'iniziativa
-- "Sempre amico se mi rispetti" — è stata presentata ieri. Si
svilupperà all'interno della cittadella universitaria: i cani che
abitano dentro al campus verranno prelevati, microcippati,
controllati dal punto di vista sanitario, vaccinati e infine
riportati in via Rasile. «L'obiettivo è quello di giungere a una
sorta di carta di identità dell'animale — dice il rettore Roberto
Lagalla — I cani tracciati potranno continuare a vivere dentro
al campus universitario, ovviamente quelli sani e non
aggressivi, e indosseranno un collare blu con la scritta Unipa».
Università degli studi di Palermo —Servizio Stampa
Giornale di Sicilia
data
pag
Cronaca di Palermo
27/11/2014
29
«SMART CITY ITALIA». Tappa in città per la manifestazione con mostre, dibattiti e concerti nel centro storico
Tre giorni dedicati ad arte e tecnologia
•so L'arte a supporto della tecnologia e viceversa, in nome di una città
veloce, scattante, multifunzionale,
che guarda smaccatamente al futuro.
Sembra qualcosa che con Palermo
non abbia molto a che fare, eppure è
il capoluogo ad ospitare il progetto
«SmART City Italia», una tre giorni organizzata da Energia Media in collaborazione con il Comune, sostenuta
da Università, Consorzio Arca, Movimento di Resilienza italiana, Confindustria, Smart Planning Lab Orestiadi e Dimora OZ.
Un programma integrato tra dibattiti, mostre, arte e cultura in vari luoghi del centro storico. Durante il giorno, tra Università e Orto Botanico, si
parlerà di cultura e tecnologia per il rilancio del Paese, di città intelligenti e
nuovi servizi, efficienza e competitività delle imprese siciliane. Che cerca-
no di fermare l'emorragia di giovani
verso luoghi di lavoro e di vita più a
misura d'uomo. «Una città intelligente è fatta di cultura e dialoga con i cittadini - spiega Maurizio Carta, direttore dello Smart Planning Lab L'iniziativa nasce dalla collaborazione di
più soggetti che già lavorano sull'intelligenza urbana. Una città come Palermo non riuscirà mai ad affrontare i
suoi problemi da singoli punti di vista, ma solo con il contributo di tutti».
Sarà allestito un «Arca Village» in
piazza Bologni per la presentazione
di soluzioni tecnologiche e nel bookshop di Palazzo Riso si inaugurerà la
collettiva «Smart Riso. Reti di Resilienza», opere di artisti Mark Art, William Marc Zanghi e Nicola Pucci; pói
l'installazione OR-I-014 di Gan.dolfo
David da Dimora OZ, luce e musica di
Cinzia Garofalo e Mario Cripi a Palazzo Affiata, da sabato. Musica domani
coni concerti di Gianni Gebbia e Diego Spitaleri a Palazzo Belmonte Riso
e del trio Urso, Munafò e Cultreri in
piazza Bologni, tra domani e sabato.
Sempre sabato party invia Chiavettieri con Rise Beatbox dj Nicastro e le
sue sperimentazioni in consolle.
Oggi all'Orto Botanico il sindaco
Orlando lancerà il premio «Palermo
Smart City», per giovani dottorandi
per il progetto più interessante.
«Smart City mira a far comprendere
che in Sicilia esistono centinaia di luoghi intelligenti e innovativi - spiega
Orlando - che devono mettersi in rete
e contagiare i territori vicini. La nostra identità non deve essere un fortino da difendere, ma un'opportunità
per crescere e costruire un futuro migliore». (SIT) SIMONETTA TROVATO
Maurizio Carta
Università degli studi di Palermo — Servizio Stampa
Italia, il lato migliore
nel “South” degli Usa
di Umberto Mucci
27 novembre 2014POLITICA
Chi conosce l’America superficialmente non immaginerebbe mai quanto interesse ci sia nel sud degli Stati Uniti per l’Italia, ma
soprattutto quante cose interessanti per noi che viviamo nello stivale succedano in quell’area, con un punto focale in Texas, Stato
tra i più ricchi e in crescita da ogni punto di vista.
Il prossimo 6 dicembre, ad esempio, si terrà a Houston la decima edizione della Conferenza dei ricercatori italiani nel mondo: un
importantissimo appuntamento pieno di personalità e contenuti che rendono onore al nostro Paese. Parliamo di questo e dell’Italia
nel sud degli Stati Uniti con il nuovo Console Generale Italiano per questa circoscrizione consolare, Elena Sgarbi, che rinnova la
bella tradizione che vede l’Italia rappresentata istituzionalmente negli Stati Uniti da bravi e giovani diplomatici, perfettamente in
grado di interpretare il ruolo fondamentale che hanno nei rapporti tra l’Italia e le aree oggetto dei diversi Consolati.
Console Sgarbi, lei è da poco stata nominata Console Generale Italiano a Houston: il territorio di sua competenza comprende
oltre al Texas anche la Louisiana, l’Oklahoma e l’Arkansas. Qual è l’impressione di queste prime settimane?
Ovviamente in poche settimane non ci si può fare un’idea precisa e completa di dove ci si trova. Certamente l’impressione che ho
ricevuto fin dal primo istante è stata estremamente positiva: quella della circoscrizione consolare di Houston, e in particolare
quella del Texas, è una realtà molto, molto dinamica, piena di energia, dove si respira entusiasmo e fiducia nel futuro. Un luogo
dove ovunque si guardi si nota che sono avviate nuove costruzioni; dove ogni giorno arrivano migliaia di lavoratori da ogni parte
degli Stati Uniti e del mondo, grazie alla grande crescita dell’economia che si sta registrando; dove la vita culturale è molto
intensa, la comunità internazionale ampia, con personalità di alto profilo e background interessanti, e la realtà estremamente
variegata, per quello che ho potuto finora vedere.
C’è spazio per il Made in Italy in Texas e negli altri Stati di pertinenza del Consolato da lei guidato? Quali sono i settori più
interessanti, oggi e anche in prospettiva futura?
Al momento, la nostra presenza è maggiore in Texas che negli altri Stati. Come dicevo, questa parte degli Stati Uniti sta vivendo
un momento di straordinaria crescita economica. Ovviamente il motore trainante di tale crescita è il settore dell’oil and gas: la
cosiddetta shale revolutionsta veramente cambiando tanti parametri, e non solo qui.
Al settore dell’oil and gas, il settore primario di interesse anche per molte compagnie italiane, si aggiungono quelli ad esso
collegati indirettamente, tra cui chimica e meccanica. Ma forte interesse c’è anche nel settore dell’aerospazio, delle
biotecnologie e dell’high-tech, che è particolarmente concentrato nella zona di Austin, definita da alcuni “Silicon Hills”, con
riferimento alle colline che circondano la città. Quindi, esistono settori all’avanguardia estremamente interessanti che rendono
questa parte del mondo molto appetibile per le realtà economiche italiane. Inoltre il Texas è anche un mercato con un alto potere
d’acquisto, per cui potenzialmente di grande interesse per l’esportazione del Made in Italy più in generale: quindi anche
l’agrifood, moda, design e tutti gli altri comparti più tradizionali del nostro export. E’ decisamente un nuovo mercato a cui
puntare, meno conosciuto di altri ma in grandissima espansione. Tra l’altro, uno dei vantaggi di Houston è anche la posizione
geografica, che la rende un perfetto hub per collegamenti sia con il Nord America (arrivando fino al Canada) che con il Centro e il
Sud America. Questo è un sicuro vantaggio che molte aziende già oggi stanno considerando.
La comunità italoamericana sul territorio: quanti sono? Sono distribuiti un po’ ovunque, o principalmente concentrati in una
zona?
Ce ne sono in tutti gli Stati che rientrano nella nostra circoscrizione. Non abbiamo numeri precisi sulla comunità italoamericana,
perché molti che magari sono di origine italiana ma non hanno la nostra cittadinanza non sono registrati nei nostri database e
quindi non rientrano nelle nostre statistiche. Certamente parliamo di numeri alti.
Per quel che riguarda invece la collettività italiana registrata presso il Consolato, i numeri sono di circa 8.000 nei quattro Stati, di
cui circa 7.000 in Texas, con un forte incremento delle iscrizioni registrato negli ultimi anni. Houston (insieme alle sue zone
limitrofe) è l’area dove maggiormente si concentra la presenza italiana; gli altri punti di maggiore concentrazione sono l’area di
Austin, College Station, San Antonio, Dallas e Fort Worth. Un altro migliaio di connazionali invece sono sparsi appunto tra
Louisiana, Arkansas e Oklahoma, con una presenza in Louisiana maggiormente concentrata su New Orleans e in parte Baton Rouge.
Esiste qualche luogo che ha avuto particolare importanza per i nostri connazionali arrivati negli Stati della sua circoscrizione
consolare? Essendo arrivata da molto poco, non ho ancora avuto modo di conoscere nel dettaglio la realta’ della circoscrizione
consolare, che è davvero estesa. Dal punto di vista storico, tuttavia, vengono alla mente due località molto significative per la
presenza italiana in questa parte degli Stati Uniti.
La prima è New Orleans, dove si è concentrato per lungo tempo l’arrivo dei nostri connazionali in quest’area del Paese e dove
ancora adesso una collettività, che non è numerosissima ma è molto attiva, ha una presenza che si registra anche a livello fisico
attraverso l’esistenza di una Piazza Italia, che ospita eventi, concerti e manifestazioni di vario interesse.
La seconda è Galveston, l’altra località dove si è concentrata inizialmente la presenza italiana fino all’uragano che ha colpito la
città nel 1900, evento dopo il quale si è dispersa sul territorio.
A proposito di nuovi italiani da poco emigrati in America, siamo rimasti impressi dal gala organizzato lo scorso agosto
dall’Italian Cultural & Community Center di Houston: non è cosa di tutti i giorni vedere premiati ben 21 scienziati e medici
italiani di grande successo che operano in un solo Stato. Ce ne sono altri, in altri settori, nella zona di sua competenza?
Certo. Anche io sono rimasta profondamente colpita dalla presenza di scienziati, ricercatori di primo livello in questa
circoscrizione consolare: credo veramente che quella che registriamo qui a Houston sia una realtà straordinaria.
Lei citava il Gala organizzato dall’Italian Cultural & Community Center con la premiazione di ben 21 scienziati e medici. Tenga
presente che questo numero, per quanto considerevole, non è comunque esaustivo, essendovi nella circoscrizione anche altri
esponenti della comunità medica italiana di straordinario livello internazionale.
Al di fuori del settore medico abbiamo poi scienziati e ricercatori in altri settori, come l’aerospazio, la biologia, la bioingegneria,
le biotecnologie, la chimica, la fisica, la tecnologia informatica, l’ingegneria, la genetica … insomma una presenza estremamente
qualificata, che ci fa molto onore.
Si tratta di scienziati e ricercatori che operano in gran parte nel Texas, ma non solo: ve ne sono, infatti, anche in Louisiana, in
Oklahoma e in Arkansas: una presenza italiana di straordinario livello che vogliamo celebrare anche attraverso la decima edizione
della Conferenza dei ricercatori italiani nel mondo, che come sa si terrà a dicembre.
La ringrazio, ha anticipato la domanda successiva … la conferenza si terrà il prossimo 6 dicembre. Ce ne parla?
È una iniziativa che viene organizzata ogni anno dal Comitato degli Italiani all’estero (COMITES) della circoscrizione consolare di
Houston, in collaborazione con il CTIM e con il patrocinio del Consolato Generale. Lo scopo e lo spirito è quello di avvicinare i
cittadini alla ricerca scientifica per evitare quella che, tradizionalmente, è una contrapposizione tra cultura umanistica e
scientifica, nonché per far conoscere sempre di più il contributo italiano in questo settore così importante per lo sviluppo delle
nostre società. Questo spirito di apertura quest’anno sarà se possibile ancora più accentuato: vorremmo veramente che il 6
dicembre fosse un open day, aperto a tutte la comunità scientifica e non, non solo una giornata per gli addetti ai lavori.
Quest’iniziativa prevede la partecipazione di personalità di spicco in vari campi: medicina, scienze biomediche, fisica, ingegneria,
aerospazio, geologia ma anche studi umanistici. Quest’anno in particolare verrà presentata ed evidenziata la collaborazione che è
nata tra la University of Texas Medical Branch di Galveston e l’Università di Palermo. Insieme hanno realizzato un progetto di alta
formazione ed un dottorato di ricerca internazionale in biomedicina e neuroscienze, un percorso interessantissimo.
Sempre il 6 dicembre ci sarà l’intervento del presidente della Drillmec, Brando Ballerini. La Drillmec è una società del gruppo
TREVI, che presenterà il ruolo della società e dei suoi ingegneri nel salvataggio della Costa Concordia: un progetto enorme, al
centro dell’attenzione mondiale, che ha impegnato un partenariato tra società americane e italiane. Ci sarà anche un
collegamento con il Laboratorio-Osservatorio Internazionale PIRAMIDE, che si trova a oltre 5.000 metri di quota sul versante
nepalese del Monte Everest: un gioiello italiano universalmente riconosciuto per la scienza e lo studio ad alta quota. Verrà dato poi
spazio anche alle giovani leve della ricerca: ci sarà un fisico romano del dipartimento di Ingegneria Elettronica ed Informatica
dell’Università del Texas, ad Austin, che presenterà il suo progetto relativo al mantello dell’invisibilità. Credo che susciterà un
grande interesse.
Inoltre avremo la fortuna di avere ospiti eccellenti tra cui l’oncologo Antonio Giordano e l’ingegnere Renato Giordano, che ha
avuto un ruolo chiave nello sviluppo della tecnologia di posizionamento globale, il famoso GPS: credo che pochi sappiano che
nell’ambito del GPS l’Italia ha giocato un ruolo rilevante grazie a lui.
Infine avremo con noi l’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi, che consegnerà il premio letterario “Scrivere la nuova
Europa, editoria italiana, autori e lettori nell’era digitale”alle migliori composizioni fatte dagli studenti delle scuole medie
inferiori e superiori in lingua italiana in Texas. Un progetto molto importante, sponsorizzato ogni anno dal COMITES, che mira a
sviluppare e a premiare lo studio dell’italiano nella nostra circoscrizione consolare, ovvero uno dei principali obiettivi della rete
consolare Italiana negli Stati Uniti.
Giornale di Sicilia
I
data
pag
Cronaca di Palermo
27/11/2014
17
O Ersu
Albo di esperti
a titolo
gratuito
*so Il presidente dell'Ersu, Alberto
Firenze, ha deliberato di redigere un
«Albo di esperti a titolo gratuito». Gli
interessati dovranno far pervenire dichiarazione di disponibilità a collaborare a titolo gratuito, curriculum vitae, descrizione sintetica delle attività per le quali s'intende collaborare.
L'istanza dovrà pervenire entro le
ore 14,00 del 9 dicembre 2014 (via
mail e/o PEC, agli indirizzi:direzione@
ersupaiermo.govit e/o direzione@
pec.ersupalermo.gov.it).
Università degli studi di Palermo —Servizio Stampa
LA REPUBBLICA
data
pag
Lettere
Io, precario all'università
e i prof planati dall'alto
Un precario
Firenze
IO dal farmacista: «Mi dà per favore uno sciroppo per la tosse?». «Ecco, ne ha bisogno,
questi sono mali professionali». «No... è una
tosse da frescata». «Ma come, non insegna
all'università?». «Sì, una volta». Ieri ho dovuto spiegare perché non insegno più all'università di Firenze. In silenzio ho accettato
di non partecipare a concorsi, non ho preteso il mio nome su testi in cui c'era la mia mano. Dopo 15 anni, ho avuto il ben servito.
Grazie ai concorsi a livello nazionale, qualcuno era più preparato di me. Insegnavo Urbanistica e conosco benissimo il mio territorio, la Toscana. Vengo "stoppato" perché la
27/11/2014
32
mia esperienza è priva dei principi dei bandi: le smisurate bibliografie ( potrei annoverare mie cose fatte a nome d'altri ) , i convegni ( sono sempre gli stessi che se le cantano
e suonano) e nessun riferimento all'esperienza didattica ( chiedete a un docente ordinario quante volte è presente alle lezioni
del suo corso). Si fanno planare docenti dall'alto che hanno l'interesse di far carriera e
si auto-escludono dall'esperienza didattica
che compete ai precari come me.
Università degli studi di Palermo —Servizio Stampa
La sfida dell’università con le aule «ovunque»
di Marco Magnani
24 Novembre 2014
In Italia esistono 96 università (comprese undici telematiche) con corsi attivati in almeno 200 sedi: quasi il doppio
dei capoluoghi di provincia. Ogni città, negli ultimi vent'anni, ha preteso di avere l’università, la fiera, l’aeroporto,
nell’illusione di diventare un polo importante in grado di attrarre investimenti. Hanno invece spesso accumulato
perdite, in assenza di massa critica e di economie di scala. I giovani, quasi prolungando il liceo, hanno creduto di
acquisire competenze elevate e lauree spendibili sul mercato del lavoro, restando in casa dei genitori ben oltre l’età
media dei coetanei europei e americani. L’impatto negativo sulla mobilità fisica e sociale è sotto gli occhi di tutti.
Il colpo di grazia all’ormai insostenibile università sotto casa potrebbe paradossalmente arrivare dall’università
ovunque, con i Mooc gratuiti. I Massive Open Online Courses sono accessibili con estrema facilità e la loro offerta
si adatta rapidamente alla domanda del mercato. La diffusione è stata impressionante. Dopo un corso
sull’intelligenza artificiale offerto dall’Università di Stanford a fine 2011, seguito da 160mila utenti, il fenomeno è
esploso, con migliaia di corsi e milioni di utenti oggi nel mondo. La crescita stimata per i prossimi cinque anni è del
60% l’anno.
Come in altri settori, anche nell’istruzione universitaria e post-universitaria è in atto un fenomeno di
polarizzazione. Da una parte le top school sempre più esclusive, costose e inaccessibili ai più: un solo anno a
Oxford e Cambridge o nelle Ivy League americane come Harvard, Yale e Princeton costa almeno 50mila dollari.
All’altro estremo la rivoluzione dei Mooc, che mette in pericolo migliaia di università senza il prestigio, gli
insegnanti, le infrastrutture delle top school. Negli Stati Uniti c’è chi sostiene che i Mooc uccideranno le università
tradizionali di fascia media e medio-bassa. Forse si tratta di un’esagerazione, ma cresce la pressione sulle
università pubbliche, perché accettino i crediti dei corsi completati online, e l’American Council on Education fa
aperture in questa direzione.
La sfida riguarda anche le università italiane. Nulla esclude che atenei americani, inglesi o coreani aprano “filiali”
in Italia per offrire corsi di qualità a costi sostenibili. La didattica universitaria sarebbe rivoluzionata e non tutte le
università tradizionali sopravvivrebbero. Come sempre accade, i grandi cambiamenti sono fonte di rischi, ma
anche di opportunità, a patto che le si sappia cogliere. Un’opportunità senza precedenti si presenta a milioni di
giovani dei Paesi in via di sviluppo, che non avrebbero alcuna possibilità di accesso allahigher education. Ma anche
le università italiane hanno diverse opportunità, se sapranno adeguarsi alla novità senza subirla: dalla riduzione
dei costi all’ampliamento del bacino di utenza, sia geografica che per fasce d’età. I Mooc sono infatti
particolarmente adatti alla formazione permanente (il cosiddetto life long learning) di professionisti, dipendenti
pubblici e privati, persone in fase di ricollocazione nel mondo del lavoro. E su certi temi l’Italia può essere leader.
Sda Bocconi ha appena lanciato un Mooc su moda e lusso, raccogliendo in pochi giorni oltre 20mila iscrizioni da
157 Paesi.
I corsi online rappresentano solo una delle tante sfide dell’università, dal collegamento con le imprese nel campo
della ricerca, alla capacità di attrarre risorse private, studenti e docenti dall’estero, attraverso la trasparenza delle
carriere e il riconoscimento del merito. L’università italiana deve decidere se vuole confrontarsi seriamente con i
processi d’innovazione radicale, in atto nelle università del mondo sviluppato. Ridurre il numero delle sedi è un
passo importante per prepararsi alle nuove sfide, concentrando risorse, eliminando sprechi e spingendo i giovani
ad andare a studiare fuori sede.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Scuola, Corte europea boccia l'Italia
I sindacati: "Si apre una speranza"
Giovedì 27 Novembre 2014 - 09:39
"La normativa italiana sui contratti a tempo determinato è contraria al diritto dell'Unione". La sentenza
potrebbe aprire le porte al grande esercito dei precari, molti dei quali siciliani.
ROMA - "La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto
dell'Unione. Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato", è
quanto scrive la Corte di giustizia europea nella sua sentenza odierna. Una sentenza che è destinata ad aprire le porte al grande
esercito dei precari, molti dei quali siciliani.
La sentenza della Corte Ue risponde al quesito posto (con rinvio pregiudiziale) dalla Corte costituzionale e dal Tribunale di Napoli "se
la normativa italiana sia conforme all'accordo quadro dell'Ue sul lavoro a tempo determinato e, in particolare, se quest'ultimo consenta
il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili, in attesa dell'espletamento delle
procedure concorsuali per l'assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, senza la previsione di tempi certi per l'e spletamento dei
concorsi ed escludendo qualsiasi risarcimento del danno subito a causa di un siffatto rinnovo". La questione trova la sua origine nelle
cause presentate da un gruppo di lavoratori precari assunti in istituti pubblici come docenti e collaboratori amministrativi in base a
contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione. Questi hanno lavorato durante periodi differenti, fermo restando che
non sono mai state impiegate per meno di 45 mesi su un periodo di 5 anni. Sostenendo l'illegittimità di tali contratti, detti lavoratori
hanno chiesto giudizialmente la riqualificazione dei loro contratti in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la loro immissione in
ruolo, il pagamento degli stipendi corrispondenti ai periodi di interruzione tra i contratti nonché il risarcimento del danno subito.
Secondo i giudici di Lussemburgo la normativa italiana non prevede alcuna misura diretta a prevenire il ricorso abusivo
ad una successione di contratti di lavoro a tempo determinato.La Corte Ue evidenzia come "l'accordo quadro sul lavoro a tempo
determinato non ammette una normativa che, in attesa dell'espletamento delle procedure concorsuali dirette all'assunzione di personale
di ruolo delle scuole statali, autorizzi il rinnovo di contratti a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti
e di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l'espletamento delle procedure concorsuali ed
escludendo il risarcimento del danno subito per tale rinnovo". Inoltre la legge italiana "non prevede criteri obiettivi e trasparenti al fine
di verificare se il rinnovo risponda ad un'esigenza reale, sia idoneo a conseguire l'obiettivo perseguito e sia necessario a tal fine". E "non
contempla neanche altre misure dirette a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo a tali contratti". Trattandosi di un rinvio
pregiudiziale, e cioè di quel meccanismo che consente ai giudici degli Stati membri di interpellare la Corte in merito all'interpretazione
del diritto dell'Unione, la Corte non risolve la controversia nazionale. Spetta infatti al giudice del Paese Ue risolvere la causa
conformemente alla decisione della Corte europea.
Flc-Cgil, sentenza apripista, dà speranza
La sentenza della Corte di Giustizia Europea "è destinata a fare da apripista e dare una speranza alle centinaia di migliaia di precari che
da anni coprono posti vacanti facendo funzionare le scuole, gli enti di ricerca, le università e tutte le pubbliche amministrazioni". Lo
afferma Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil. "Renzi non può più sostenere che il sindacato difende i garantiti!
Finalmente - osserva il sindacalista - le ragioni dei precari, stabilità del lavoro e equa retribuzione, sostenute dalla Flc-Cgil anche in
migliaia di ricorsi sono state riconosciute alla luce del sole. Adesso sfidiamo il Governo a dare immediata attuazione alla sentenza
stabilizzando tutti i precari e non solo quelli iscritti nelle graduatorie a esaurimento. Ma non ci fermiamo qui. Stiamo chiedendo che
nelle elezioni nel pubblico impiego delle Rsu di marzo ai precari venga riconosciuto il diritto a candidarsi e a votare". "Nel rinnovo dei
contratti nazionali - aggiunge Pantaleo - rivendicheremo uguali retribuzioni e diritti tra lavoratori precari e a tempo indeterminato. La
Flc-Cgil vuole unire il mondo del lavoro e per queste ragioni continueremo a lottare per cancellare il precariato. Invece il Governo Renzi
con il Jobs Act allarga la precarietà e riduce il lavoro a merce per rispondere agli interessi delle imprese e dei poteri forti. La sentenza
della Corte di giustizia europea rafforza le ragioni dello sciopero generale del 12 ottobre".
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultima modifica: 27 Novembre ore 09:40