1 - Federazione Trentina della Cooperazione

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Transcript 1 - Federazione Trentina della Cooperazione

COOPEUAIiONE
Per
i dopo-Schelfi in pole
?
c è 11 nome di Dalpalù
I TRENTO
Ormai sembra certo che l'ambita poltrona di presidente della Cooperazione trentina andrà all'attuale presidente del
Sait e della Finanziaria della
Cooperazione Renato Dalpalù, unico candidato che ha dato la disponibilità a sostituire
Diego Schelfi ormai giunto alla
fine del suo quarto mandato e
soprattutto unico candidato ritenuto - dal mondo cooperativo - in grado di gestire la complessa macchina della Cooperazione trentina.
Il passaggio formale dovrebbe arrivare il prossimo 23 febbraio quando Diego Schelfi
proporrà al consiglio di amministrazione della Federazione
proprio il nome di Dalpalù.
Nessuno sfidante per il presidente del Sait? In realtà degli
sfidanti (di pura facciata) dovrebbero esserci. Pare infatti
deciso che presenteranno la
propria disponibilità anche altri componenti del cda della
Renata Dalpalù
Cooperazione, ovvero Luca Rigotti, Michele Odorizzi ed Ermanno Villotti.
La Federazione delle Cooperative rappresenta circa 500 realtà sparse sul territorio. Dalpalù, da presidente Sait, ha
sempre mantenuto una linea
fedele allo spirito cooperativo
e in sostanziale sintonia con il
presidente Schelfi del quale, a
questo punto, appare come il
naturale sostituto. Vedremo il
23 febbraio.
Pag. 6
Quei 33 istituti con crediti malati sopra il 20%
itti Per anni, nel lessico comune,
sono state una sorta di isola felice. Piccole, piccolissime banche
spesso comunali o sovracomunalichepresidiavano il territorio
fornendo credito all'economia
locale. Ora la lunga recessione
italiana ha scalfito, e non da ieri,
quel modello della banca di credito cooperativo, banca locale
solida e virtuosa e immune dai
contraccolpifìnanziari.Nonèun
caso che tra le sedici banche
commissariate in Italia, ben la
metà siano banche di credito cooperativo. Non solo, secondo
un'analisi del Sole 24 Ore sui dati
di bilancio al 2013 elaborati dall'Ufficio studi di Mediobanca,
eranoben33leBcc(veditabella a
fianco) su oltre 300 censite a mostrare afinedel 2013 un livello di
crediti malati preoccupante per
la stabilità degli istituti. Una Bcc
su dieci di fatto aveva afinedel
2013 crediti malati (sofferenze,
incagli e ristrutturati) superiori
al 20% dell'intero portafoglio
crediti. Un livello di guardia. Basti pensare che tutte le grandi
banche italiane in gravissima crisi (da Mps, aCarige, all'Etruria, a
Banca Marche solo per citare le
più significative) presentavano
da tempo livelli di prestiti deteriorati ben sopra la soglia del
LARECESSIONEPESA
Barbagallo (Bankitalia):
i crediti anomali del sistema
sono saliti dal 10 al 17,5%
tra il giugno del 2011
eìlgiugnodel2014
20%. Quando un quinto dell'intero portafoglio crediti, come nel
caso delle 33 Bcc, è a rischio di
non rientro, allora siamo al livello di guardia. Quei crediti malati
andranno svalutati comportando un pesante fardello di perdite
per più di un anno d'esercizio.
La situazione fotografata dal-
l'Ufficio Studi di Mediobanca è
lontana nel tempo. Non sappiamo ancora se il 2014 ha visto la situazione deteriorarsi ulteriormente o migliorare. Qualche indizio nella direzione di un ulteriore peggioramento della
qualità dell'attivo dei bilanci Bcc,
l'ha dato l'altro ieri Carmelo Barbagallo, il responsabile della Vigilanza di Bankitalia. Barbagallo
ha ammonito che «nelle Bcc l'incidenza dei crediti anomali sul
totale dei prestiti è salita dal 10 al
17,5 per cento tra giugno 2011 e
giugno 2014. L'accelerazione ha
riguardato principalmente le
sofferenze, più che raddoppiate
(dal4al8,4per cento). La rischiositàdeiprestitidellebanchelocali, in passato più contenuta nel
confronto con le altre banche, ha
raggiunto livelli più elevati di
quelli relativi all'intero sistema
bancario 06,8per cento), sostanzialmente allineati a quelli delle
banche oggetto della recente verifica approfondita degli attivi da
Sofferenze
•Sonokrediti la cui totale
riscossione non è certa per le
banche egli intermediari
finanziari che hanno erogato il
finanziamento, perché i soggetti
debitori si trovano in stato
d'insolvenza (anche non
accertato giurjizialfnente) 0 in
situazioni sostanzialmente
equiparabili. Le sofferenze lorde
comprendono la totalità dei
rapporti per cassa in essere con
soggetti in stato d'insolvenza 0
in situazioni sostanzialmente
equiparabili, a prescindere dalle
garanzie che li assistono, al lordo
delle svalutazioni e dei passaggi a
perdita eventualmente effettuati
parte della Bce (17,4 per cento)».
TI quadro sièquindi aggravato verosimilmente per l'intero 2014Arendere ancorasopportabile
la situazione generale delle Bcc
c'è un livello dì patrimonializzazione di base più elevato, in media, del resto del sistema bancario. Secondo i dati dell'Ufficio
Studi di Mediobanca, infatti, a fine 2013 le Bcc, in media, avevano
un patrimonio di base sugli attivi
a rischio del 14,70/oben sopramolte grandi Spa bancarie. E questo
per ora il cuscinetto che dovrebbe consentire di assorbire eventuali perdite senza deprimere'
sotto i requisiti di Vigilanza il capitale.comeèaceadutopermolte
banche che sono dovute ricorrere a più di un aumento di capitale.
Ma il cuscinetto saprà sopportare uneventuale nuovo incremento dei crediti malati? E il quesito
che agita i sonni dei piccoli banchieri delle Bcc.
Fa.P.
©RlPKOù'J^KJl-O.iLRV^
Gli istituti in affanno
Crediti dubbi sul totale dei crediti verso la clientela - Dati 2013 in %
Cassa Rurale e Artig. "S.Giuseppe" Camerano
31,9
Banca di Salerno - Credito Cooperativo
22,4
Cassa Rurale di Pergine
22,3
Cassa Rurale di Rovereto
22,1
Banca per lo Sviluppo della Cooperazione di
Credito
29,3
Banca di Credito Cooperativo di Maierato
28,1
Banca di Credito Coop. dei Comuni Cilentani 21,9
Banca di Teramo di Credito Cooperativo
26,8
21,9
Cassa Rurale di Brentonico
26,1
Banca di Cred. Coop. Colli Morenici del
Garda
Cassa Rurale di Levico Terme
25,4
Credito Etneo - Banca di Credito Coop.
21,7
Banca di Credito Cooperativo di Recanati e
Colmurano
25,4
Banca di Credito Coop. Agrobresciano
24,5
Banca di Credito Coop. "G. Tomolo" di San
Cataldo ,
24,2
Banca di Pistoia • Credito Cooperativo
23,7
Cassa Rurale di Fiemme - Banca di Credito
Cooperativo
23,5
Banca di Credito Cooperativo di Gambatesa
21,3
Cassa Rurale Valsugana e Tesino
21,3
Banca di Anghiari e Stia - Credito Coop.
214
Banca Area Pratese Credito Cooperativo
20,9
Mantovabanca 1896 - Credito Cooperativo
&>,9
Banca di Cr. Coop. S. Michele di
Caltanissetta e Pietraperzia
20,6
Cassa Rurale Mori -Val di Gresta.
20,5
20,2
Banca di Cred. Coop. "Sen. Pietro
Grammatico" -Paceco
23,1
Banca del Cilento e Lucania Sud - Credito
Cooperativo
Cassa Rurale Pinetana Fornace e Seregnano
23,1
Banca di Ripatransone - Credito Coop.
20,2
Banca di Credito Cooperativo di Capaccio
23,1
20,0
Banca del Nisseno di Sommatino e
Serradifalco
\
Banca di Credito Cooperativo di Sesto San
Giovanni
22,8
Banca di Credito Cooperativo di Serino
20,0
Fonte: Elaborazione Sole-24 Ore su dati Ufficio studi Mediobanca
-*
Pag. 7
Il decreto non cambia, autoriforma Bcc più avanti
ROMA
mn II decreto che impone a undicibanchepopolari di trasformarsi in Spa per ora non si cambia. In
attesa che entri nel vivo la discussione parlamentare sul decreto
varato dal Consiglio dei ministri
lo scorso 20 gennaio, la linea del
ministero dell'Economia resta
che dopo oltre vent'anni di discussioni su ipotesi mai realizzate di autoriforma ora è tempo di
passare ai fatti. Nessun dietro
front, dunque, rispetto allaratio e
ai contenuti del provvedimento.
Si valuteranno eventualiritocchi
al testo se verranno avanzate
proposte condivise, ma nessuno
stravolgimento. Quanto alle banche di credito cooperativo, che
non rientrano nel raggio d'azione del decreto e che tuttavia po-
trebbero rientrarvi proprio attraverso una apposita norma da
inserire nel corso dell'iter di conversione del decreto, fonti del
Mef fanno sapere che in questa
sede appare al momento improbabile una modifica in tal senso.
Non si esclude, tuttavia, che la
questione vengariaffrontatanel
prossimo futuro, con un veicolo
normativo tuttora da definire.
Nel pieno rispetto delle funzioni
svolte sul territorio dalle banche
di credito cooperativo - questa la
linea del Mef - occorre favorire le
aggregazioni.
Rispetto all'indagine in corso
da parte della Procura di Roma a
proposito delle plusvalenze, reali e potenziali, per circa io milioni, secondo quanto affermato in
audizione alla Camera dal presi-
l'annuncio delGoverno» dellariforma delle banche popolari, ha
dichiarato ieri per smentire ricostruzioni di stampa su una riunione a Londra con intermediari
italiani o esteri che, venerdì 16
dente della Consob, Giuseppe I f f f t
Vegas, e realizzate nei giorni immediatamente antecedenti al varo del decreto, la linea del Mef è
La riforma delle Popolari
quella espressa dal ministro Pier
• Il Consiglio dei ministri del
Carlo Padoan ieri mattina a
20 gennaio ha dato il via libera
MÌX24: «Mi auguro che la magia un decteto legge di riforma
stratura faccia tutta la chiarezza
delle banche popolari che ne
necessaria».
adegua alle prassi ordinarie la
E la magistratura, come si sa, è governance. Per gli istituti di
allavoro:l'ipotcsidiaccusapresa
credito cooperativo non è alle
inconsiderazione dal procuratoviste nessuna modifica neanche
re capo Giuseppe Pignatone e
nella fase di conversione del DI
dall'aggiunto Nello Rossi è quella di insider trading. Agli atti del
La manovra sui crediti
fascicolo di indagine sono stati
E Dopounaricognizionein
già allegati documenti ricevuti
sede europea lo scorso k
dalla Consob mentre gli investifebbraio che ha prodottouna
gatori stanno già analizzando le
prima apertura, la
operazioniindicate da Vegas. Alpresentazione di un
tri documenti saranno trasmessi
provvedimento sui crediti
alla Procura dalla Banca d'Italia
deteriorati è imminente
gennaio, avrebberopartecipato a
una riunione sull'opportunità di
investire sulle Popolari italiane.
Ma intanto l'intero tema del
credito è uno dei dossier più rilevanti sul tavolo del ministro, che
ha avviato lo scorso 4 febbraio la
ricognizione preliminare con
Bruxelles. L'incontro con il vice
presidente della Commissione
Uè, Valdis Dombrovskis, con la
commissaria alla Concorrenza,
Margrethe Vestager e con il re-
che nei giorni scorsi ha commissariato la Banca, popolare
dell'Etruria.
Ieri, peraltro, è emerso, in base
al verbale del consiglio dei ministri debo gennaio, che il ministro
per le Riforme Maria Elena Boschi era assente alla riunione di
governo che ha approvato il decreto sulle Popolari.Il ministro,
sospettata di conflitto d'interessi
perchéil padre era vicepresidente dell'azienda di credito che ora
è in amministrazione straordinaria, semplicemente era assente a)
Cdm delle decisioni perché impegnata nel percorso delle riforme istituzionali. Da registrare
anche una secca smentita del finanziere Davide Serra, numero
uno del fondo Algebris: «Nessuna riunione né prima né dopo
sponsabile della Stabilità finanziaria, Jonathan Hill ha infatti
prodotto unaprima apertura. E la
presentazione di un provvedimento ad hoc sui crediti deteriorati e oramai imminente.
D.Pes
Pag. 8
Riforma del credito cooperativo
«Poli» di controllo nazionali
Banche: Iccrea e Cassa centrale verso il ruolo di supervisore
TRENTO Secondo il Sole
24 ore il
governo nazionale sarebbe
pronto a intervenire per accelerare la riforma del credito cooperativo. Intanto il prossimo 2
marzo è stato confermato lo
sciopero nazionale dei dipendenti Federcasse, contro la disdetta contrattuale posticipata
alla fine di marzo.
Nell'incontro dell'altro ieri a
Bolzano, ospite delle Raiffeisen, il capo del dipartimento
vigilanza della Banca d'Italia
aveva pressato per un'integrazione «non più rinviabile» fra Ccb
le Bcc e lo stesso Alessandro «Cassa
Azzi, presidente di Federcasse, centrale
aveva confermato che il proget- banca», il
to è in fase di ultimazione. A secondo livello
quanto risulta, nel momento del credito
del decreto sulle Popolari il go- cooperativo del
verno nazionale dovrebbe aver Nordest
imposto un limite temporale di
qualche mese entro cui Bcc e
Casse Rurali devono varare
rautoriforma, prevista in primavera. L'ipotesi che sta girando vedrebbe un rovesciamento
rispetto all'attuale impostazione, in cui le singole banche
supportano e legittimano i secondi livelli (Iccrea e Cassa centrale banca). Ci sarebbe una
sorta di «piramide rovesciata»
con cui le Federazioni imporrebbero il loro controllo sulle
singole banche, che così perderebbero una parte cospicua
della loro libertà operativa.
Uno degli scenari è quello francese, stile Crédit Agricole,
mentre un'altra versione del
piano mirerebbe a individuare
due o tre centri di controllo a livello nazionale. In questo caso
rientrerebbe in gioco la Holding del Nordest con base a
Trento, che fatica a decollare e
che molti mal di pancia, soprattutto in casa Phoenix, sta
creando in Trentino.
E.Orf.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pag. 9
Pieve di Bono 1 Oggi Messa e presentazione del libro di Martinelli e Antolini
La lunga storia della ex Rurale
PIEVE DI BONO - A Pieve di Bono i 120 anni
della (ex) Cassa Rurale di Bersone. Quattro
momenti che prenderanno il via con la
Messa a cui farà seguito il ricordo di questa
esperienza di cooperazione di credito a
cura dell'ex presidente (e ultimo prima
della fusione) Mario Romanelli, la
presentazione del libro «Da paese a paese»
scritto a quattro mani da Dario Martinelli
e Mario Antolini Muson e la premiazione
dei soci con almeno cinquant'anni di
fedeltà alla Cassa Rurale. I soci sono
quindici: Parrocchia San Bartolomeo,
Basilio Panelatti, Olga Nicolini, Giordano
Pellizzari, Francesco Bugna, Felice
Pellizzari, Elisabetta Nicolini, Bortolo
Passardi, Erminio Armani, Giuseppe
Giovannini, Ezio Armani, Paolo Pizzini,
Romedio Mazzacchi, Assunta Corradi,
Augusto Armani.
Oggi alle 19 a Pieve di Bono il via con la
Messa alla Chiesa di Santa Giustina. A
seguire alle ore 20 alla sala riunioni della
filiale della Cassa Rurale Adamello Brenta il
via al momento celebrativo con le parole di
Antonio Maffei e Marco Mariotti,
rispettivamente presidente e direttore
dell'istituto di credito cooperativo. Poi la
musica con i motivi proposti dal Coro
Azzurro.
Pag. 10
Coop, verso la candidatura unica
Oggi in Federazione Schelfi darà conto delle consultazioni: il nome de! successore è quello di Dal palò
li'*
•
mi
e sfprfpra^innpp
a fi u n raiBihin dì ma aria lìpr asìp^siard
di Roberto Colletti
I TRENTO
Oggi Diego Schelfi presenterà
l'esito delle consultazioni con
le assemblee territoriali concluse nel dicembre scorso. Lunedì
prossimo inviterà il consiglio
d'amministrazione della Federazione a proporre chi nell'assemblea di giugno lo sostituirà
alla presidenza. Nonostante un
po' di chiacchiere e di commedie su più candidature, il nome
sarà quello di Renato Dalpalù,
vice presidente del settore consumo e presidente Sait. La lunga e macchinosa consultazione
della base per l'elezione, dopo
12 anni di regno schelfiano, della nuova guida si potrebbe riassumere in queste poche righe,
lasciando un piccolo margine
di sorpresa per l'eventuale outsider che all'ultimo momento si
alzasse e dicesse: "Mi candido
anch'io". Succederà? È del tutto
improbabile. La cosiddetta base non ha dato indicazioni nemmeno per Dalpalù, va detto - lasciando che si procedesse
con
la
tradizionale
"cooptazione partecipata" che
è la specialità di via Segantini.
Qualche sponsorizzazione rigo-
p psif»pii7p ri(i| nrtprrato
rosamente anonima per Luca
Rigotti e gli immancabili Ermanno Villotti e Michele Odorizzi hanno tentato di vivacizzare la liturgia - è il dibattito democratico, che diamine - ma
pochi cihanno creduto.
Tutto tranquillo, dunque?
Nemmeno per sogno. Per la cooperazione trentina il carnevale èfinitoed è tempo di quaresima. Le ragioni di inquietudine
sono parecchie e, queste sì, riguarderanno il nuovo presidente. Il nome avrà il suo peso, è naturale, ma ancor di più conterà
la consapevolezza dei nodi che
i vertici, ma ancor prima la base
cooperativa, dovranno affrontare. Non sarà un passaggio facile. Il mondo è già cambiato e
continuerà a cambiare ancora
più in fretta, ma gran parte della cooperazione non pare essersene resa conto. Compresa la
parte più aggiornata, il credito,
che da anni macina interessanti progetti di poli bancari e di fusioni, ma quanto a realizzarli
procede con passo di lumaca.
Un paio di settimane fa, assieme alle banche popolari, il
governo Renzi stava per rifor-
nalnaEiì \ipr%n
mare d'imperio anche le Bcc. Il
decreto per le coop è rinviato di
qualche mese, ma la sollecitazione è stata pesante e diretta.
Ha sconcertato la debole risposta data in un'intervista - "Noi
siamo diversi, stiamo lavorando all'autoriforma" - dal presidente di Federcasse, Alessandro Azzi. Parole buone dieci anni fa, prima della crisi, oggi in ritardo. Cassa Centrale del Nord
Est, magari, è qualche passo più
avanti rispetto al credito coop
nazionale, ma è il sistema trentino delle Rurali che è in ritardo
sul quadro - requisiti patrimoniali, efficienza, produttività,
meccanismi di garanzia - tracciato dalla Bce e dalla Banca
d'Italia. Lo ha detto senza tanti
giri di parole la scorsa settimana intervenendo all'assemblea
delle Raiffeisen Carmelo Barbagallo, capo della vigilanza di Palazzo Koch. In Trentino, invece,
si continua a mugugnare contrapponendo a sproposito i
"valori territoriali" al progetto
della Federazione che suggerisce di ridurre a venti le banche,
visto che i quarantuno consigli
d'amministrazione non hanno
saputo contenere le sofferenze
%
f,
ira nprEa F$>r3pra7Ìnn«»tf'nne*r;efÌMP
e tenere sotto controllo i costi
con il risultato di eliminare i
margini. Lo confermano i dati
dei bilanci 2013 e quelli 2014 saranno peggiori.
Dopo oltre un decennio di
crescita, la crisi ha mostrato i ritardi accumulati negli anni delle vacche grasse. Non solo le
banche, ma anche le Famiglie
cooperative, con il calo dei consumi, mostrano inefficienze e
rigidità dei costi che finiranno
per riversarsi sui soci. Va meglio tra le imprese agricole che
per vino e mele hanno razionalizzato la filiera produttiva e, salvo specifici casi negativi, stanno affrontando il mercato.
Questi sono i problemi di via
Segantini. Tutte le cinquecento
cooperative, assieme al prossimo presidente ed al consiglio
d'amministrazione, se non vorranno essere riformate da Renzi o, peggio, dal mercato, dovranno mettersi a correre. Di
questo confronto, tra le chiacchiere delle candidature, non si
ha notizia. Pare che la grande
questione sia se preferire un
presidente
"filosofo"
o
"manager". Il mondo intanto
va per conto suo. Auguri.
r
Pag. 11
Rurali: soci «limitati» da Bankitalia
Partecipazione e requisiti
Timore per la «stretta^
r»
Rurale è una società cooperativa, vale la regola una testa-un voto». Alla richiesta, però, di mettere la questione
[email protected]
all'ordine del giorno della prossima asMa quanto conta il socio di una Cassa semblea di bilancio, per attivare il cda
Rurale ai tempi della finanza globale e ai fini dell'attenuazione del regolamendelle disposizioni della Banca Centra- to che tali requisiti impone, s'è visto
le Europea? Se si confronta il carteg- rispondere no dal presidente Villotti.
gio, solleciti e risposte, tra Graziano Che, per iscritto, gli ha fatto presente
Tomasin, socio della Rurale di Lavis- che l'assemblea dei soci ha precisi
Valle di Cembra, e il presidente della compiti (elezione cariche sociali, esastessa, Ermanno Villotti, che è pure me e approvazione del bilancio...), ma
membro del cda della Federazione del- che «la gestione dell'impresa spetta
la cooperazione trentina, la risposta esclusivamente agli amministratori
(art. 2380 bis, 1° comma eoe. civ.)», prepare scontata: praticamente nulla.
Tomasin, già sindaco di Lavis, ha po- visione che «supera l'opinione seconsto pubblicamente la questione per la do cui l'assemblea è sovrana».
prima vota su l'Adige dello scorso 9 di- Tomasin non ci sta: «Infelice il rifericembre. La questione è quella dei re- mento all'art. 2380 bis, riservato alle
quisiti di competenza e professionali- società per azioni. Nessuna invasione
tà sempre più stringenti chiesti da Ban- di campo da parte mia: chiedo solo
kitalia. Vuoi, da socio, candidarti ad che dei requisiti per diventare ammiamministrare una Cassa rurale? Devi nistratori si possa parlare non al bar,
avere alle spalle un'attività ammini- ma nel luogo deputato, che per i soci
strativa o controllo di imprese coope- è l'assemblea». La questione diventa
rative, aver lavorato nel settore del quindi quella della partecipazione e
credito, finanziario o assicurativo, es- del ruolo del socio: «Che senso ha la
sere laureato o diplomato iscritto al- "Carta dei valori", che parla di "conl'albo dei commercialisti, avvocati, e trollo democratico", fatta propria anvia elencando... Tomasin, con una bat- che dalla mia Cassa, se tale controllo
tuta, ha prima osservato che perso- non può diventare effettivo. Dopo quelnaggi dotati di tali requisiti (come i lo che è successo alle banche popolaMussari al Monte dei Paschi o i Berne- ri (d'imperio da Renzi trasformate in
schi alla Carige) ne hanno combinate spa, ndr), vanno coinvolti e mobilitadi tutti i colori, «facendo più danni di ti i soci. A meno che la cooperazione
un incompetente onesto». Ma soprat- non si muova solo quando è toccata
tutto ha contestato l'impostazione di sui soldi, come fece Berlusconi sugli
fondo: «Considero sbagliata l'enfasi aspetti fiscali, e non quando è in disulle competenze tecniche. La Cassa scussione la sua diversità rispetto alDOMENICO SARTORI
Pag. 12
CASSA
Vicenda Cantina La Vis
Niente informazioni
c'è il segreto bancario
Ermanno Villotti
Graziano Tomasin (foto P. Pedrotti)
l'economia di mercato». Villotti replica: «Nessun intento di mortificare la
partecipazione, ma l'assemblea di bilancio di maggio sarà riservata solo al
confronto sulla situazione attuale e agli
effetti del dover ripulire il bilancio dai
crediti in sofferenza e incagliati. Anticipo, invece, che entro marzo ci sarà
un'assemblea straordinaria, in cui dovremo modificare lo statuto e ridurre,
da 11 a 8, i componenti del cda, secondo le ultime indicazioni della Vigilanza (Bankitalia, ndr), e in quell'occasione, e pure nelle pre-assemblee di zona, potremo discuterne. Comprendo,
e in parte condivido» aggiunge Villotti «la delusione di Tomasin. Della questione dei requisiti sempre più stringenti abbiamo cominciato a discutere
in Federazione, anche sulla base delle sue sollecitazioni, per capire che
margini ci sono. Ma proprio ieri l'altro,
a Bolzano, il capo dipartimento vigilanza di Bankitalia, Barbagallo, ha annunciato che in futuro ci saranno criteri ancora più stringenti. Li chiede
Francoforte (la BCE, ndr). I principi altisonanti della "Carta dei lavori" fanno poi i conti con le disposizioni di
Bankitalia. Entro fine mese, il Consiglio dei ministri interverrà con decreto sulle banche di credito cooperativo. Ci aspettiamo una stretta ulteriore sui requisiti di professionalità e patrimoniali, le dimensioni che costringeranno alle fusioni, l'adesione a organismi di garanzia...». Partecipazione e
finanza globale non vanno d'accordo.
A proposito di coinvolgimento
dei soci delle Casse rurali, posto
che spetta al cda definirlo,
perché i soci non sono mai
coinvolti sul piano strategico di
sviluppo? E perché non sono
informati su vicende importanti,
come quelle della Cantina La Vis
e del settore del porfido in crisi?
Se lo chiede, da socio della
Rurale di Lavis Valle di Cembra,
Graziano Tomasin, che ha un
altro timore: «Quando sarà
posto un limite alle fusioni? Se
l'obiettivo è Casse rurali sempre
più grandi, non si parli più di
partecipazione dei soci». Il
presidente della Cassa lavisana,
Ermanno Villotti, sulla
questione Cantina La Vis
risponde in modo puntuale: «Un
socio l'aveva già chiesto in
assemblea: qual è la situazione
della Cantina? Ma non è
possibile dare pubblicamente
conto della esposizione di un
socio nei confronti della Cassa.
Rischieremmo la denuncia da
parte del presidente o
dell'amministratore delegato
della Cantina. C'è il segreto
bancario, punto. Così come il
piano strategico non dev'essere
discusso in assemblea: si
farebbe una discussione
generale, cosa che non è propria
di una società di credito».
Do. s.
Pag. 13
Mezzocorona 1 Fondamentali sono gli incentivi
Casa nuova o da ristrutturare
Affollata serata con la Rurale
MEZZOCORONA- Obiettivo casa in tempo di crisi: miraggio
o sogno realizzabile? Una risposta positiva ha provato a darla la Cassa Rurale di Mezzocorona, che ha organizzato una
serie di serate con esperti professionisti. Ha registrato il tutto esaurito in termini di partecipazione quella di mercoledì
presso l'auditorium in piazza
della Cooperazione dedicata
agli incentivi fiscali e alle agevolazioni finanziarie destinate
alla casa.
Tema quanto mai interessante
e attuale: in questo periodo è
possibile acquistare, ristrutturare e dotare casa delle più efficienti tecnologie volte al risparmio energetico e alla sicu-
rezza, grazie agli incentivi proposti dallo Stato e dalla Provincia.
A discuterne, oltre ad un folto
pubblico, il commercialista Carlo Toniolli, che ha illustrato i
principali strumenti e le agevolazioni rivolte a famiglie e
imprese. A seguire, Maria Teresa Kaswalder, funzionarla del
servizio edilizia abitativa della Comunità di Valle Rotaliana
Konigsberg, ha illustrato i vantaggi offerti a livello locale e le
principali scadenze. «Scegliere di ristrutturare o acquistare casa oggi, garantisce l'accesso a finanziamenti e sgravi fiscali che mai si sono rivelati
così vantaggiosi. A partire dal
2016 infatti le agevolazioni fi-
Un momento della serata
scali saranno dimezzate» ha
spiegato Carlo Toniolli. Ha introdotto la serata il presidente Sandro Pancher.
Pag. 14
iERSONE
La Cassa rurale
compie HO anni
• • La Cassa rurale di Bersone,
compie 120 anni. Per celebrare
degnamente la data di
fondazione, la Cassa Rurale
Adamello Brenta, di cui quella
di Bersone ora è succursale,
proponedue momenti
celebrativi: alle 19.30, presso la
chiesa di Pieve di Bono, la
celebrazione di una messa in
suffragio dei Soci defunti, e alle
20.30, nella sala riunioni della
Cassa Rurale di Pieve di Bono,
la presentazione del libro "Da
paese a paese in Valle del
Chiese", a cura dell'autore
Dario Martinelli e dello storico
Mario Antolini Muson.(f.s.)
Pag. 15
RABBI-CA1DES. Sportelli informativi comodi e fruibili per le famiglie
Marchio «Family» per la Cassa rurale
RABBI CALDES - Nuovo importante
risultato per la Cassa Rurale Rabbi e
Caldes. Ha ottenuto il marchio «Family in Trentino» per la categoria
sportelli informativi. «E' nato dall'esigenza - viene spiegato - di offrire alle organizzazioni modalità idonee per
rendere i propri punti informativi comodamente fruibili dalle famiglie, in
particolare quelle con figli pìccoli».
Ma non solo. Perché, in questo avvio
di 2015 e in collaborazione con l'Istituto Comprensivo Bassa Val dì Sole,
la Cassa Rurale ha programmato la
seconda serieriiincontri sul tema na-
turalistico. Relatore: Fabio Angeli, direttore dell'Ufficio Distrettuale Forestale di Male.
Alla fine dello scorso anno, l'istituto
di credito cooperativo aveva ospitato le realtà scolastiche di Croviana e
di Male. Ora è la volta delle scuole
elementari di Rabbi e Caldes con tre
incontri in calendario il 25 febbraio
a San Bernardo di Rabbi, il 20 e 26
marzo a Caldes.
Altra iniziativa è la consegna dei premi di studio a chi ha ultimato la secondaria superiore, l'Università o ha
creso Darle a viafitfi di studio all'este-
ro di durata non inferiore alle quattro settimane. Una settantina saranno i giovani premiati alla metà di marzo nella cornice del Convento dei
Cappuccini di Terzolas.
Premi ma non solo premi grazie alla
presenza del cantautore trentino
Anansi, giovane interprete della musica leggera italiana. L'anteprima alle sette note sarà offerta dalle riflessioni proposte dallo stesso Anansi e
da altre persone. Stimolati dalle domande di Claudio Valorz, presidente
della Cassa Rurale di Rabbi e Caldes,
Darleranno della loro esDerienza.
I a sede della fjKsa rurale
Pag. 16
Pag. 17
Crediti malati, ecco le Rurali più esposte
Otto banche trentine hanno superato la soglia di attenzione. Ma la Cooperazione replica: «Situazioni patrimoniali solide»
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I TRENTO
Altro che isola felice, pure le
piccole banche di credito cooperativo, nel piccolo Trentino, soffrono la crisi. Lo sostiene il Sole 24 Ore che ieri - sulla base di dati che in realtà risalgono al 2013 - ha pubblicato un servizio sui crediti cosiddetti "malati", cioè quelli
considerati a rischio, che difficilmente potranno essere
onorati e che in alcune banche "sotto osservazione" superano il 20 per cento.
Nell'elenco di banche di credito cooperativo che hanno
superato la soglia di guardia
figurano anche otto Casse
Rurali Trentine, con la Rurale di Brentonico in testa con
il 26,1 per cento dei crediti
considerati "dubbi".
Alla Cooperazione fanno
notare che il fenomeno non
è certo nuovo e i dati del 2013
erano già stati diffusi, men-
tre proprio in questi giorni
sono in corso le analisi sui
crediti del 2014 e quando sarà pronto il rapporto si potrà
fare il punto della situazione
sui dati aggiornati. Ma fonti
interne alla Cooperazione
fanno anche notare che in realtà questi dati non rappresentano un problema di cattiva gestione da parte delle
banche, ma sono in realtà lo
specchi della sofferenza delle imprese: «Si tratta di rate
non pagate e non è detto che
che queste somme siano effettivamente perdute, perché possono essere relative a
momenti di difficoltà che poi
vengono superati».
Infine dal mondo cooperativo arrivano rassicurazioni
sulla solidità del sistema: «E'
chiaro che le banche risentono della situazione economica, in particolare nel settore
immobiliare. Non si tratta in
questo caso di cattiva gestione. Senza contare che gli indici patrimoniali delle Rurali
- in misura superiore rispetto alla media degli altri istituti di credito - sono adeguati
per far fronte alle situazioni
di sofferenza evidenziate».
Ma è anche evidente che
per gli istituti di credito che
hanno crediti "dubbi" in misura superiore agli altri nei
prossimi esercizi ci sarà l'esigenza di intaccare il patrimonio, eventualmente con la
necessità di aumenti di capitale. Ma la domanda è questa: i crediti malati sono destinati a diminuire, oppure
questo fenomeno legato alla
crisi non si è ancora esaurito?
I Crediti malati, ecco le Kurcili più esposte
Pag. 18
LÀ MACH A CLES
Frutti, gli esperti rispondono
Oggi la giornata tecnica dedicata alla frutticoltura della vai di Non
I TRENTO
Stamattina, all'auditorium del
polo scolastico di Cles, è in programma la giornata tecnica «La
frutticoltura delle Valli del Noce» organizzata dalla Fondazione Edmund Mach. Un appuntamento attesissimo e ormai consolidato che fornisce ai frutticoitori l'occasione per informarsi e
aggiornarsi sulle principali problematiche del settore. Dopo il
boom di presenze del 2014,
quest'anno, per permettere a
tutti i partecipanti di seguire gli
interventi dei relatori, sarà predisposta la diretta streaming in
sala Borghesi Bertolla, al piano
terra della biblioteca. Inoltre
l'evento potrà essere seguito an-
che da casa collegandosi al sito
live.fmach.it La giornata è promossa dal Centro Trasferimento Tecnologico in collaborazione con il Consorzio Melinda e
propone argomenti di grande
attualitàper il mondo frutticolo:
si parlerà dei costi di produzione, delle operazioni di diradamento del melo e di alcune sue
patologie, il marciume del frutto e gli scopazzi. Gli esperti della
Fem forniranno i dati aggiornati
e spiegheranno come, in particolare per gli scopazzi, sia fondamentale mantenere alta la
guardia per evitare recrudescenze. Il programma: 8.45 registrazione dei partecipanti; 9 apertura della giornata; 9.15 i costi di
produzione nella frutticoltura
delle valli del Noce - Flavio Pinamonti, Giorgio De Ros, Piergiorgio Ianes, Luigi Tolotti, Mario
Springlietti (Fem); 9.45 diradamento del melo: nuove opportunità - Massimo Prantil, Alberto
Dorigoni, Fabrizio Dolzani, Ferruccio Pellegrini, Lodovico Delaiti (Fem); 10.30 - Il marciume
del cuore delle mele - Matteo de
Concini, Livio Fadanelli, Andrea Branz, Valeria Gualandri
(Fem); 10.50 scopazzi del melo
nelle valli del Noce: analisi della
situazione - Gianluca Giuliani,
Maurizio Chini, Stefano Bott
(Fem); 11.10 scopazzi del melo:
le iniziative volontarie ed obbligatorie per il contenimento della malattia - Alessandro Dalpiaz
(Apot); 11.30 discussione.
Pag. 19
I crauti grestani all'Expo di Milano
RONZO CHIENIS -1 crauti
della Val di Gresta all'Expo di
Milano? E perché no, visto
che sono, con gli altri
prodotti d'eccellenza della
Valle degli Orti, un fiore
all'occhiello della produzione
locale. Questo deve aver
pensato il consigliere della
Civica Trentina Claudio
Civettini che ha deciso di
presentare al presidente del
consiglio provinciale Bruno
Dorigatti un'interrogazione
sul tema.
«Sull'importanza - sostiene
Civettini - dell'evento Expo
2015, che durerà per mesi ed
avrà il suo epicentro a
Milano, non occorre dire
nulla giacché i numeri, come
si dice, parlando da soli: sonc
attesi oltre 20 milioni di
visitatori provenienti da 130
Paesi in tutto il pianeta, 128
dei quali hanno già
confermato la loro presenza
con le relative delegazioni. A
rendere ulteriormente
interessante questo
appuntamento di respiro
internazionale, è il suo titolo
"Nutrire il Pianeta, Energia
per la Vita", che rinvia
immediatamente ad una
riscoperta delle risorse della
terra, segnatamente a quelle
dì provenienza agricola».
Riprende Civettini: «A questo
proposito, dal momento che
Expo 2015, come detto, sarà
una vetrina mondiale,
parrebbe opportuno che la
Provincia chiarisse non solo
secondo quali modalità
intende prendervi parte per
sponsorizzare le tante
ricchezze che il Trentino ha
la possibilità di offrire, ma
come intende promuovere
alcune sue specifiche
eccellenze quali, ad esempio,
i prodotti biologici della Val
di Gresta, che com'è noto
rappresentano un autentico
vanto per la nostra terra». Da
qui parte dunque la richiesta
specifica di sapere come la
Provincia «intenda
promuovere le risorse locali
in seno al grande evento
lombardo».
La giunta provinciale è
chiamata a rispondere «se
condivide l'idea che l'Expo
2015 sia un'occasione
preziosa per promuovere a
livello internazionale le tante
ricchezze del Trentino, con
conseguenti ricadute positive
per l'economia provinciale; In
caso affermativo, se non
ritiene che l'evento possa
essere anche l'occasione per
dare la meritata visibilità ai
prodotti biologici della Val di
Gresta», anche visto che
questa scelta in sintonia della
natura non è una moda
dell'ultimo momento ma
«frutto di una scelta specifica
dei produttori locali, quando
il bio era ancora materia
ostica o poco sostenuta».
Pag. 20
"VIBHI Una sorta di musical
con la soubrette rodigina
mr^sm
per promuovere l'ultima
nata in casa Melinda
Mela Evelina
sbarca in tv
con Orsetta
ANDREA BERGAMO
VAL DI NON - Per il consorzio Melinda è la novità dell'anno.
La mela Evelina è sbarcata sul mercato da nemmeno una settimana, e a
partire da oggi viene promossa sulle
principali reti tv nazionali con uno
spot ad hoc. Trenta secondi di immagini corredate dalle note della conosciuta rivisitazione di Bella Belinda,
la hit anni Sessanta cantata da Gianni Morandi. «Si tratta di uno spot corale, una sorta di piccolo musical cantato in presa diretta. Credo che la colonna sonora rimarrà facilmente in
testa ai telespettatori». A dirlo è Orsetta Borghero, la sexy e talentuosa attrice protagonista delle nuove pubblicità Melinda.
Bel sorriso e corpo da pin-up, la rodigina Orsetta ha prestato il proprio
volto per promuovere Evelina. L'interprete è stata scelta tra 200 candidate al ruolo di «contadinella», e tra
un mesetto sarà ospite di MondoMelinda per incontrare consumatori e
agricoltori, invitata dal direttore generale Luca Granata.
Orsetta Borghero ha studiato alla
School of Musical di Bologna e poi alla School of Arts di Oxford. È nota al
LAUREATA
Bella, brava e di cultura. Orsetta
Borghero è un'attrice con un
solido bagaglio culturale. Nel corso
del 2014 ha infatti conseguito la
laurea in letteratura italiana
presso l'Università di Bologna,
portando la tesi dal titolo
«Eugenio e Clizia: un dialogo
d'amore novecentesco», ottenendo
110 e lode.
grande pubblico per la sua interpretazione nella fiction di Raidue «Una
mamma imperfetta», e quest'anno sarà sul grande schermo con i film «Solo per il weekend» di Kobaiashi e «Patria» di Felice Farina.
«La prima parte dello spot è stata girata a Milano, ma numerose scene sono state ambientate direttamente a
Cles - racconta l'attrice -. È stata certamente una bella esperienza, soprattutto quando mi sono trovata tra i meleti dove si respirava il profumo della natura». Lo spot, infatti, racconta
il «viaggio» della mela dal momento
in cui viene raccolta fino a quando
Pag. 21
proporrà al mercato un totale di 202
vagoni (ogni vagone corrisponde a
10 tonnellate) di Evelina, ma l'obiettivo è quello di superare i mille vagoni, in modo da affiancare la nuova varietà al quantitativo di Gala e Fuji.
Nonostante la ridotta produzione di
Evelina nel raccolto dello scorso autunno - per via degli impianti ancora
molto giovani - lo spot televisivo girato dal regista Luca Lucini si pone
l'obiettivo di comunicare l'idea di
un'azienda che punta sull'innovazione, e dunque dovrebbe fungere da
traino anche per le varietà più classiche, dalla Golden alla Renetta.
viene addentata dal consumatore finale. E Orsetta Borghero, nei tre giorni di riprese in vai di Non, lo scorso
settembre, si è immersa nel mondo
della frutticoltura trentina: «Mi hanno spiegato tutto, e prima del ciak si
sono raccomandati di fare attenzione a come si raccolgono le mele. Bisogna stare attenti a staccare il picciolo dal ramo, mentre io probabilmente mi sarei limitata a strappare i
frutti dalla pianta» sorride.
La mela protagonista della nuova pubblicità passerà di mano in mano come un testimone: dal contadino al
fruttivendolo, fino alla nonna che la
cede al nipote per la merenda. Ma all'attrice Evelina piace? «Non sono una
grande mangiatrice di mele, però per
curiosità non ho resistito a un morso. È un frutto grande, rosso e molto
succoso: sembra quasi di bere del sidro».
Dai primi report realizzati dagli addetti ai consumi della grande distribuzione, emerge una sostanziale promozione della nuova mela a marchio
Melinda: i giudizi sono lusinghieri in
particolare per l'equilibrio tra dolcezza, aromi e componenti acidule del
frutto. Quest'anno, il consorzio guidato dal presidente Michele Odorizzi
Pag. 22
In casa Melinda è nata "Evelina"
L'ultima varietà di mela protagonista dello spot tv che andrà in onda da oggi
ICLES
in-
Una foto pubblicitaria per E «felina
Dal 16 febbraio tutte le persone
che amano le mele di alta qualità potranno trovare sugli scaffali del fruttivendolo e nei migliori
supermercati, in Italia ed in diverse altre nazioni, la mela
"Evelina", l'ultima nata di casa
Melinda, che si affianca così 5
già conosciute varietà del concorzio: Golden delicious, Red,
Renetta Canada dop, Gala e le
Fuji. «Con le "sorelle" la nuova
mela ha molto in comune: lo
stesso territorio di coltivazione,
i medesimi impegno, competenza e passione delle 4.000 famiglie di melicoltori soci Melinda; gli identici severi disciplinari di produzione e standard di
certificazione di prodotto e di
processo» - scrive il Consorzio.
Ma "Evelina" ha anche una spiccata identità: oltre a presentare
un aspetto particolarmente attraente grazie alla sua forma allungata ed alla colorazione rosso-aranciata della buccia, quando si morde sembra sempre di
gustare una mela fresca come
appena raccolta. «Grazie ad un
ideale bilanciamento tra le componenti aromatiche, zuccherine e acidule, "Melinda Evelina"
riesce ad esprimere ad ogni
morso - prometti il consorzio un gusto sorprendentemente
fresco e appagante. Inoltre, proprio grazie al buon livello di acidità naturale, la freschezza, la
succosità e la croccantezza».
Originaria del centro Europa,
Evelina cresce oggi nelle zone e
nei Paesi dove i microclimi sono
più favorevoli alla sua coltivazione - tra le quali le più vocate zone frutticole di Austria, Belgio,
Francia, Germania- ed ha trovato nelle montagne del Trentino
il suo habitat ideale. La nuova
varietà di mela promuove l'intera gamma Melinda da protagonista della nuova campagna tv.
Nel nuovo spot in onda da oggi
su tutte le emittenti nazionali
Evelina "canterà" le sue qualità:
«Nasce Evelina, mela divina...con quel sapore di appena
colta, sai deliziarci ogni quaì volta» sulle note dell'ormai famoso
remake della canzone di Gianni
Morandi.
(g.e.)
Pag. 23
Melinda, varietà franco-tedesca
«Mele che si conservano meglio»
TRENTO II Consorzio Melinda
punta su un nuovo prodotto,
«Evelina», un tipo di mela originaria del centro Europa, che
riesce a conservare le proprie
caratteristiche molto più a lungo del normale.
La varietà Melinda Evelina si
affianca alle 5 già conosciute,
vale a dire: Golden delicious,
Red e Renetta Canada Dop Mela Val di Non e Gala e Fuji di
Montagna.
Condivide con i prodotti tradizionali di Melinda lo stesso
territorio di coltivazione, gli
stessi operatori {vale a dire le
4.000 famiglie di melicoltori
soci di consorzio Melinda) e gli
stessi disciplinari di produzione e standard di certificazione
di prodotto e di processo.
La novità è, oltre alla forma
(allungata e dalla colorazione
rosso-aranciata) il buon livello
di acidità naturale, che consente «alla freschezza, succosità e
croccantezza di Melinda Evelina di rimanere pressoché inalterate dal momento della raccolta fino alla fine del lungo
periodo di disponibilità annuale dei frutti».
Originaria del centro Europa, Evelina cresce oggi nelle zone e nei Paesi dove i microclimi
sono più favorevoli alla sua coltivazione — tra le quali le più
vocate zone frutticole di Austria, Belgio, Francia, Germania — ed ha trovato nelle montagne del Trentino «il suo habi-
Evelina Nuovo prodotto per Melinda
tat ideale».
Nonostante il primo raccolto
sia ancora in produzione limitata, Melinda ritiene che «Evelina» possa avere successo e diventare un prodotto di riferimento nei prossimi anni. Per il
lancio è stata avviata una forte
campagna commerciale.
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Pag. 24
Casa Girelli,riduzionedel salario
In assemblea operai preoccupati
TRENTO Assemblea tesa, ieri,
fra
i lavoratori di Casa Girelli. Sul
tavolo il sacrificio chiesto dalla
controllante La Vis, che impone per il mese di gennaio stipendi non oltre i 1000 euro.
L'ad Marco Zanoni ha comunicato, in un successivo incontro,
che entro marzo si saprà qualcosa di più preciso sul futuro
del gruppo. Intanto emergono
dubbi «inglesi» sul passaggio
delle linee dì imbottigliamento
di Casa Girelli nello stabilimento di Lavis.
La comunicazione ai dipendenti del gruppo è stata data
nei giorni scorsi: a gennaio paghe massime di 1000 euro, il resto verrà restituito in futuro,
quando le acque saranno meno
agitate. I dipendenti però un
po' preoccupati lo sono già, dato che non hanno visto la tredicesima 2014 e metà del premio
di produzione. In assemblea
sembrava che si propendesse
per una forma di protesta immediata, ma poi si è votato diversamente, scegliendo la «responsabilità». Zanoni ha spiegato che lo scoglio, attualmente, è sempre il mancato via
libera delle banche al piano di
risanamento. In particolare nel
mirino Cr Trento e Cassa centrale, a cui guardano però anche gli altri 9 istituti. I dipendenti hanno consegnato un documento alla proprietà, nella
quale hanno protestato contro
i mancati pagamenti. Lo stesso
La Vis La controllata Casa Girelli
ad ha fatto capire che si stanno
cercando altre vie per normalizzare la situazione: a marzo
vanno pagati soci, dipendenti,
arretrati ecc. Intanto emergono
perplessità sui piani di Viale
Verona: la richiesta è che il trasloco nei nuovi impianti mantenga gli stessi standard.
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Pag. 25
La coop di Pinzolo in assemblea
!l commissario Postai spiegherà ai soci le difficoltà del mercato e le strategie per affrontarle
di Walter Facchinelli
> VALRENDENA
I Soci di "Famiglia Cooperativa Pinzolo", appartenenti a
molti paesi della Val Rendena,
oggi alle 16 sono convocati al
PalaDolomiti di Pinzolo, per
l'assemblea generale ordinaria.
Questa grande Famiglia Cooperativa, tra le più importanti del Trentino non solo per
storia ma anche per dimensione e numero di soci, ha u n valore totale della produzione di
24.038.974 euro, conta circa
2.000 soci, 111 dipendenti fissi
e 50 stagionali, 10 Punti vendita attivi in Val Rendena, dei
quali cinque nel Comune di
Pinzolo (uno in paese, tre a
Campiglio e uno a Mavignola), e poi nei paesi di Giustino,
Massimeno, Bocenago, Spiazzo, Iavrè. Gestisce anche due
Ingross, a Campiglio e Cariselo.
A spedire le lettere di invito
all'assemblea sono stati il
commissario Maurizio Postai,
attuale presidente dell'ordine
dei commercialisti di Trento e
Rovereto, e il suo vice Tullio
Waldner responsabile della rete commerciale Sait. L'ordine
del giorno vede al primo punto la relazione stilla gestione,
che sarà presentata a tre mani
da Postai, Waldner e dal
neo-direttore Luca Pederzolli,
nominato il primo ottobre
2014. Un passaggio atteso perché si tratta del primo confronto dopo 0 terremoto che
ha portato nell'autunno scorso al commissariamento. A seguire all'assemblea sarà presentata la relazione del collegio sindacale, presieduto da
Lorenzo Cozzio e composto
da Paola Cereghmi e Rosa Maturi. Il bilancio d'esercizio al
30 settembre 2014 chiude con
u n a perdita di 131.085 euro.
Da segnalate che il bilancio
della Famiglia Cooperativa
Pinzolo si è chiuso il 30 settembre 2014, quand'era ancora presidente della Cooperativa Orneìlo Binelli, e che il commissariamento dell'ente cooperativo di consumo è avvenuto il 27 ottobre 2014. A seguire
la relazione del revisore legale, le deliberazioni relative e
conseguenti.
Hanno annunciato la loro
presenza Enrico Cozzio, direttore della Divisione Vigilanza
della Federazione Trentina
della Coopcrazione e Giuseppe Fedrizzi Responsabile del
Settore Cooperative di Consu-
mo della Federazione.
I soci all'ordine del giorno
dovranno
determinare,
fors'anche abolendola, la tassa di ammissione per i nuovi
Soci, oggi fissata a 52 euro. Il
Commissario Maurizio Postai
affiancato dal vice Tullio Waldner relazioneranno sulle problematiche commerciali dell'
attuale periodo, sui problemi
che la Famiglia Cooperativa dì
Pinzolo si trova ad affrontare,
sulla situazione che si è creata
con l'affacciarsi sul mercato
locale di nuova concorrenza e
ragionare sulle scelte strategiche da compiere in futuro. A
chiudere l'incontro il dibattito, che permetterà anche ai
singoli soci di intervenire.
•Hi
h* rr-'- Tjrsa-"-'^ s
il banco della coop di Pinzolo: oggi soci in assemblea
Pag. 26
Perdita di 182mila euro: oggi l'assemblea
Famcoop, conti negativi
JESSICA PELLEGRINO
PINZOLO - È un bilancio in
rosso quello che, oggi
pomeriggio, i soci della
Famiglia Cooperativa di
Pinzolo saranno a chiamati
ad approvare.
Al 30 settembre 2014, infatti,
la perdita di esercizio
dell'anno era di 131.085
euro: un calo sensibile
rispetto all'utile registrato
nel 2013, pari a 182.438
euro.
A presentare numeri e dati
ai soci clienti saranno il
commissario Maurizio
Postai, presidente
dell'Ordine dei
commercialisti, il suo vice,
Tullio Waldner,
responsabile commerciale
del Saìt e il direttore Luca
Pederzolli.
Negative anche le cifre
relative al patrimonio netto
della cooperativa, che passa
dagli 8.415.434 euro del 2013
agli 8.280.856 euro del 2014
e quelle del fatturato, in
calo da 24.046.730 a
23.917.068 euro.
Ad aprire l'assemblea, che
si svolgerà alle 16 presso il
PalaDolomiti, saranno la
relazione dell'organo
amministrativo sulla
gestione, la relazione del
Collegio sindacale e la
presentazione del bilancio
d'esercizio al 30 settembre
del 2014.
I presenti saranno, inoltre,
chiamati a determinare la
tassa di ammissione per i
nuovi soci clienti. Un
appuntamento importante,
non solo per quanto
riguarda i dati di bilancio,
ma anche per la sua
gestione dopo il
commissariamento
avvenuto in ottobre.
Una scelta quest'ultima
presa dalla Provincia, in
quanto autorità di vigilanza,
anche in seguito alle
dimissioni del direttore e di
due consiglieri per
contrasti con la presidenza
di Ornello Binelli.
Pag. 27
La cooperativa di Pinzolo
perde solo 131 mila euro
In calo del 3 per cento iricaviper il dettaglio alimentare mentre crescono
altre merci e l'ingrosso. Cancellata la tassa di ingresso di 52 euro per i nuovi soci
di Walter Facchinelli
I VALRENDENA
Ieri, nel 120° anno della
"Famiglia Cooperativa PinzoIo", al PalaDolomiti sono intervenuti 356 soci e 4 deleghe dei
2.054 soci totali, appartenenti a
molti paesi della Val Rendena.
Sul palco il Commissario Maurizio Postai, il suo vice Tullio Waldner, il neo-direttore generale
Luca Pederzolli e il Collegio Sindacale con Lorenzo Cozzio, Paola Cereghini e Rosa Maturi. In
sala per la Federazione Trentina il direttore generale Carlo
Dellasega, il responsabile del
Consumo Giuseppe Fedrizzi,
della Vigilanza Enrico Cozzio, i
presidenti delle Famiglie Coo- Ieri a Pinzolo l'assemblea della Famiglia Cooperativa, primo confronto dopo la bufera del commissariamento
perative di Carisolo, Caderzone
Terme, Pelugo e Vigo Rendena, glio alimentare, simile all'anda- voca degli amministratori della euro. Poi le relazioni di Lorenzo
per la Cassa Rurale di Pinzolo il mento generale del mercato, Giunta provinciale, il ricorso al ed Enrico Cozzio. Il bilancio di
presidente Roberto Simoni e il un +2% per l'extra-alimentare e Tar con udienza il 23 aprile, la Ornello Binelli è stato votato
direttore Gianfranco Safvater- +3% per l'ingrosso. «Questo evi- nomina a direttore generale di al'unanimità, mentre con 6 conra. Tra le autorità per la Comu- denzia, ha detto Postai, la forte Luca Pederzolli, l'avvio della trari è stata cancellata di tassa
nità di Valle Patrizia Ballardini e trasformazione del commercio Carta in Cooperazione (1 di- ingresso di 52 euro. Sono interLuigi Olivieri, William Bonomi alimentare, dovuto a nuovi con- cembre 2014), il completamen- venuti Mario Lorenzi, Serafina
(Pinzolo), Loris Tisi (Giustino), correnti in Val Rendena e allo to «con ribasso delle spese» del Fustini, Renato Fedrizzi, Giulio
Arturo Povinelli (Carisolo), An- spostamento dell'Ingross da nuovo negozio a Giustino e il Maturi, Carla Maturi, Mauro
gelo Capelli (Spiazzo) e Bruno Giustino a Carisolo per realiz- rinnovo del contratto integrati- Commotti, Riccardo Maturi e
Tisi(Bocenago).
Alberto Ferrari: hanno evidenzarvi un nuovo supermercato vo ai dipendenti.
Per i cinquant'anni da socio da 800 metri con parcheggio».
Luca Pederzolli ha illustrato ziato il malessere per il commissono stati premiati Armo Maf- La perdita d'esercizio, 131.085 il bilancio e Tullio Waldner il bi- sariamento, per la crisi di vendifei, Arnaldo Lavezzari, Ezio Vidi euro, è «ampiamente sopporta- lancio sociale con vendite in of- te a Spiazzo e non solo, la necesbile dall'ente Cooperativo». Da ferta ai soci per 2 milioni sità di non licenziare nessuno
e Teodosio Maffei.
La relazione al 30 settembre segnalare la perdita di 5.924 eu- 450.000 euro, con un risparmio ma formare e nominare ammi2014, della presidenza di Cimel- ro di Nuovo Discount (Euro- di 700.000 euro, senza dimenti- nistratori capaci e vendere proio Binelli (presente in sala) è sta- spin) a Carisolo detenuto al care «la qualità dei prodotti e la dotti con maggior qualità (verta presentata da Maurizio Po- 50% e l'introito di 2 milioni 238 presenza della Famiglia coope- dura) e margine. Maurizio Postai. I ricavi netti sono stati 23,9 mila euro da SAIT. Sono stati rativa nei piccoli centri» e regali stai nel chiudere ha promesso
milioni di euro, una leggera fles- sottolineati «le dimissioni di ai soci per 30.000 euro. I dipen- riunioni di zona «almeno quatsione (0,5%) rispetto al 2013 (24 William Collini e Riccardo Ma- denti sono 110 con punte a 150, tro» per informare i soci e far namilioni) con un -3% nel detta- turi, il commissariamento e re- con stipendi per 4,8 milioni di scere candidature locali.
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Per il Cedis di Storo è l'anno elei record
I STORO
Il 2014 anno positivo per il CEdiS, il Consorzio Elettrico di Storo presieduto da Giorgio Rossi,
sia perché si è concluso il periodo del commissariamento, sia
per la produzione da record di
energia elettrica: complici le abbondanti piogge, sono stati prodotti infatti oltre 28 GWh (oltre
26 GWh idroelettrica e circa 2
GWh di fotovoltaica). "È stato
un anno eccezionale che ben dif-
ficilmente potrà ripetersi: avremo produzione record, sconto
ai Soci record e utili record",
spiega Rossi.
Anche la situazione finanziaria è in deciso miglioramento:
"Abbiamo rinegoziato con le
banche i tassi degli affidamenti
riducendone l'ammontare a meno della metà", spiega sempre
Rossi. "Abbiamo anche praticamente concluso la restituzione
del prestito ponte acceso dal
Commissario nel 2012 delibe-
rando di restituire in anticipo
l'ultima tranche di 500 mila euro". Merito al nuovo Cda, che ha
orientato la gestione verso il Socio. "Abbiamo deciso di applicare in bolletta ai soci uno sconto
base permanente, così che le nostre tariffe risultino essere per
tutte le categorie di utenti, inferiori a quelle dei migliori operatori di mercato. Inoltre ogni anno verrà aggiunto un ulteriore
sconto legato all'andamento
dell'anno", spiega ancora con
orgoglio il presidente della cooperativa.
Numeri positivi anche dalla
rete in fibra ottica, che è stata ufficialmente riconosciuta come
rete pubblica di telecomunicazioni: questo consentirà dal
2015 di p o ter servire anche i non
soci. Complessivamente il settore delle telecomunicazioni ha visto una crescita del numero di
clienti del 3% per lafibraottica e
del 17% per l'hiperlan, ovvero le
cosiddette "antennule". Ad attrarre numerosi clienti anche la
scelta di introdurre tariffe "tutto
compreso" per telefonate illimitate verso rete fissa e cellulari italiani,
(s.p.)
Pag. 29
Scuole musical^ testo unico
per «definire» il settore
» TRENTO
Un testo unificato in cui confluiscano due disegni di legge
che puntano a rendere più
omogenea, trasparente e di
qualità l'offerta delle 13 scuole
musicali del Trentino. Un testo che per modificare le norme dedicate al settore nella
legge sulle attività culturali,
dovrà anche tener conto anche le osservazioni dei soggetti coinvolti e interessati. Questo l'obiettivo che la quindi
commissione ha condiviso ieri con Pietro de Godenz (Upt)
e Filippo Degasperi (M5s), firmatari delle due proposte, e
l'assessore alla cultura Tizia-
no Mellarini. In ordine di tempo, l'organo consiliare presieduto da Lucia Maestri (Pd) prima ascolterà tutte le scuole
musicali che saranno invitate
alla seduta con il loro coordinamento, poi il Conservatorio
per le necessarie interazioni
da attivare con questi istituti,
e infine la Federazione dei corpi bandistici e il Consiglio delle autonomie locali - Consorzio dei Comuni.
Sulle questioni dell'assunzione e della gestione del personale, per Mellarini il tema è
delicato perché la Provincia
non può entrare nel merito
delle scelte di scuole musicali
private.
Pag. 30
RistoS, ricorsa
per Parca self
accolto dai Tar
TRENTO. Accolto dal Tar il
ricorso presentato dalia RistoB
e Euroconsuì control!
provvedimento del dirigente
del servizio sportello imprese e
cittadini dei Comune di Trento,
di diniego della domanda di
concessione in sanatoria per
lavori di cambio di destinazione
d'uso da magazzino a pubblico
esercizio (ristorante self
servi ce). La questione si era
bloccata sul numero di
parcheggi che la Risto3 avrebbe
dovuto garantire per
trasformare una parte dei
magazzino ai Bren center in una
area clienti self. La società
aveva individuato cinque nuovi
staili ma per il Comune di
trattava di un numero troppo
basso, E quindi era arrivato il
no alla richiesta di modifica. Si
era quindi arrivato ai ricorso ai
Tar e i giudici hanno accolto il
ricorso annullando quindi il
provvedimento degli uffici
comunali. E il Comune dovrà
anche pagare «le spese del
giudizio afavore delie società
ricorrenti, cheiiquida
complessivamente in euro
4.000 euro per l'azione di
annullamento e L5Q0 per
l'azione tesa a far valere il
diritto d'accesso».
Pag. 31
Slow Food, Mach e museo civico
con Baldensis: meno sale si può
È partito da Rovereto il percorso
nutrizionale organizzato dalla Scuola di
scienze gastronomiche alpine sul tema
«Meno sale più sapori alpini».
Lunedì scorso, nella sede delle
Formichine, si è tenuta la prima tappa
territoriale dell'iniziativa, con una serata
di degustazione consapevole organizzata
in collaborazione con l'alleanza dei
cuochi regionali Slow Food, la
Fondazione Mach e il Museo civico. Nel
corso del pomeriggio sono intervenuti
esperti di nutrizione, di agronomia e di
botanica, accompagnati dai produttori di
erbe aromatiche dell'associazione
Baldensis e dei panificatori del Panificio
Moderno. Infine si è cenato con i piatti a
basso contenuto di sodio proposti dallo
chef delle Formichine Max Arer.
L'obiettivo era quello di riflettere su
come poter sostituire il sale in cucina,
senza per questo rinunciare ai piaceri
del palato e aderendo così alla
campagna nazionale di Slow medicine,
anche in vista dell'Expo di Milano. «Si
calcola che il 65% delle persone
ingerisca ogni giorno circa il doppio del
massimo di sodio ammesso,
un'abitudine che può facilitare
l'ipertensione e causare danni
cardiocircolatori», spiega il direttore
della Scuola di scienze gastronomiche,
Angelo Giovanazzi. Il percorso
nutrizionale continuerà nei prossimi
mesi con altri appuntamenti sul
territorio.
La.Ga.
Pag. 32
di Luca H/iarognoii
I TRENTO
Avete presenti i pesciolini rossi
che qualche burlone getta nei laghetti e poi diventano centinaia,
grossi come trote? Il pesce giallo
del Centro socio educativo Anffas di via Gramsci è di legno e
non ha le pinne ma si è moltiplicato a dismisura, almeno di numero: gli "esemplari" hanno già
superato quota 2.500, arrivando
nelle mani addirittura di Papa
Francesco e del Dalai Lama, di
Dario Fo e Giovanni Allevi, di
Margherita Hack e don Mazzi, di
Pupi Avati e Zygmunt Bauman.
Persino nei piedi magici della
ballerina senza braccia Simona
Atzori. È andato anche piuttosto
lontano: dalla Nasa di Houston
alla casa di Babbo Natale, a Rovaniemi, dalla California (dove
Moreno Moser l'ha fotografato
sott'acqua) alla Cina, fino a raggiungere il Gange dove è stato
abbandonato tra i flutti. «Con
un pezzo di legno di tre centimetri per quattro stiamo girando il
mondo», racconta il "padre"
dell'originale creatura, Maurizio
Menestrina, operatore Anffas e
disegnatore dalla sterminata
fantasia e dal debordante entusiasmo (se vi ritiene "adatti" allo
scopo ci mette poco a
"pescizzarvi"). Lui sta al pesciolino di legno come Geppetto a Pinocchio. Con la differenza che la
sua invenzione, che come il burattino di Collodi ha un'anima
speciale, nasce da tante mani e pur restando un oggetto unico e
sempre diverso - è diventato
"seriale". Le mani creatrici sono
quelle degli ospiti del Cse di via
Gramsci, che dal giugno 2007,
nel tempo rimasto libero tra una
attività e l'altra (spaziano dall'ippoterapia alla psicomotricità,
dalla pet-therapy al nuoto in piscina), sono diventati una magnifica e miracolosa catena di
montaggio. Una fabbrica di sorrisi e condivisione.
Lui, il protagonista di questa
fiaba che attira stupore e meraviglia ogni giorno, si chiama
"pesce grazie" e se ve ne daranno uno vi seguirà in ogni dove.
«Siamoriuscitia creare un legame straordinario di donazione»,
continua Menestrina, per gli
amici "Mene". «Quando lo ricevi
noi non ti chiediamo niente. Tu
diventi veicolo di un pensiero
etico, portatore sano di un messaggio che i nostri ragazzi non
sono in grado di veicolare fisicamente o intellettualmente. Con
Quei 2.500 pesci
che portano ovunque
i sorrisi di Anffas
L'ideatore Menestrina: «Così l'handicap arriva nelle case»
E ora saranno i testimonial dei 50 anni del sodalizio
'V
.??'.
e-.
Menestrina con il «pescisfero» e, in alto a destra, con Dario Fo. Sopra un incontro tra pesci... (foto Panato)
il pesce l'handicap te lo porti a
casa. È un modo per dire: io ci
sono! E io ti dico "grazie di cuore"».
Bella pensata, Mene! Ma come gli sarà venuta? Tutto è iniziato da un acquario per pesci
(veri), destinato alla discarica.
Era nella cantina di Luca Vareschi, responsabile del Cse, ma
Maurizio l'ha intercettato. «Le
pompe e i vetri erano integri e
ho pensato: perché non lo trasformiamo in qualcosa di inte-
rattivo? Era una cosa statica e la
prima idea è stata quella di dargli movimento. Come? Uscendo
per prendere i pesci, il mangime, gli accessori. Poi abbiamo
iniziato a lavorare con la materia, come velluto, creta e stoffa,
Pag. 33
ne peniate eli Mene:
cessi d'autore
e Pista; del OS
TRENTO. VEiEcanico Menestrina.
Si è inventato persino un
"pescisfero", un gf obo
terracqueo in materiali riciclati
che indica i luoghi più remoti
raggiunti dai suo "Pesce
grazie". «Ci manca solo
l'Australia», dice. Poi tira fuori
il librone con le foto di luoghi e
personaggi "pescizzati": la
Mongolia (grazie a un
giornalista austriaco
conosciuto in Piana Rotai lana),
Cina, Giappone, Thailandia,
Corea, India, Mauritius, Africa
dei Sud, Kenya, Arizona, Nepal,
Tunisia... Tra i testimoniai
personaggi di fama mondiale
ma anche locale: mons.Bressan,
Cesare Maestri, Giorgio Lenzi, i
Bastarci Sons of Dioniso, la
coppia Daiiapè-Cagnotto, Rossi,
Pacher, Durnwaider...
Ma Menestrina è autore di altre
pensate clamorose: come la
mostra di cessi d'autore
"Waterlife", che luccicano
ancora nei suo giardino, la
trasformazione dell'isola
ecologica di via Gramsci
(ingombra di siringhe,
materassi e batterie usate) in
una aiuola-parco tematico e
l'albero di Natale dei cse
decorato con 950 Cd usati.
«Abbiamo creato un rapporto di
cittadinanzaattivacon il
quartiere e le associazioni
Prodigio, Fai e Sad. Conosciute
portando loro un pesce...».
per rinforzare il concetto di pesce. Non potendo i ragazzi comunicare verbalmente, l'oggetto permette loro di trasferire percezioni, sensazioni ed emozioni». Su una cartella l'operatore
ha incrociato i nomi dei ragazzi
con le diverse abilità di cui dispongono (trasporto, manipolazione, carta vetrata, pittura, colla, spago, nodi...). Ciascuno fa
quello che riesce, c'è anche chi
del confezionamento è solo
spettatore, ma il pesce passa anche simbolicamente - attraverso le mani di tutti.
Mentre ti racconta questa incredibile storia Menestrina si infervora: «Tutto questo era un'
utopia. Un progetto pedagogico
di équipe, con un'idea, vista in
funzione di un bisogno... Ma se
non fosse stata condivisa sarebbe rimasta tale». Mancava qualcosa per dare vita a quei pesciolini gialli. Ecco che d'improvviso
si è accesa la lampadina: «Ho
pensato: sarebbe bello se potesse diventare un gadget, un dono». Così "Pesce grazie" ha iniziato a nuotare per il mondo, è
stato accompagnato da un certificato che viene consegnato assieme al pesce, è arrivato sulle
magliette di Giochi senza barriere e sulla stampa, anche estera.
Ormai libero di nuotare in mare aperto e con le stellette conquistate sul campo accompagnando vip e persone comuni
per milioni di chilometri, "Pesce
grazie" ha anche avuto l'onore
di diventare il simbolo dell'Anffas di Trento che in dicembre
compirà 50 anni. La direzione
ha commissionato la produzione di 500 pesciolini gialli di legno fatti a mano con sopra impressi il simbolo dell'Anffas nazionale, la rosa blu, e la data dell'
anniversario.
Arrivano in visita i bimbi della
scuola dell'infanzia La Clarina,
truccati da gatti: loro cantano
una canzoncina e Menestrina li
"pescizza". Poi ci presenta gli
ospiti di Anff'as, i suoi colleghi e
colleghe, ci mostra le sale dove si
svolgono le attività, quella per la
manicure e il rilassamento (ha
costruito una chaise longue di
cartone riciclato che regge un
peso di 800 chili ed è di una comodità strepitosa), la vasca componibile che viene riempita di
palline di plastica dove nuotare
beneficiando di uno speciale
massaggio, il salotto centrale
con un grande tavolo, poltrone e
la tv dove proiettare i cartoni animati. Tutto curato e pulito.
Ci scappa l'occhio in un angolo, verso la zona mensa, dove
spicca un acquario. Guardiamo
il "Mene". «È quello, certo», sorride. «Dentro èrimastounpesce
solo, dovremmo mettercene
qualcun altro».
)uci 2.500 pesa
( he portano ovunque
1vorrai di Anffas
5
rrjjf- «Lmjà
1IfLài Sì"
Pag. 34
«Ex Panorama tornì struttura turistica»
di Sandra battei
I TRENTO
«Un luogo che nella memoria
collettiva è sempre stato meta
di gite familiari, per poter godere della vista della città dall'alto
e per poter gustarsi un gelato
all'aria aperta, a pochi minuti
dal centro abitato».
Spiega così il sindaco di Trento Alessandro Andreatta la sua
posizione a proposito del futuro dell'ex Hotel e pure ex Centro Panorama, che nelle intenzioni della Provincia, che ne è la
proprietaria, dovrebbe essere
affidata alla casa di accoglienza
alla vita Padre Angelo, che ospita donne in difficoltà per favorire la maternità in situazioni problematiche. Per questo il sindaco, dopo aver letto la risposta
dell'assessore Mauro Gilmozzi
all'interrogazione della consigliera Lucia Maestri che chiedeva lumi sull'utilizzo dell'ex Panorama, chiede che ci si sieda
attorno ad un tavolo, per valutare una soluzione diversa per
l'associazione Padre Angelo.
Tornando all'esordio, il sindaco di Trento è convinto che la
struttura debba conservare la
destinazione per cui è nata,
quella turistica. «La città è un
una fase di espansione turistica
- aggiunge Andreatta - grazie alla sua offerta culturale arricchita dal Muse e grazie ai Mercatini di Natale. Quindi bisogna ragionare in questa prospettiva,
perché rimanga un luogo di
contemplazione e di fruizione
per tutti, e che inoltre sia gradita anche alla popolazione di
Sardagna. Per quanto riguarda
la casa di accoglienza Padre Angelo, non penso ci siano problemi a trovare una sede più grande, perché in questa fase non
c'è scarsità di edifici e se si ragiona con la Provincia, una soluzione si trova».
La posizione del presidente
della circoscrizione Mirko Demozzi è nota: la popolazione di
Sardagna si è sempre espressa a
favore dell'utilizzo turistico della struttura, chiusa dal 2012. «Ricordo che su questa lunghezza
d'onda - afferma Demozzi - si
erano espressi sia l'allora presidente della giunta Pacher, sia il
sindaco, in un incontro in loco
nel 2010. Dal canto nostro abbiamo sempre ribadito la valen-
za turistica dell'ex Centro Panorama, perché questo significa
valorizzare l'intera area che
comprende la stazione della funivia e la buca degli orsi, attualmente in uno stato di degrado
che non dà una bella immagine, anche ai numerosi turisti
che dopo la visita al Muse, prendono la funivia per ammirare
Trento dall'alto. Detto questo,
non dico un no deciso alla struttura socio-assistenziale, anche
se penso che altri luoghi siano
più adatti». Demozzi annuncia
che nel prossimo consiglio circoscrizionale riproporrà l'utilizzo turistico del Centro, che potrebbe ridare impulso anche alla funivia, perché come mezzo
di trasporto per i soli mille abitanti di Sardagna, non può reggersi economicamente.
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«Con i tagli alla sanità
(usabili relegati
in casa tutte le sere»
Giuseppe Pallaver: mi metto a disposizione per tenere
aperto uno spazio per chi può uscire solo il pomeriggio
I ROVERETO
Tempi durissimi per chi è afflitto da disabilità permanenti: con i tagli alle risorse pubbliche non ci sono più denari
per finanziare servizi utilissimi come l'accompagnamento
per chi ha difficoltà di deambulazione. E così, quello che
per tutti è un sacrosanto diritto - quello di uscire di casa di
tanto in tanto la sera - viene
negato. Nel chiuso delle loro
abitazioni, la maggior parte di
chi patisce questo disagio rimane nel silenzio, forse sperando che la questione si risolva da sé. I più battaglieri invece si arrabbiano. E Giuseppe
Pallaver, a cui non manca certo la vis polemica, se la prende
con le istituzioni, e in particolare con il sindaco Andrea
Miorandi. «Sei un sindaco-Pinocchio - dice Pallaver, che
oggi ha 72 anni ma gode di
un'invidiabile vitalità - perché
mi hai promesso che saresti
venuto a trovarmi, mi hai promesso che mi avresti spiegato
a chi rivolgermi per risolvere i
miei problemi derivanti dal taglio delle risorse e invece non
ti sei mai fatto vedere. Nemmeno una telefonata». La riforma sanitaria disegnata da Ugo
Rossi quando era assessore alla sanità ha accorpato alcune
essenziali voci dei servizi sociali al sistema sanitario, e così Pallaver si ritrova relegato in
casa nelle ore serali. «Leggo
dai giornali - prosegue Pallaver - che Rovereto non sarà
più nella Comunità di Valle,
ma non si capisce chi curerà il
sociale. Il dirigente del servizio alla Asl mi ha detto che sono un privilegiato, così adesso
mi tocca mangiare alle 18 e
stare a casa, perché non riesco
a finanziarmi un'adeguata copertura professionale. Il sindaco aveva promesso di ascoltarmi e aiutarmi a riavere quegli
80 euro al mese che mi hanno
tolto e con i quali riuscivo a pagare una persona in più, per
uscire ogni tanto la sera. Non
vorrei - aggiunge con ironia che fossero gli stessi 80 euro
promessi da Renzi a qualcun
altro». Pallaver lancia un appello: vuole organizzare appuntamenti per persone che
non possono uscire la sera.
Lui si mette anche a disposizione per tenere aperto uno
spazio proprio per quelli che
possono uscire solo di pomeriggio. Per poter assistere alla
proiezione di un film, a un dibattito preelettorale, a una
mostra d'arte: qualsiasi cosa
pur di rimanere attivo in una
città che offre magari molto,
ma non certo a chi è costretto
a rimanere in casa di sera.
E l'agguerrito Pallaver ne ha
anche per l'Itea: «Per bocca
della presidente Aida Ruffini
al suo insediamento - spiega l'Itea sarebbe dovuta diventa-
re un'azienda "green". La qualità delle costruzioni e la manutenzione degli stabili sarebbe dovuta costare meno, sui
tetti avrebbero dovuto comparire pannelli solari per l'acqua
e la classe energetica di queste
case avrebbe dovuto essere
migliorata. Questo avrebbe
dovuto consentire agli utenti
di risparmiare nella gestione
ordinaria. Ma a casa mia c'è
mezzo centimetro di spazio
tra serramenti e davanzali.
Perché adesso l'Itea sostiene
di non avere soldi per effettuare le manutenzioni che sarebbe invece tenuta a fare? Come
mai non mancano mai i denari per pagare presidenti e direttori, anche a fronte di una evidente politica gestionale fallimentare? Come mai L'Itea si è
tanto occupata di spendere
per costruire ex novo, invece
che spendere per onorare i
contratti con i suoi inquilini?»
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«Il cuore del commercio
rimane nei centri storici»
di Giacomo Eccher
I CLES
Dopo l'approvazione, a metà
novembre, del documento
preliminare del Piano territoriale, lunedì l'assemblea della
Comunità valle di Non si occuperà del piano stralcio di adeguamento ai criteri di programmazione urbanistica del
settore commerciale. Con quali novità, se ci sono? Ne abbiamo parlato con l'assessore al
commercio, Giuseppe Dapoz,
che firma la proposta di delibera. «Quello del commercio è il
primo dei quattro piani stralcio che come Comunità portiamo avanti nel contesto del Piano territoriale generale. E questo dopo il via libera della conferenza dei sindaci e il confronto con le associazioni rappresentative di categoria» - afferma l'assessore.
Da precisare subito che il
piano riguarda solo le grandi
superfici di vendita, quindi gli
spazi commerciali oltre gli 800
mq, limite fino al quale a decidere sono i comuni. «Questo è
il primo punto, e da qui siamo
partiti confermando quello
era stato ipotizzato già alcuni
anni addietro (erano i tempi
dell'assessore provinciale Remo Andreolli, ndr) con i tre poli per la grande distribuzione,
ciascuno da 1.400 mq, previsti
a Sarnonico per l'Alta valle di
Non, a Cles e in parte Tassullo
(Santa Giustina) per la destra
Anaunia e a Taio (Mollaro) per
la zona Predaia. Altre richieste
dai sindaci non ne sono venute» - afferma Dapoz. Questo
perché - spiega - Comunità e
Comuni sono consapevoli che
il vero tessuto commerciale,
per avere senso e futuro in valle, deve rimanere nel contesto
dei centri storici. E non solo
per un doveroso risparmio di
territorio ma anche per la vivibilità dei paesi, piccoli o grandi. Su questa impostazione
hanno concordato i sindaci
nella conferenza convocata il
5 febbraio a Cles dalla referente Mara Dallatorre, sindaco di
Bresimo. «Soddisfatto perché
la valle di Non ancora una volta riesce a dare una risposta
unitaria ad un problema di
programmazione, a dimostrazione che la concertazione
con cui ci stiamo muovendo in
valle di Non sta dando buoni
risultati» - sottolinea Dapoz.
Se a Cles la filosofia commerciale è ormai acquisita "al centro storico" e a Sarnonico sono
avviati i lavori per un grosso insediamento commerciale, diversa è la situazione nel comune Predaia che ora nell'area
commerciale a suo tempo prevista per la grande distribuzione, allocata nella frazione di
Mollaro, si ritrova con un grosso macigno, l'enorme costruzione incompiuta che sembrava destinata a scopi commerciali ma che, per fallimento
dell'impresa, è rimasta uno
scheletro abbandonato senza
tetto,
in
pratica
un
"ecomostro". Un progetto che
ora il commissario Marco Endrizzi, d'intesa con la Cdv, cerca di rivitalizzare ripristinando i 1.400 metri iniziali di grande area commerciale. L'immobile, ora abbandonato, era stato realizzato negli anni 2006 2008 per iniziativa della Nexis
spa poi Nexitec spa, azienda
trentina che operava nel campo dell'impiantistica e delle
tecnologie. L'azienda aveva
chiuso il bilancio 2008 con 15
milioni di perdite e dopo lo
stop dell'operazione immobiliare da 9 milioni per il centro
commerciale di Mollaro aveva
presentato al Tribunale istanza di fallimento con nomina
del curatore Corrado Fedrizzi.
Per quanto riguarda il comune
(allora era Taio) l'autorizzazione iniziale era stata rinnovata
due volte e poi decaduta facendo rientrare l'area nella competenza del sindaco, quindi fino a 800 mq. Adesso si cerca di
rilanciarla con il piano commerciale di valle.
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Male, vìa libera della Comunità
al nuovo supermercato Poli
di Alessia lanon
» VALLE DI SOLE
Approvato dall'assemblea della
Comunità valle di Sole di venerdì sera il piano stralcio in materia di programmazione urbanistica del settore commerciale,
nel quale è previsto l'insediamento di una grande struttura
di vendita a Male (il supermercato Poli traferito da Dimaro).
Alla votazione non hanno preso
parte, a causa dell'incompatibilità per conflitto di interessi,
Carlo Ravelli (sindaco di Monclassico), Massimo Leonardi e il
presidente Alessio Migazzi, sostituito nella conduzione dell'
assemblea dal vicepresidente
Guido Redolii. Non era presente alla discussione nemmeno
Romedio Menghini, sindaco di
Dimaro e presidente della fami-
glia cooperativa di Male.
Il piano è stato illustrato ai
consiglieri dall'architetto Daniele Bertolini che ne ha curato
la redazione insieme al geometra Mauro Pancheri dell'ufficio
tecnico della Comunità. Al termine dell'illustrazione, Pasquesi ha aperto la discussione chiedendo quale fosse la posizione
della maggioranza (mai esplicitata attraverso nessuna dichiarazione di voto in corso di assemblea) e ribadendo la contrarietà del suo gruppo Noi Comunità all'insediamento di una
grande struttura di vendita in
Val di Sole. «Perché il parere degli stakeholders non è stato preso in considerazione come per
il Ptc anche per la stesura del
piano stralcio che ha ricadute
concrete sul territorio? - ha
chiesto Pasquesi- Bisogna ragionare a lungo raggio, magari
la nuova struttura di vendita determina la chiusura di piccoli
punti vendita, senza dunque
apportare benefici».
Di opinione differente Giacomo Redolfi, rappresentante del
Comune di Mezzana: «Bisogna
tener conto non solo degli interessi privati degli stakeholders,
ma anche dell'interesse pubblico e diffuso di tutta la popolazione, perché in questa sede bisogna rappresentare tutti, non
solo gli stakeholders. Bisogna
chiedere alla comunità se vuole
una grande struttura di vendita.
Io l'ho fatto e non ho ricevuto
nessuna risposta negativa, questo sempre ricordando che i negozi di vicinato vanno tutelati,
come farà l'amministrazione di
Mezzana con duelli delle frazio-
ni». Di diverso avviso i sindaci
di Rabbi e Caldes, che hanno
espresso voto contrario. Più articolato l'intervento dell'ex vicepresidente Italo Zambotti, che
ha definito la Comunità di valle
un ente delegittimato dalla riforma provinciale ed il Ptc carta
straccia, non essendo contenuta nello stesso nessuna scelta di
tipo politico. Ha comunque votato a favore del piano stralcio,
conformemente al parere rilasciato dalla conferenza dei sindaci. La votazione finale ha portato all'approvazione del piano
stralcio, con 21 voti favorevoli e
7 contrari (cinque dei quali sono arrivati da consiglieri della
stessa maggioranza, infatti oltre ai due consiglieri di Noi Comunità hanno votato contro il
piano anche Albasini, Cicolini,
Maini, RossieZappini).
Pag. 38
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L'incontro ieri a Milano tra Provincia e Unicredit per offrire servizi alle imprese trentine all'estero
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Alessandro Olivi, vicepresidente
mcredit aiuta le imprese
a promuoversi all'estero
Il vicepresidente della Provincia Olivi incontra il direttore generale Nicastro
L'istituto di credito darà supporto con servizi e ad attirare investitori
I TRENTO
Le imprese guardano all'estero,
in cerca di maggiore competitività. Ed in questa ottica si è svolto ieri l'incontro a Milano fra il
direttore generale di Unicredit
Roberto Nicastro e il vicepresidente della Provincia Alessandro Olivi. Obiettivo, dare corso
ad alcune ipotesi di collaborazione riguardanti in particolare i
mercati internazionali, sia sul
versante della proiezione delle
imprese trentine verso l'esterno
sia per quanto riguarda la capacità del Trentino di attrarre attività sul proprio territorio.
Unicredit, uno dei principali
gruppi finanziari europei e banca leader in Italia, è molto presente all'estero in aree interessanti per il Trentino, nei con-
fronti delle quali potrebbero essere avviate o potenziate forme
di collaborazione e partnershis,
con il supporto della Provincia e
di Trentino sviluppo. Affrontato
anche il tema della leva finanziaria, per supportare le esigenze di
liquidità del sistema trentino.
«Unicredit è un gruppo di primaria importanza, - ha detto Olivi siamo pertanto molto soddisfatti della disponibilità manifestata
da Nicastro e nei prossimi mesi
ci impegneremo a darle un seguito concreto».
In sintesi i temi che la delegazione guidata dal vicepresidente
Olivi ha sottoposto al direttore
generale di Unicredit Roberto
Nicastro, come noto di origini
trentine e quindi conoscitore diretto della realtà economico-imprenditoriale provinciale. Il pri-
mo riguarda il sostegno ai percorsi di internazionalizzazione
di imprese trentine che manifestano particolari potenzialità in
termini di eccellenza e qualità
delle produzioni ma che per ragioni non solofinanziarienecessitano di un "accompagnamento" nella fase di penetrazione di
alcuni mercati esteri, che comporti lafornituradi servizi, competenze, messa in contatto con
potenziali partners. «Nicastro sottolinea Olivi - ha manifestato
la disponibilità di Unicredit a
fornire il proprio supporto, ma
ci ha anche invitato a compiere
alcuni passi preliminari. In primo luogo, assieme a Trentino
Sviluppo, è necessario realizzare un'analisi riguardante quella
fascia di imprese di piccole-medie dimensioni che hanno già in
corso percorsi anche potenziali
di aggressione di nuovi mercati,
per favorire la creazione di reti
di scopo in alcuni ambiti specifichi, come meccatronica, agrifood, edilizia sostenibile, energia,
e questo prima ancora di individuare le aree all'estero dove esse
possono operare al meglio. In
Trentino c'è insomma un problema di dimensioni di imprese». Il secondo tema riguarda la
capacità del Trentino di attrarre
investitori non finanziari dall'
esterno, in particolare nei settori dell 'industria e del turismo.
Unicredit può aiutare il Trentino nella ricerca di quei soggetti
interessati ad investire in un territorio alpino, collocato in posizione strategica e caratterizzato
da alcuni punti di forza anche
sul piano della governance.
Pag. 39
MAZZALAI (COUFiNDUITRiA)
«Per agganciare
la ripresa ci servono
i nostri cervelli»
svolto positivo a livello occupazionale. E se ripresa dell'
export c'è stata, molto lo si deIl calo del prezzo del petrolio, ve al settore metalmeccanico i
alla pari della svalutazione cui prodotti incidono per il
dell'euro sul dollaro e la ripre- 55,3%, tanto che il manifattusa del commercio internazio- riero diventa un asse portante
nale, contribuiscono a creare per la nostra economia.
un contesto di fiducia per una
Su questo aspetto è interesprossima ripresa. Una prospet- sante l'analisi fatta da Stefano
tiva nella quale il Trentino ha Micelli, direttore della Fondauna carta in più da giocare: zione Nord Est, che è partito
quella della statisticamente dalla stimolante definizione di
maggiore competenza degli at- manifatturiero innovativo, fattuali quindicenni, rispetto ai ta da Mazzalai. La forza del
pari età del resto d'Europa, re- Trentino è quella della specialativamente alle materie scien- lizzazione della propria produtifiche. Un capitale da sfrutta- zione - ha osservato Micelli re - ha detto ieri il presidente capace di soddisfare anche le
di Confindurichieste più
stria Trento
particolari
Paolo Mazzadella clientelai - ma che è
la internaziomesso a rinale; per una
schio dalla coproduzione
siddetta
di
qualità
"fuga dei cerche non può
velli".
più essere
quella di una
«Fino a ogvolta.
gi abbiamo
solo
speso
Micelli ha
nella formapoi indicato
zione, per retre punti fongalare ad altri
damentali, ciinsultati. Spetando alcuni
riamo che si Paolo Mazzalai (foto Panato)
esempi trentratti solo di
tini che hanun prestito»,
no precorso i tempi. Si deve
ha sottolineato Mazzalai.
partire dalla strategia d'impreE se grazie ai citati fattori po- sa per una produzione più vasitivi il Prodotto interno lordo ria e rispondente a specifiche
è tornato ai livelli del 2000, richieste. Il secondo punto è
questo in termini pratici vuol quello tecnologico: «Si parla
anche dire che a livello econo- delle realizzazioni in 3D? Bemico si sono persi quindici an- ne, è trentina la prima azienni. Se a livello internazionale le da, la HSL, che ha importato in
prospettive possono essere Italia le stampanti a tre dimenconfortanti - è l'analisi dell'As- sioni. Come il Muse è il primo
sociazione degli industriali a proporre il "fab-lab" dove
trentini - localmente siamo an- l'aspetto produttivo si sposa
cora in una fase interlocutoria. con quello culturale», ha ricorA essere in rilancio sono so- dato il direttore della Fondalo le medie grandi aziende che zione Nord Est. In altre parole,
hanno internazionalizzato la intuizioni utilissime per «saltavendita dei propri prodotti. re in sella ad un cavallo che sta
Soffrono e molto, invece, e passando e non si sa quando
non da oggi, le piccole impre- tornerà», come Mazzalai ha
se e quelle che si muovono so- definito l'attuale fase di rilanlo nel contesto di un mercato cio.
locale. Il tutto senza nessun ri©RIPRODUZIONE RISERVATA
di Daniele Pereti!
I TRENTO
I Economia
1
Unicredit aiuta le i
a promuoversi all'estero
Pag. 40
•i
Sei aziende in cerca di consulenti mettono alla prova i laureati
di Valentina Zeni
I TRENTO
Sei aziende internazionali, duecento-quaranta laureati e laureandi del Dipartimento di
Economia e Management
(Dem) dell'Università di Trento e novantacinque colloqui
conoscitivi.
Questo il programma della
giornata di orientamento professionale "Careers in Consultancy", iniziativa nata in collaborazione con l'Ufficio Job
Guidance d'Ateneo e svoltasi
ieri presso la sede del Dem.
Lo scopo dell'evento è stato
duplice: far comprendere agli
studenti cosa significa lavorare nel settore della consulenza
e permettere alle aziende di incontrare i nuovi talenti.
Nel corso della giornata di
ieri, alcuni referenti di sei società leader in ambito internazionale, Accentare, Deloitte,
EY, PwC, KPMG e Business Integration Partners, hanno presentato le rispettive aziende e
l'attività ai giovani laureati e
laureandi in discipline manageriali.
Questi ultimi sono stati poi
sottoposti a brevi colloqui individuali, finalizzati alla conoscenza reciproca, ma anche
all'attivazione di percorsi di
stage di durata variabile da tre
a sei mesi. Al termine di questo
primo periodo di prova i giovani stagisti potrebbero essere
assunti ed iniziare così la loro
carriera nell'ambito della consulenza.
Le opportunità di impiego
in questo campo sembrerebbero alquanto numerose: sempre più aziende si affidano, infatti, al supporto delle società
di consulenza per assumere
decisioni rilevanti per la loro
crescita, alla ricerca di indicazioni qualificate ed adatte a
mercati in continua evoluzione.
Il profilo del "perfetto consulente" ricercato dalle società è però estremamente complesso e la voglia di mettersi in
gioco è fondamentale, ma certamente non sufficiente.
Se si vuole proprio dare una
definizione su chi è più ricercato dalle aziende, il candidato
ideale, è un giovane laureato,
che deve dimostrare di avere
una solida base accademica,
flessibilità mentale, spiccate
doti relazionali e predisposizione al lavoro di gruppo. Dovrebbe, inoltre, aver maturato
esperienze all'estero, ad esempio con i programmi di internazionalizzazione promossi
dell'Ateneo, ed aver già partecipato a percorsi di stage.
Effettuare la selezione dei
candidati, dunque, non risulterà semplice: i requisiti richiesti
sono molto elevati e trovare
studenti in grado di soddisfarli
tutti potrebbe non essere affatto scontato.
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Primo, stacca la spina
Mi illumino di meno, le istruzioni del Centro consumatori
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Visita illuminata con le torce ieri al Muse di Trento in occasione di Mi illumino di meno
I TRENTO
La Provincia l'altro giorno ha
dato istruzioni "risparmiose"
ai dipendenti e ieri il Centro tutela consumatori - in occasione della giornata "Mi illumino
di meno" - si è rivolto ai cittadini e alle famiglie con una serie
di raccomandazioni per risparmiare energia
I prezzi dell'energia elettrica
continuano a salire - si legge in
un comunicato diffuso ieri - e
negli ultimi anni sono aumentati anche gli elettrodomestici
in uso nelle nostre case. Chi però fa attenzione al modo in cui
utilizza tali apparecchi, spesso
può risparmiare energia e denaro.
La regola d'oro? Staccare del
tutto (o spegnere tramite ciabatta con interruttore) qualsia-
si elettrodomestico che non
venga attualmente utilizzato.
In questo modo si eliminano i
costi causati dallo "stand-by",
che per una famiglia media
possono ammontare anche a
80 euro all'anno.
Ma ecco i consigli pratici del
Crtcu per risparmiare energia:
ridurre la temperatura di 1 grado nelle stanze in cui si trovano frigoriferi e congelatori
comporta un risparmio del 6%
e del 3%; sbrinare di frequente
frigoriferi e congelatori: già
uno strato di ghiaccio dello
spessore di 1 millimetro aumenta il consumo di energia
del 6%; posando un coperchio
sulle pentole, si risparmia circa
il 70% di energia; utilizzando
ulteriori ausili, quali bollitore
d'acqua o simili, si riescono a
ridurre ulteriormente i costi.
Per cibi con tempi di cottura
lunghi sarebbe consigliabile
l'utilizzo di una pentola a pressione: questo porta ad un risparmio di energia (60%) e
tempo; sfruttare sempre il calore residuo di forno e piastre;chi
scongela il pane utilizzando il
tostapane e non il forno risparmia il 70% di energia. E per
quanto riguarda il forno: la modalità "aria circolante" è più efficiente della funzione "calore
inferiore o superiore": la temperatura d'esercizio è più bassa ed è possibile usare più piani di cottura contemporaneamente.
Con la temperatura dell'acqua sale anche il consumo di
energia; chi imposta la lavatrice (sempre a pieno carico!) a 40
gradi invece che a 60 gradi dimezzai! consumo di energia.
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Arrivano i bancomat
per la moneta virtuale
Rovereto diventa la capitale italiana dei Bitcoin
NICOLA GUARNIERI
[email protected]
Prima le startup e adesso i soldi virtuali (più corretto sarebbe dire «soldi matematici»).
Rovereto si sta decisamente
ritagliando uno spazio da protagonista nell'evoluzione digitale del mondo piazzandosi ai
primi posti in Italia come offerta legata, diciamo così, al-
Il Trentino è al terzo
posto in Italia, dietro
Milano e Roma, per
negozi che accettano
il pagamento senza
soldi e commissioni
la modernità.
Non a caso si sta già proponendo come città pilota del
Bitcoin, la moneta digitale,
creata da un giapponese, che
funziona in automatico, senza
bisogno di uno Stato o di una
Banca centrale che la controlli o la governi. Il suo valore è
dato esclusivamente dal mercato, dalla domanda e dall'of-
ferta. Da quando è esplosa la
mania sembra una gara ad accettare i pagamenti «fantasma»
(che, chiaramente, sul conto
corrente poi si traducono in
euro) a tal punto da portare il
Trentino al terzo posto assoluto in Italia, dietro Milano e
Roma, per esercenti che hanno adottato i Bitcoin. E Rovereto, come detto, è il centro
del nuovo mondo.
Su 16 negozi che li accettano,
infatti, 13 sono nella città della Quercia. E adesso, non a caso, stanno per arrivare anche
i primi bancomat. Attenzione,
però, perché trattandosi di
una moneta non coniata non
si può prelevare ma accreditare. Come? Basta infilare 5 o
10 euro e, via cellulare, ritrovarsi il corrispettivo in Bitcoin
sul proprio conto virtuale.
Tra un paio di settimane i due
bancomat saranno installati
nel bar «Mani al Cielo» di piazza del Grano e all'«Impact
Hub» di via Scuole.
A qualcuno, forse, questa notizia potrà far sorridere ma il
futuro è davvero iniziato. Perché al di là della tecnologia, a
detta degli esperti, questo sistema porterà lavoro e occupazione. Come? «Se in Trentino si può vivere di Bitcoin si
spalancano le porte alle aziende, - spiega Marco Amadori, ricercatore Fbk che si occupa
proprio di questo sistema - si
attira tutto il mondo dell'innovazione, dal turismo al marketing». In pratica è come per la
banda larga: i territori che offrono il servizio si candidano
ad ospitare aziende perché
l'innovazione tira. E, si spera,
porta soldi.
In attesa di diventare la prima
città «senza soldi» di ultimissima generazione, Bitcoin attira i commercianti con più
spirito pionieristico e innovativo, anche perché il sistema
di pagamento a zero commissioni per l'esercente stuzzica
parecchio.
La Drogheria Micheli, per
esempio, ha alzato le serrande nel 1829, una delle più vecchie della provincia ma, in
compenso, una delle prime a
credere nel Bitcoin. Ha una
storia che da sola basterebbe
a garantire una targa degna di
un museo all'azienda artigiana.
Eppure sta facendo notizia per
un accorgimento ultramoderno, agli albori delle contrattazioni da bottega. I soldi accettati, come detto, non seguono
i circuiti Bancomat o carte di
credito ma sono scambiati in
Internet. E si può pagare con
il telefonino attraverso il Qrcode senza mai tirare fuori il
portafoglio dalla tasca dei calzoni.
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Tassa di soggiorno, si apre il fronte Pd
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ANGELO CONTE
TRENTO - Il compromesso della Provincia rispetto alla data
di avvio della tassa di soggiorno apre il fronte del Pd all'interno della maggioranza. L'accordo con le associazioni degli
albergatori trentini Asat e Unat
che sposta il pagamento dell'imposta dal primo maggio al
primo novembre, infatti, non
soddisfa per nulla Lucia Maestri, consigliere provinciale del
Pd, che critica la scelta compiuta dall'assessore al turismo
Michele Dallapiccola di tornare indietro su una scelta che
era stata fatta nell'ambito della finanziaria provinciale. La data di avvio dovrà, infatti, essere modificata passando per il
Consiglio provinciale con un
voto su un disegno di legge presentato dalla giunta. Ma il gruppo del Pd, a partire dalla stessa Maestri, non dà per scontato il voto a favore. «Ci riserviamo di valutare cosa fare» spiega il capogruppo Alessio Manica.
II compromesso con gli albergatori
Giovedì l'assessore provinciale al turismo Michele Dallapiccola (Patt) e i vertici di Asat e
Unat hanno firmato il protocollo d'intesa in cui, a fronte del
rinvio di sei mesi dell'avvio della tassa di soggiorno (minimo
70 centesimi a turista per notte, massimo 1,3 euro a turista
per notte) gli Albergatori hanno ritirato la minaccia di boi-
cottare la promozione turistica. Dallapiccola ha guardato il
bicchiere mezzo pieno dicendo che, a fronte del rinvio, «ora
la tassa diventa strutturale». Il
nodo: servono ora più di 1,5 milioni di euro da reperire, soldi
che vengono meno per i rinvio
della tassa.
zione abbiamo».
Viola felice bacchetta la giunta
Gongola dall'opposizione Walter Viola, di Progetto Trentino,
che durante la discussione della finanziaria che ha introdotto la tassa di soggiorno e la data del primo maggio come avvio della stessa imposta. «Io sottolineo solo come un emendaPd insoddisfatto e critico
mento di tal fatta che mi aveLa giunta punta a spostare la vano detto che era impossibitassa di sei mesi. Tutto bene?
le che passasse durante la di«Tutto bene no - risponde ama- scussione della finanziaria - afferma il vicepresidente del Conreggiata Lucia Maestri - perché
siglio provinciale - ora di fatto
quando si vota una finanziaria
si presume che i passi sulla conviene inserito nell'accordo tra
certazione siano stati fatti con
gli albergatori e l'assessore Dalchiarezza. La concertazione dolapiccola». Viola spiega le raveva essere più robusta prima
gioni alla base, allora, della predi fare scelte in finanziaria. E,
sentazione dell'emendamento
da questa vicenda, occorre caancora valide oggi: «Avevo detpire che sarebbe una buona coto che sia per questioni di apsa concertare prima di decideplicabilità della tassa sia per il
re». Sulla scelta di Dallapiccofatto che i contratti estivi erala, la consigliera Pd spiega che
no già stati siglati, l'applicazio«ora occorrerà vedere come cone andava rinviata, lo avevo
prire il mancato gettito nell'asproposto il primo dicembre,
sestamento di bilancio». Maeora si va al primo novembre».
stri aggiunge: «Non sono conL'indicazione di Viola era arritenta perché un'azione di govata anche guardando quello
verno deve avere un principio
che era accaduto a Bolzano, doe una fine: se si decìde una cove, dopo l'ok alla norma sulla
sa quella dovrebbe essere, al- tassa di soggiorno, «hanno imtrimenti così si dà una immagi- piegato un anno per farla appline incerta, cosa che invece non care». Detto che «Pt voterà lo
è». Sul voto favorevole allo spo- slittamento della tassa quando
stamento dell'avvio della tas- arriverà in consiglio», Viola disa che va dato in Consiglio pro- ce anche che Dallapiccola non
vinciale, il Pd come gruppo «ap- può parlare di successo: «Vitprofondirà un attimo e capire- toria di che? È stata una sconmo che posizione tenere. Quan- fitta dell'assessore Dallapiccoto accaduto non è una cosa tan- la perché si è impuntato. E anto usuale». Anche Manica dice: che tutta la maggioranza ha fat«Ci riserviamo di valutare, ora to una brutta figura».
è troppo presto dire che posi-
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Si arresta la caduta del Pil italiano
di Andrea Di Stefano
» ROMA
Timido. Timidissimo segnale di
luce in fondo al tunnel per l'economia italiana: nel quarto trimestre la variazione del Pil è stata
pari azero sui tre mesi precedenti con un tendenziale su base annua a -0,3%, il tredicesimo negativo. E forse non a caso anche
Bankitalia rileva un calo del debito di circa 26 miliardi rispetto
a novembre a 2.134 miliardi. La
variazione congiunturale è la
sintesi di una diminuzione del
valore aggiunto nei comparti
dell' agricoltura e dell'industria e
di un aumento nei servizi, in
uno scenario che ha visto sì un
calo della domanda interna, ma
compensato dall'export. Molto
negative le reazioni dei consumatori e dei sindacati che non
vedono la ripresa mentre più ottimiste sembrano le organizzazioni imprenditoriali. La flessione del Pil nel 2014 si attesterà
quindi ad un -0,4% con un effetto trascinamento sul 2015 pari a
-0,1%. Il calo tendenziale dello
0,3% rispetto al quarto trimestre
2013, è infatti anche il tredicesimo segno "meno" consecutivo
per il Pil: praticamente si va indietro fino al quarto trimestre
2011 prima di poter incontrare
una crescita del Pil italiano. La
partita, per l'Italia, si giocherà
nei prossimi mesi. Saranno cruciali per capire se la favorevole
congiuntura formata da euro de-
bole, calo del prezzo del greggio,
avvio delle primeriforme,ripartenza degli ordini anche sul mercato interno, potranno finalmente materializzare un'inversione di tendenza. Le stime del
Fondo monetario accreditano
l'Italia di un misero +0,4% nel
corso del 2015. Un dato che se
sarà confermato non sarà certo
sufficiente a tingere di rosa le
prospettive dell'economia italiana. Ma, come ha affermato il ministro dell'Economia Padoan
nei giorni scorsi, potrebbero esserci «sorprese positive», riferendosi a una stima di crescita dello
0,7-0,8%. L'Italia non cresce di
fatto da 3 anni e mezzo, con una
perdita in valore di circa 73 mi-
liardi di euro: dagli oltre 1.615
miliardi del 2011 si è infatti passati a 1.542 miliardi nel 2014.
Nel resto d'Europa il quarto
trimestre è stato molto discordante, con la Germania che corre come gli Stati Uniti (+0,7 e un
tendenziale al 2,8%), la Francia
che registra un timido +0,1 e un
+0,4% e la Grecia registra un -0,2
e un tendenziale a +1,6%. Anche
nel mese di novembre sul debito, seppur in calo, ha inciso per
4,7 miliardi il sostegno finanziario ai Paesi dell'area dell'euro
(13 miliardi nel 2013). Complessivamente nel quinquennio
2010-14 il contributo italiano al
sostegno ai Paesi dell'area
dell'euro è stato pari a 60,3 miliardi.
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Fondi pensiline,tessanonepiù leggera
Tasse "tight" per i redditi derivanti dagli investimenti dei fondi pensione
in Bot e Btp. Per non penalizzare gii investimenti in titoli di Stato, tali
redditi concorreranno ai la formazione delia base imponibile per il
62,5%. A specificarlo è l'Agenzia delle entrate dopo l'aumento di
tassazione sui rendimenti finanziari di Casse e Fondi nella legge di
Stabilità, e/la gli occhi degli enti pensionistici sono anche rivolti ai
decreto attuativo- pare in dirittura d'arrivo - della manovra 2015
sull'applicazione dei credito d'imposta per le Casse dei professionisti e i
Fondi pensioni che investano parte dei risparmio previdenziale in settori
dell'economia reale, compensando cosi l'aumento delia tassazione
decisa dalia manovra (26% per le Casse, 20% per i fondi). Riguardo ai
fondi pensioni le Entrate illustrano le novità sull'imposta a 20% sui
risultato di gestione e si sofferma sulle modalità di calcolo delia base
imponibile su cui applicare l'imposta per tener conto degli investimenti
effettuati in titoli di Stato che scontano l'aliquota "iight" dei 12,50%.
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Sulla Valdastico il Tar
si schiera con la Provincia
I TRENTO
Per il quarto anno consecutivo, il presidente del Tar di
Trento Armano Pozzi ha inaugurato Tanno giudiziario. Ma
quella di ieri, davanti ad una
sala affollata di autorità civili e
militari, oltre ad essere la consueta occasione per snocciolare i dati di un anno di attività, è
stato anche il momento dei saluti. Nei prossimi giorni, infatti, Pozzi lascerà Trento per andare ad occupare la poltrona
di presidenza del Tar della Toscana, a Firenze. Un saluto
soddisfatto, per quanto realizzato in questi anni, ma anche
carico di nostalgia per una realtà che Pozzi ha descritto come un'isola felice, non esitando a definirla un "salotto". «Ho
messo ogni sforzo - ha spiegato - per cercare di elevare ulteriormente il già alto livello qualitativo e quantitativo lasciatomi dai miei predecessori. Sforzo per la verità non eroico, tenuto conto dei numeri del Tar
di Trento, certo non comparabili con quelli degli altri Tar
d'Italia, del servizio reso dalla
giustizia amministrativa alle
collettività di questa terra, e
non solo». Sull'attività del
2014 il presidente ha evidenziato come non vi siano arretrati per la giustizia amministrativa ormai da due anni,
«salvo i pochissimi e giustificati rinvii su istanza di parte» e
spiegato che i ricorsi depositati siano stati 505. Un numero
in crescita rispetto ai 327 del
2013 e ai 351 del 2012 «per l'aumento delle ottemperanze per
la legge Finto», quella che riguarda i risarcimenti per l'eccessiva durata dei processi
(mille euro per ogni anno di
"sforamento"), «che si stanno
moltiplicando e che vedono i
risarcimenti anche in caso di
condanna in primo grado, fatto che ritengo eticamente non
ragionevole». Pozzi poi, facendo riferimento al numero di
provvedimenti che si risolvono senza appelli, ha sottolineato come «in terra trentina è il
Tar che definisce le controversie amministrative, fornendo
un prodotto accettabile». Per
quanto riguarda le ordinanze
cautelari nel 2014 gli appelli sono stati infatti 6 su 84, cioè il
7,1%, e quelli avverso provvedimenti definitivi 56 su 435,
cioè il 12,8%. Il lavoro del 2014
ha visto il Tar di Trento impegnare tre magistrati e il presidente, con ricorsi da decidere
rimasti 344. «Un numero - ha
spiegato il presidente - che
comprende però procedimenti tutti già fissati, tranne quelli
per cui mancano ancora i termini. Nel merito degli argomenti trattati dalla giustizia
amministrativa trentina, nella
conferenza stampa che ha preceduto la cerimonia, il presidente ha parlato anche della
sentenza «molto articolata»
sul Not, il Nuovo ospedale di
Trento, «che il Consiglio di Stato ha parzialmente confermato e che comporterà un nuovo
bando d'appalto da parte della
Provincia. Il fatto che si debba
rifare il progetto - ha chiosato
Pozzi - vuol dire che qualcosa
che non andava c'era». Ma se
su un fronte, il Tar non ha certo fatto favori alla Provincia, su
un altro, i giudici amministrativi «condividono le scelte provinciali per ragioni ambientali
ed economiche». Si tratta della
Valdastico, sulla cui realizzazione aumentano sempre di
pili le pressioni sia dal Veneto
che da Roma, ma contro la
quale il Trentino ha da sempre
opposto una fiera resistenza.
«In materia di edilizia i problemi sono le sanatorie - ha riferito il presidente - perché accade che prima venga compiuto l'abuso, poi venga chiesta
l'autorizzazione. È accaduto
anche un caso a cascata, con
sanatoria della sanatoria. L'altro caso sono le varianti in corso d'opera». Altro campo
d'azione del Tar è stata l'attività di pianificazione territoriale, «cioè i piani regolatori e le
varianti, così come l'allocazione delle attività sul territorio».
Quanto all'immigrazione, l'impegno è stato nei dinieghi per i
permessi di soggiorno degli
immigrati, argomento per cui
il presidente Pozzi ha spiegato
che «si evita il lassismo che
permette di restare sul territorio senza i requisiti, tra i quali
c'è anche la soglia di reddito,
per cui molti inventano forme
esilaranti. È accaduto anche
che ci sia stato chi ha sostenu-
to che potesse essere reddito il
risarcimento ottenuto per un
incidente stradale». Ma il presidente ha parlato anche della
«liberalizzazione delle farmacie, varata per permettere l'ingresso ai giovani».
Poche, pochissime le note
negative in una realtà in cui
«scorre molto denaro, ma dove non si ruba e le risorse vengo utilizzate bene». «Se devo
sottolineare un aspetto culturale emerso dal lavoro - ha detto Pozzi - emerge la difficoltà
ad accettare le liberalizzazioni, con una tendenza al corporativismo e al mantenimento
delle rendite di posizione, fattore che rende questo Paese
sempre piii asfittico». Tra le
qualità dei trentini, secondo il
presidente, anche la riservatezza, mostrata da una stampa
professionale e rispettosa, e la
solidarietà. «Qui tutti i settori
funzionano, rispetto alla media italiana, e c'è una grande
solidarietà, che si esprime ad
esempio verso il sostegno ai
non auto sufficienti come a
quello per le piccole e medie
imprese».
Per quanto riguarda il successore di Pozzi, è stata già da
tempo nominata la giudice Roberta Vigotti, ma la nomina è
stata impugnata e nonostante
il parere positivo anche di
quest'ultimo, il ricorrente è ricorso al consiglio di Stato, che
si pronuncerà martedì 24 febbraio.
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Da sinistra Paolo Crepaz, Giada Marchioron, Toto Forray ed Emanuele Birarelli (foto Panato)
Marchioron, Bira e Forray
Tre capitani in cattedra
I leader di Delta Informatica, Trentino Volley e Dolomiti Energia relatori
d'eccezione per la winter school dell'Istituto universitario Sophia di Paolo Crepaz
» TRENTO
Il capitano: un ruolo in equilibrio tra diritti e doveri, senza alibi. Nel bisogno, la squadra gli si
affida ed è lui che deve dimostrare di essere l'ultimo ad arrendersi e quello che ci crede
sempre e comunque. Questa in
sintesi, la descrizione di un ruolo che è stato al centro della serata organizzata dall'Istituto
universitario Sophia, fondato
da Chiara Lubich, che in questi
giorni a Trento tiene la sua winter school con studenti provenienti da diciotto diverse nazioni. Protagonisti della serata i capitani Emanuele Birarelli (Trentino Volley), Toto Forray (Dolomiti Energia) e Giada Marchioron ( Trentino Rosa) che hanno
risposto alle domande di Paolo
Crepaz, presidente dell'Istituto
Sophia. Due le posizioni comuni: essere capitano è motivo
d'orgoglio, ma bisogna mettersi
al servizio della squadra senza
egoismi o polemiche, fino a diventare un esempio.
Per Birarelli è anche un privilegio; per Forray la squadra deve essere messa davanti a tutto,
mentre per Giada Marchioron è
un ruolo quasi terapeutico: «Prima ero molto più testa calda.
Giannelf i, Nelli, nazione e Poi© al collegiale della Nazionale
Per quattro giovanissimi di
scuola Trentino Volley è arrivato
il momento della prima maglia
azzurra. Quella da ricordare per
sempre. Perché Simone
Giannelli, Gabriele Nelli, Tiziano
bazzone, da quest'anno nel
gruppo di Superlega della
Energy T.I., insieme ad Alberto
Polo, centrale di proprietàdi
Trentino Volley ma in prestito in
A2 a Porto Potenza Picena, fra
dieci giorni vestiranno l'azzurro.
E lo faranno in un collegiale in
programma al Centra "Giulio
Onesti" di Roma, lunedì 23 e
martedì 24 febbraio, per il quale
il et azzurro Mauro Berruto ha
convocato 15 giocatori dalle serie
A l e &2. Quindici giovani che si
stanno mettendo in luce
ultimamente e che prenderanno
posto in quello che sarà il primo
allenamento del 2015 del
Progetto Rio 2016. Si inizia a
lavorare con un gruppo di
giovani dal quale si
"pescheranno" gli atleti che
andranno poi a completare,
insieme ai vari big ed agli atleti
più esperti, il gruppo che
affronterà in estate prima la
World Leauge, quindi la Gran
Champios Cup e poi gli Europei
italo-bulgari. Fra i convocati,
oltre ai quattro " t r e n t i n i "
spiccano il libero di verona
Pesaresi, il centrale di Molletta
Elia Bossi, Balaso libero di
Padova ed alcuni ragazzi del Club
Italia di A2 (Della volpe, Argenta
e Raffaelli). (n.b.)
Adesso non posso più esserlo a
quei livelli e da quando sono capitano mi sento più tranquilla.
E se prima nei momenti di difficoltà ci si diceva adesso il capitano risolve tutto, ora tocca a me».
Ma il capitano va anche difeso, coprendo i suoi difetti: «In
questo caso - ha sottolineato
Forray- dev'essere la squadra a
nascondere i limiti in partita,
mentre in allenamento ci si deve aiutare per ridurli».
Birarelli è stato nazionale e
olimpionico, ma la sua camera
ha subito uno stop forzato: «Dai
21 ai 24 anni a causa di un'ischemia al braccio. Ho perso parte
dei migliori anni e dopo ho dovuto ricominciare ed anche in
questo caso spogliatoi e squadra hanno avuto un ruolo fondamentale».
La squadra perde ed il capitano cosa deve fare? Giada Marchioron: «Spesso una squadra
femminile perde non per motivi
tecnici, quanto per un fattore
mentale. Alle volte entriamo in
un tunnel di paranoie dal quale
non usciamo, siamo emotivamente più instabili. Allora l'allenatore deve essere prima di tutto psicologo: capirci, ma non
troppo». Per Birarelli non c'è
spazio al senso di colpa e non bisogna mai essere permalosi. Per
" Toto" Forray si tratta di capire
se si è perso perché l'avversario
era più forte, oppure perché in
campo non si è dato il massimo
e da questo dipende il comportamento del capitano nel dopo
sconfitta,
(d.p.)
ORI PRODUZIONE R I S E R V A I
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«Ospedale, appalto nato male»
«Siamo riusciti a domare la bestia dell'arretrato, ormai
da due anni si decidono i ricorsi in tempo reale». Un'attività
complessa che ha visto depositare nel 2014 4.624 atti e 505 ricorsi e redigere 422 sentenze
portando le pendenze a zero: è
quella descritta dal presidente
uscente del Tar trentino Armando Pozzi ieri durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario della giustizia amministrativa. A margine
dell'incontro non sono mancati nemmeno alcuni colpi di fioretto.
Prima stoccata: quella relativa al Nuovo ospedale trentino.
Pozzi vi ha fatto riferimento
parlando della «sentenza (del
Tar, ndr) molto articolata che il
Consiglio di Stato ha parzialmente confermato e che comporterà che la Provincia dovrà
ribandire l'appalto»: «Se si sta
pensando di riformulare il progetto vuol dire che quello iniziale non era il massimo», ha
dichiarato il presidente del Tar.
Esecuzioni del giudicato (301
atti nel 2014, il 59,6% dei ricorsi
depositati), edilizia ed urbanistica (50 procedimenti), pubblico impiego, appalti pubblici
di lavori, servizi e forniture
(25), autorizzazioni e concessioni (16), presenza degli stranieri sul territorio (14) sono le
materie dominanti nei ricorsi
TOENTO
trattati nel 2014. «Nell'edilizia i
problemi sono le sanatorie, talvolta a cascata — ha chiarito
Pozzi—Nel caso degli stranieri
si valutano le richieste di permesso di soggiorno: la materia
è delicata. Si evita il lassismo
che permette di restare sul territorio senza i requisiti, tra i
quali c'è anche la soglia di reddito, per cui molti inventano
forme esilaranti. È accaduto
anche che ci sia stato chi ha sostenuto che potesse essere reddito il risarcimento ottenuto
per un incidente stradale». Altro nervo scoperto sottolineato
ieri è quello che il presidente
del Tar ha definito «la difficoltà
di accettare liberalizzazioni derivata da corporazioni cristallizzate e incancrenite, fissate
nel mantenere un reddito di
posizione, fattore che rende
questo Paese sempre più asfittico». Il tema in questo caso era
l'applicazione del decreto legge
del 2012 che permette l'espansione del piano delle farmacie
in Trentino, applicato in provincia «aprendo opportunità
per giovani professionisti».
Ricorsi, sentenze, ordinanze
dispositivi: i numeri sull'attività 2014 presentati ieri tratteggiano un quadro di un tribunale veloce: 505 sono i ricorsi depositati lo scorso anno, un numero in crescita rispetto ai 327
del 2013 e ai 351 del 2012, attribuibile secondo Pozzi all'aumento delle ottemperanze per
la legge Pinto, quella che riguarda i risarcimenti per l'eccessiva durata dei processi.
«Una vergogna — ha commentato il magistrato — perché
ammissione del fatto che lo
Stato non riesce a garantire
tempi brevi della giustizia e
perché indennizza pure i condannati. Ciò è eticamente non
ragionevole». Pozzi ha sottolineato quindi che «in terra trentina è il Tar che definisce le
controversie amministrative,
fornendo un prodotto accettabile», n riferimento è al numero di provvedimenti che si risolvono senza appelli (6 su 84
ordinanze cautelari, il 7,1%, e 56
su 435 relativi a provvedimenti
definitivi). Il lavoro del 2014 ha
visto il Tar di Trento impegnare
tre magistrati e il presidente,
con ricorsi da decidere rimasti
344: «È un numero apparente a
cui vanno sottratti i 71 ricorsi
che attendono che siano scaduti i termini a garanzia per la
costituzione della controparte
e circa 270 giudizi di ottemperanza già calendarizzati». Infine i risultati: nel 2014 sono state accolte 67 istanze, 19 in parte, 104 sono state respinte.
Marta Romagnoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pag. 49
L
à
•
• J
e categone unite:
noi le prime vittime
di quei conti svizzeri
Una pagina acquistata da cinque associazioni di categoria
a tutti - continua Lomfiscale, è oravolgiamo
di dire
bardini
-: mibasta»
sembra un inter-
diLucaMarognoli
Lombardi: «Maxievassone
» TRENTO
L'evasione fiscale è un cancro
che uccide. E "la maggior parte
delle vittime è costituita da imprenditori onesti". Lo scrivono
a grandi caratteri Confcommercio, Assoalbergatori, Assoartigiani, Confagricoltori e Confesercenti in una pagina pubblicitaria che appare oggi sul nostro
giornale. Un'iniziativa inedita e
coraggiosa: una reazione forte
di fronte allo scandalo portato
alla luce dalla lista Falciani sui
conti svizzeri. Le centinaia di
miliardi di euro derivanti da evasione depositati presso banche
estere sono "una cifra spaventosa - si legge - che avrebbe risparmiato anche molte vite umane
se fosse stata impegnata a far girare l'economia italiana e ad alleviare la pressione fiscale per
coloro che credono ancora in
questo nostro paese".
Il manifesto antievasione «nasce da un'idea mia come studio
professionale - afferma Loris
deputate che andavano a tirare
fuori le giarrettiere lì. Uno come
lui va controllato negli ultimi 20
anni e voglio vedere se ha denunciato 80 milioni di tasse in
quelperiodo nel mio paese...».
Cosa rispondere all'uomo della strada che dice che gli imprenditori sono tutti evasori?
«Non credo che i piccoli e medi
imprenditori siano da beatificare, ma c'è un limite a tutto e il limite è nella decenza, nel comportamento che deve essere re-
La pagina pubblicitaria
Lombardini, presidente della
Confesercenti - poi condivisa
dalla associazione di cui faccio
parte e dai presidenti dalle altre,
praticamente tutta la rete delle
piccole medie e imprese (oltre
40 mila dei vari settori)». «Ci ri-
so uguale a tutti i cittadini e reso
proporzionale all'entità dell'
azione commessa». Lombardini vorrebbe aprire «uno sportello per dare aiuto a chi ne ha bisogno, agli imprenditori che
chiudono perché non riescono
a tirare avanti».
Il fatto che cinque associazioni di categoria «si riconoscano
in questi contenuti - aggiunge è di un'importanza straordinaria». Significa che «hanno preso
coscienza: non è che dicano -
vento molto soft ma anche molto vero. Abbiamo ridotto il paese a un colabrodo: chi ha una responsabilità politica deve intervenire e se ha fallito vada a casa.
Ogni morto nella piccola e media imprenditoria per cause di
insostenibilità nel portare avanti la propria attività è una cosa
che grida vendetta al cielo».
L'Italia è il paese dei diversi
pesi e delle diverse misure. «Se
uno ruba una scatoletta finisce
in galera, ma è mai possibile che
non riusciamo a stabilire quanto uno ha evaso e a fargli pagare
una pena per quello che ha fatto? L'evasione con queste dimensioni è un fatto criminale e
va punito come tale».
Lombardini si accalora: «Come fa un Briatore intervistato
da 8 canali tv ad avere 80 milioni
di dollari nelle banche svizzere?
Ma siamo diventati matti? E tutti i settimanali per anni a raccontare le sue serate al Bilfionaire, in Sardegna. Con deputati e
come Berlusconi anni fa - che
evadere è un diritto, perché l'imposizione fiscale è elevata. Il nostro testo è un po' diverso e anche autocritico. Dice basta e
questo è un fatto culturale enorme da cui non si può andare indietro. Bisogna invece andare
avanti e coinvolgere altre associazioni e mondi imprenditoriali». L'obiettivo - come si legge
nel "manifesto" - è di «avere un
paese diverso, non bande di politici che si scazzottano in Parla-
mento. E sabato e sono qui a lavorare come un'infinità di imprenditori, artigiani e commercianti».
L'iniziativa rappresenta un ulteriore passaggio di un percorso
iniziato «quando abbiamo lanciato lo statuto del contribuente», conclude Lombardini.
«Questo contenuto, da noi condiviso, è anche una mano tesa:
mi aspetto che dopodomani
esca lo stesso testo sottoscritto
dalle sigle dei sindacati».
Pag. 50
Bond. la sDirale dei tassi negativi
Giovanni Pons
Raffaele Ricciardi
T)agare per il privilegio
\ \ idiprestareipropri soldi allo Stato». È questo l'incipit
che utilizzano diversi commentatori economici europei
per sintetizzare al meglio l'ingresso nell'era dei tassi di interesse negativi. Pagare per avere un rendimento sottozero
può sembrare un esercizio folle o avolte anche unabarzellettamaèladurarealtàconcuiog
gi si deve fare i conti. Nell'area
euro ma anche fuori come dimostra l'ultimo taglio dei tassi
ufficiali operato dalla Banca
centrale svedese che ha portato il tasso di rifinanziamento a
meno 0,1%. L'allarme è scattato intorno al 20 gennaio.
segue a pagina 2
IL 16% DELLE OBBLIGAZIONI
NEL MONDO NON HA PIÙ UN
RENDIMENTO. UNA VALANGA
D 3.600 MILIARDI DI DOLLARI.
LASCOMMESSADELLABCE:
SPINGERE ILDENAROA
CERCARE REMUNERAZIONE
NELL'ECONOMIA REALE
Giovanni Pons
Raffaele Ricciardi
Segue dalla prima
uandoingiroperilmondola
massa di titoli governativi
conrendimentinegativihatoccato
la stratosferica cifra di3.600 miliardi di dollari, poi scesa nei giorni
successivi a 1.800 miliardi solo perché gli altri 1.800 miliardi di bond
giapponesi sono tornati in territorio positivo. Non solo. Questa massa enorme di denaro rischia di aumentare nelle prossime settimane
con l'implementazione del " Quantitative easing" annunciato dalla
Bce, vale a dire l'acquisto sul mercato di 60 miliardi al mese di tìtoli
da parte delle banche centrali europee. Gli effetti sono giàsotto i nostri occhi: secondo uno studio della JP Morgan del 30 gennaio scorso,
nell'area euro vi sono al momento
tra 1.500 e 1.700 miliardi di dollari
di bond governativi con scadenze
comprese tra uno e cinque anni che
trattano sul mercato con rendimenti negativi. La cifra sale a 1.800
miliardi se si aggiungono 16 miliardi di bond svedesi, 60 miliardi di
bond svizzeri e 45 miliardi di bond
danesi già finiti sotto lo zero. Se si
Q
aggiungono i 1.800 miliardi di dollari di bond giapponesi che ballano
intomo al rendimento zero si può
affermare che il 16% delle obbligazioni emesse nel mondo non rende
piùniente. Nonèfinita. Ancheitassi sui titoli delle grandi aziende tripla Astanno scivolando vicino allo
zero. Davanti al rendimento del
bond a quattro anni della svizzera
Nestlè è recentemente apparso il
segno meno mentre laApple ha appena annunciato un prestito in
franchi svizzeri con tasso nominale negativo.
Come è possibile vivere in un
mondo dove il tuo denaro non rende niente, anzi, occorre pagare per
il privilegio di prestare i soldi ai governi dei paesi europei? Come reagirà la gente, i piccoli risparmiatori,
abituatiperanniaricevereunlauto
interesse sopra i propri risparmi in
cambio di un rischio tutto sommato limitato (il fallimento di uno Stato europeo), al fatto che non conviene più tenere i soldi in banca o
comprare titoli di Stato?
Tuttavia non c'è da disperarsi. I
banchieri centrali, e in particolare
l'italiano Mario Draghi al vertice
della Bce, hanno creato consapevolmente questa situazione paradossale proprio nella speranza di
dare una scossa al comportamento
della gente e degli investitori e dunque in ultima istanza all'economia.
Il ragionamento è semplice. Se il denaro tenuto in banca o in titoli di
Stato non rende più niente, allora
qualsiasi individuo è spinto a indirizzare le proprierisorseverso attivitàpiùrìschiosemapiùremunera-
]
i
tive. Gli investitori istituzionali si
dirigeranno verso titoli più rischio-
]
]
1
,
si, bond dei paesi emergenti o corporate bond (obbligazioni aziendali), oppure metteranno più soldi
nei mercati azionari stimolando
così il ciclo produttivo aziendale. Lo
stesso percorso potrebbe essere seguito dai privati, grandi e piccoli,
magari consigliati dai propri gestori finanziari personali. Qualcuno
potrebbe anche decidere di rompere il salvadanaio e creare piccole
nuove aziende, alimentando il circolo virtuoso della crescita economica. Insomma con un'ingente
massa di denaro che si sposta in direzione di investimenti produttivi e
più rischiosi l'economia nel suo
complesso si rimetterà in moto, si
uscirà dall'attuale "trappola della
liquidità" e finalmente i prezzi dei
beni e i consumi torneranno a crescere creando quell'inflazione che
le banche centrali vanno cercando
disperatamente.
Spiegata così sembra fin troppo
facile. Vediamo quali sono le incognite. Innanzitutto, come spiega
benelaricerca di JP Morgan, esistono al momento almeno cinque categorie di investitori che hanno interesse a investire in titoli governativi con rendimenti negativi. Sembra assurdo ma è così.
Innanzitutto ci sono coloro che
si attendono che l'Europa entri in
una fase di deflazione, cioè di prezzi decrescenti, e dunque anche un
tasso nominale negativo su un
Pag. 51
bond governativo potrebbe trasformarsi in un tasso reale positivo
se gli si aggiunge la deflazione attesa. Poi, può risultare conveniente
comprare bond con rendimento
negativo se l'obbiettivo è quello di
scommettere sull'apprezzamento
della valuta. Comprando bond
svizzeri o danesi, per esempio, si
può guadagnare se il franco si apprezza rispetto all'euro o la corona
rompe il suo legamefissocon l'euro così come ha già fatto il franco
svizzero. Jn terzo luogo, se ci si
aspetta altri tagli dei tassi di interesse o acquisti da parte della Bce di
bond, significa che i rendimenti attuali scenderanno ancora più in
basso e i prezzi dei titoli saliranno
ancora generando plusvalenze.
Quarto, i fondi indicizzati o quelli a
gestione passiva sono costretti a
comprarebond con rendimenti negativi per replicare la composizione degli indici. Negli Stati Uniti l'universo di questi fondi ha in gestione circa 375 miliardi di dollari ed
proiettando la percentuale al mondo intero si arriva a circa 900 miliardi di dollari gestiti in questo modo.
Infine, traipotenzialicompratoridi
bond a rendimento negativo, Vi sono le banche che hanno un cospicuo eccesso di liquidità dainvestire
e che preferibilmente impiegano
questo denaro in titoli di Stato con
scadenze brevi. Dunque è probabile che l'iceberg da 1.800 miliardi di
dollari non si sciolga a breve ma anzipossaincrementarsineiprossimi
mesi. Poi a un certo punto dovreb-
be verificarsi!'effetto spostamento,
auspicato dalle banche centrali,
verso impieghi più rischiosi.
In questo quadro non è certo facile muoversi, soprattutto per il privato e piccolo investitore spinti a
cercare maggiori ritorni dai loro denari. «Draghi mette una "tassa" su
chi tiene la liquidità con i tassi di riferimento negativi, punta a farti
spostare su scadenze più lunghe spiega Nicola Mai, senior vice president del gruppo di gestione di
L'era del tasso zero
perché Draghi spini
Ji investitori
lontano dai bond
Pimco - esoprattutto afartiprendere più rischio in termini di spread,
portandoti a sottoscrivere corporate bond o azioni, o debito di paesi
periferici. Ma a noi continuano a
piacere gli investimenti in titoli sovrani italiani e spagnoli: gli acquisti
della Bce - che partiranno effettivamente a marzo - avranno un effetto
notevole».
Dunque occorre prestare attenzione prima di abbandonare i titoli
di Stato, potrebbero ancora dare
delle soddisfazioni. Così come occorreprudenzanelpuntaresull'apprezzamento della valuta. «E' possibile pensare a qualche strategia
sulle valute, ma a un cliente privato
suggerirei di separare le due cose avverte Massimo Della Vedova, director Financial Institution per l'Italia di Alliance Bernstein - Un conto è avere delle visioni sulle valute,
un conto sui tassi. Mischiare le cose
diventa complesso, bisogna andarci piano. Come investimento obbligazionario, può avere senso avere
un fondo. Ma se voglio scommettere sull'andamento dei cambi, giocherei con strumenti diversi, Etf o
offerte delle banche ad hoc».
Il dilemma forse più grande riguarda chi i titoli di Stato ce li ha già
in portafoglio, avendoli comprati
anni addietro, magari nel pieno
della crisi finanziaria. Quei titoli oggi incorporano una grossa plusva-
lenza e dunque potrebbe essere
giunto il momento di vendere. Ma
per comprare che cosa, visto che
pertrovareirendimentibisognaessere disposti a sopportare un rischio molto più elevato? «Uno switch tra titoli di Stato italiani acquistati nel 2012 ai prezzi di oggi non
avrebbe molto senso - dicono da
Sofia Sgr, società di gestione indipendente - al massimo si potrebbe
pensare ai governativi legati all'inflazione.ilcuirendimentosaràprobabilmente destinato a salire quando le politiche della Bce potranno
dispiegare i propri effetti sull'economia».
„
Siamo lontanissimi dagli anni
'70 e '80 quando l'inflazione in Italia galoppava a doppia cifra, i rendimenti reali erano consistenti e conveniva indebitarsi per comprare
immobili o azioni per non vedersi
erodere il proprio potere d'acquisto. Oggi lo scenario è opposto, il
pericolo è la deflazione e potrà capitare di vedersi proporre dalle
banche offerte stravaganti per custodire il denaro, come già succede
in Svizzera dove i tassi sono ormai
sotto zero. Il gruppo Raiffeisen offre
a chi ha un deposito di 50.000 franchi, una macchina del caffè Nespresso da 249 franchi, oltre agli ingressi gratuiti in 470 musei, mentre
la Banca Cantonale di Zurigo regala abbonamenti sui mezzi pubblici.
Il Credit Suisse, dal canto suo, offre
l'occorrente perla radette, sorta di
fonduta a base di formaggio e patate, oppure tastiere per ipc. È arrivata l'epoca dei tassi zero, bellezza.
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Pag. 52
Meno patriarca e più trascinatore, ecco il "capo"
Milano
viluppare nuove competenze, sapersi adattare con elasticità e flessibilità
alle nuove esigenze aziendali
e assumere un ruolo trainante verso una nuova cultura
aziendale. È quello che viene
richiesto al "capo" in questa
fase di crisi prolungata, che
impatta sull'organizzazione
aziendale, rendendo sempre
più strategico il ruolo della
leadershipelacapacità dirapportarsi in maniera nuova
con le persone.
A sottolinearlo è un'analisi
condotta dal Top Employers
Institute — ente di certificazione specializzato nella selezione, valutazione e certificazione delle aziende che si distinguono per un'eccellenza
a livello di risorse umane,
condizioni di lavoro e offerte
lavorative ai propri dipendenti — che ha messo a confronto i programmi di sviluppo della leadership maggiormente adottati nelle aziende
Top Employers Italia 2015
con quelli delle aziende Top
Employers Europe 2015. Dalla ricerca emerge che l'obiettivo primario per le imprese
italiane è puntare sui leader
come agenti del cambiamento (obiettivo che invece si colloca al 5° posto in Europa). Seguono la necessità di migliorare la qualità della leadership/management (a fronte
del primo posto in Europa) e il
bisogno di armonizzare lo stile di leadership con quello di
tutta la restante comunità
aziendale (al terzo posto anche in Europa). La crescente
complessità del mercato determina dunque per il "capo"
la necessità di mettersi in gioco, di affrontare nuove esigenzeeprioritàediridisegnare il proprio ruolo. «È una figu-
S
ra che con la crisi si è fatta più
complessa», sottolinea Luca
Solari, docente di organizzazione ^risorse umane presso
l'UniversitàStatalediMDano.
«A molti viene infatti chiesto
di agire in ottica di riduzione
dei costi, chiudendo ad esempio un'unità organizzativa, e
al contempo di aumentare il
coinvolgimento delle persone».
Tornando alla ricerca, in
merito alle modalità di definizione delle strategie di sviluppo della leadership, i dati italiani non si discostano molto
da quelli delle medie europee.
Ad esempio, la descrizione e
l'approfondimento sulla cultura di sviluppo della leadership viene adottata dal 90%
delle aziende Top Employers
Italia 2015 (a fronte del 96% in
Europa). La descrizione e la
defflKzione degli obiettivi di
sviluppo della leadership sonò invece presenti nell'83%
delle aziende italiane (a fronte dell'88% in Europa); mentre un modello definito per la
strategia di sviluppo della leadership è adottato nel 76% dei
casi in Italia e nell'88% in Europa.
in molti casi sulla carta. «In
molte aziende si cercano leader capaci di affrontare e gestire il cambiamento, ma senza metterli nella condizione
di poterlo fare», aggiunge Rosanna Gallo, psicologa del lavoro e amministratrice unica
della società di consulenza
Eutropia. «A prevalere sono
cioè ancora lelezioni teoriche
sulla leadership, mentre c'è
una certa reticenza a mettere
i top manager in situazioni
realmente diffìcili o incerte».
Nella maggior parte delle imprese, inoltre, l'approccio resta ancora molto conservati-
vo, «con la leadership intesa
in senso direttivo e paternalistico». A vincere è insomma
ancora il modello di un top
manager al quale delegare
tutto e che opera in maniera
fortemente gerarchica, rendendo spesso i collaboratori
poco coinvolti e motivati.
Anche se alcune realtà più
strutturate stanno facendo aa
apripista, muovendosi verso
figure capaci di coinvolgere e
ispirare le persone e che allo
stesso tempo abbiano competenze di coaching, che siano cioè in grado di delegare e
far emergere le abilità dei collaboratori. «La complessità
crescente dei mercati richiede cioè di muoversi verso una
leadership diffusa», aggiunge
Gallo. Allo stesso tempo, l'orientamento everso un esperto del benessere, «che sia cioè
in grado di applicare una leadership emotiva, ascoltando i
collaboratori, recependone le
paure e rassicurandoli».
Un'evoluzione che potrebbe
essere aiutata anche dai nuovi canali di comunicazione
come i social network che
«potrebbero aiutare a superare le dinamiche del potere
classico e a spingere il leader
versò una maggior collaborazione con i dipendenti», conclude Solari.
Pag. 53
Conti correnti Ecco i 31 che possono farvi cambiare banca
DI ALESSANDRA PUATO
P
ronti via, si cambia
banca? Ancora un
momento, grazie. Dal
26 gennaio è in vigore
il decreto legge sulla portabilità dei conti correnti, cioè il trasloco rapido, senza disagi né
spese, previsto dall'articolo 2
dell'Investment compact
(«Disposizioni urgenti per il
sistema bancario e gli investimenti»). Recepisce la direttiva europea 2014/92, ma a tre
settimane dal varo gli istituti
di credito non sono ancora
pronti. «È un fulmine a ciel
sereno, le nostre filiali hanno
l'indicazione di fare il più in
fretta possibile, ma nessuno
oggi è in grado di applicare in
concreto la direttiva», dicono
in una grande banca.
i punii vaghi >
Così il cliente che chiedesse
óra di trasferire il proprio conto corrente entro 12 giorni lavorativi in un'altra banca (dal
tredicesimo può esigere che
tutto sia operativo sul nuovo
conto), come la norma prevede, difficilmente si sentirebbe
dire di sì. Il decreto (che è in
corso di conversione in legge)
non definisce infatti i processi
operativi (le regole), né dice
chiaramente che multe rischiano le banche inadempienti (c'è un vago «risarcimento proporzionale» al ritardo e alla giacenza). Manca
anche una piattaforma informatica comune, per incrociare
i dati di chi esce e di chi entra:
Je banche ne_ stanno narlando
in questi giorni con l'Abi. Per
sbrogliare la matassa sono in
corso le audizioni alle Commissioni finanze e attività produttive della Camera.
Oggi sarà sentita l'Abi, settimana scorsa è toccato alle
associazioni dei consumatori.
«Ci aspettiamo che entro fine
marzo la macchina funzioni»,
dice Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, ascoltato mercoledì scorso. Si sta
cercando una mediazione.
L'Abi vorrebbe recepire tutta
la direttiva europea (o almeno
tutto il Capo III), non solo l'articolo 10 come ora, visto che
dal 4 novembre c'è l'Unione
bancaria europea; Altroconsumo vorrebbe estendere il
tetto dei 12 giorni al trasferimento del deposito titoli
(l'Abi sottolinea che, se ci sono quote di fondi su depositari esteri, ci vogliono anche 45
giorni) e introdurre una sanzione minima fissa, sui 100 euro, per le banche che sforano.
Comunque vada è un passo
avanti visto che, malgrado i
casi virtuosi, oggi chiudere un
conto corrente può richiedere
90 giorni, nota Altroconsumo
(vedi tabella). Mentre i costi
restano alti: anche più di 300
euro l'anno per i conti ordinari
(vedi altra pagina), con interessi appiattiti sullo 0,01% e
tassi passivi al 18%.
Intendiamoci, la portabilità
non nasce oggi e spostare il
conto è più facile di prima. Già
con i decreti Bersani fu abolito
il costo di chiusura nel 2006 e,
con il sostegno dell'Antitrust,
la portabilità divenne poi automatica. «Con Trasloco Facile siamo la prima banca italiana che ha introdotto questo
meccanismo, nel 2004 — dice
Massimo Macchitella, a capo
dei prodotti transazionali e di
finanziamento Unicredit —.
Per noi è un'opportunità per
guadagnare clienti». Ma la
nuova norma è positiva per
due motivi: pone un tetto
massimo di tempo e stabilisce
che tutto avvenga per «procedura interbancaria». Il cliente
deve solo autorizzare la nuova
banca a chiedere alla vecchia
quel che serve. Firma un modulo e sarà il nuovo istituto a
preoccuparsi di spostare saldo, carte, bonifici, bollette. Il
tutto a zero spese. Funzionerà? Forse sì. Secondo un sondaggio condotto per il Corriere Economia da Swg il 9-10
febbraio (campione ponderato di mille soggetti oltre i 18
anni), quattro maggiorenni su
dieci sono interessati a trasferire il conto corrente in altra
banca, a queste condizioni.
Le alternative
Già, ma dove andare? Nelle
tabelle di queste pagine trovate 31 fra i conti correnti più
convenienti, selezionati per
Corriere Economìa da due
fonti: ConfrontaConti (gruppo MutuiOnline) e l'Osservatorio Finanziario diretto da
Francesca Tedeschi Di Dario.
Attenzione, il costo annuo è
indicativo e qui non coincide
con l'Isc, l'Indicatore sintetico
di costo della Banca d'Italia.
Dipende dal numero e tipo di
operazioni (vedi box) e dai
servizi offerti. «È utile informarsi in banca sia per valutare le promozioni disponibili,
sia perché alcuni pacchetti includono consulenza finanziaria e gestione della contabilità
familiare», avverte Tedeschi.
Ma ecco la rosa dei 31 conti.
Per chi usa molto la banca
tradizionale, il Banco Popolare (primo in tutte le nostre simulazioni) vince qui in convenienza con due conti correnti:
Premiaconto Risparmio 1501
(15 euro l'anno nell'esempio,
19,36 l'Isc Bankitalia) e Premiaconto Plus 1501 (49 euro);
segue CheBanca! (50 euro),
quindi prodotti di Deutsche
Bank, Credem, Intesa Sanpaolo. Per chi fa un uso intenso
della banca online, il conto
Youbanking del Banco Popolare costa zero euro l'anno,
CheBanca! Online 24 euro e il
Conto Webank 25 euro. Chi
invece usa poco la banca può
guardare lo Zip Base di Mps a
23 euro e il nuovo My Genius
modulare (opzione Silver) di
Unicredit a 48. Chi ha più di
65 anni potrà risparmiare con
il Conto Libretto del Banco Popolare a 15 euro, Saggetà di
Deutsche Bank a 39 euro e Bnl
Pensione Facile a 44 euro.
La speranza di molti è che
la nuova misura abbia sui conti correnti l'effetto di traino alla concorrenza, che la surroga
ha avuto sui mutui.
Pag. 54
La passione per la terra
più forte del posto fisso
eli Carlo Bridi
I TELVE
Ancora una voltaci troviamo di
fronte ad un giovane con una
formazione professionale non
agricola, (è geometra), che dopo gli studi sceglie la professione, più consona al suo diploma, quella di geometra in
un'impresa edile. «Un anno fa spiega Alessandro Trentinaglia
- mi sono reso conto che questa
non era la mia vita e per questo
ini sono licenziato e sono subentrato a papà nella gestione
dell'azienda agricola di famiglia». Perché questa scelta così
radicale dall'edilizia all'agricoltura? «La passione per l'agricoltura, innanzi tutto - afferma
Alessandro - una passione che
ho sempre avuto,finda ragazzino quando andavo in campagna a dare una mano a papà
durante il mio tempo libero.
Successivamente è cresciuta
anche la voglia di mettermi alla
prova come imprenditore che
si impegna e rischia in proprio
con l'obiettivo di sviluppare
un'azienda che possa dare da
vivere a me ed alla famiglia che
è nei miei desideri costruirmi».
Trentinaglia non ha voluto fare
un salto nel buio improvvisandosi imprenditore agricolo, ma
ha voluto prepararsi adeguatamente con la partecipazione al
corso impegnativo per giovani
aspiranti imprenditori agricoli
delle 600 ore organizzato dalla
Fondazione Mach «dove - spiega - ho imparato parecchie cose utili confrontandomi sia con
gli insegnanti che con i colleghi. In seguito ha fatto domanda anche per l'ottenimento del
premio d'insediamento che è
stato assegnato per 30 mila euro che saranno un incentivo
per alcune innovazioni in
azienda. C'è assoluto bisogno
di un magazzino per il deposito
attrezzi, ed è questa la prima
spesa che mi attende. Mi piacerebbe fare la scelta dell'agricoltura biologica, ma la cosa è tecnicamente impossibile per la
conformazione dell'azienda,
tanti piccoli appezzamenti che
sarebbero soggetti alla deriva
di altri coltivatori che non fanno la medesima scelta del biologico. Certo è che sul biologico sto acquisendo delle competenze in un'azienda biologica
melicola di Borgo dove sto dando una mano durante il suo
tempo libero».
Pentito della scelta a questo
punto? «Assolutamente no, anche se nella fase iniziale le spese da sostenere sono molto alte». Chiediamo a questo punto
se ha un sogno nel cassetto e la
risposta è in linea con il suo
grande desiderio che è quello
di potenziare l'azienda per renderla più competitiva, «ma in
zona è molto difficile trovare
terreni perché c'è un grande interesse all'agricoltura, e di conseguenza nessuno lascia liberi i
terreni vocati sia ai piccoli frutti che alla viti-frutticoltura, afferma». Una prova sta nel fatto
che i giovani sotto i 40 anni im-
pegnati in agricoltura a Telve
sono una decina, la grande attrazione dei piccoli frutti aggiungiamo noi, ma anche della
viticoltura che sul conoide di
Telve si è dimostrata molto interessante per la produzione
dell'uva base spumante.
Sul piano sociale è impegnato nel corpo volontari dei vigili
del fuoco. Riesce con la nuova
professione a coltivare il suo
hobby della bicicletta? «Certo
qualcosa riesco ancora a fare
ma da quando ho lasciato il posto fisso ho molto meno tempo
di prima quando dopo la giornata di lavoro riuscivi a ritagliarti il tempo per una bella
sgambata in bicicletta, visto
che in passato ha fatto anche
delle gare». Trentinaglia consiglierebbe ad un giovane che ha
finito gli studi, di impegnarsi in
prima persona in agricoltura,
«è un settore che si sta dimostrando ancora l'attività più sicura, la precondizione è però
quella che ci sia una grande
passione».
Un'impresa dfwisa fra la cdltiwaiione delle mele @ I piccoli frutti
Alessando Trentinaglia Eia 26 anni e vive a Telve, si
diploma perito edile a Borgo ed ha svolto l'attività
di geometra per sei anni presso un'azienda edile, si
è poi licenziato ed ha fatto l'insediamento
aziendale. La sua azienda si estende per 2,5 ha di
melo delie varietà: Gaia, Golden, Fuji e Red
Deiicious. Coltiva anche 6000 metri quadrati di
mirtillo delle varietà Brigitte e Duke oltre al
lampone. I piccoli frutti gii conferisce alia
Sant'Orsola e le mele alla Cofav di Caldonazzo. La
produzione di mirtillo quando le piante saranno
grandi Cora sono al secondo anno), potranno dare
una produzione di 100 quintali di frutti. L'azienda
è anche fonte di occupazione di personale
avventizio: vengono occupate mediamente cinque
persone per tre mesi all'anno. Per la difesa dalia
Drosophiia suzuki quest'anno metterà le reti anti
insetti.
Pag. 55
BOLZANO
A Calabro
la direzione
deia Cassa
di risparmio
Nicola Calabro
» TRENTO
Venerdì riunione del cda di
Carisparmio per la scelta del
nuovo direttore generale.
Una decisione è stata presa
anche se i componenti del
consiglio d'amministrazione
hanno deciso di aspettare lunedì prossimo per rendere ufficiale la scelta. Bocche cucite, quindi, ai piani alti della
Cassa di risparmio di Bolzano anche se, con ogni probabilità, il prescelto dovrebbe
essere Nicola Calabro. Per il
consiglio di amministrazione guidato da Gerhard Brandstàtter la scelta era ormai circoscritta a 4 nomi. Due altoatesini e due da altre realtà
bancarie d'Italia. Per quanto
riguarda le candidature
espressione di questa provincia erano rimasti in lizza Paul
Gasser (direttore Federazione Raiffeisen) e Nicola Calabro (direttore di Aew). Calabro è nato a Bolzano nel 1966
ed ha sviluppato la sua esperienza professionale soprattutto all'interno del Gruppo
Intesa Sanpaolo entrando
nel 1987. Nel 2011 la nomina
a direttore generale di Banca
di Trento e Bolzano. Poi da luglio 2013 la direzione di
Azienda energetica. Perché
al 99% Calabro? Ieri Paul Gasser smentiva decisamente di
essere stato scelto.
I Economia
lOTKOHISTl » • " .'
Pag. 56
^ ^ ^ ^ ^
Il birraio, le coop e il re delle farmacie
I soci e i misteri dell'affare di Etruria
DAL NOSTRO INVIATO
AREZZO Cinquantanove
imm<
bili, una banca e sei investitoi
il farmacista di Piazza di Spi
gna, una società romana "<
consulenza finanziaria, il mi
nager che produce la birra pn
ferita da Matteo Renzi, il pale
mitano re delle scommesse,
grande cooperativa quotata i
Borsa, il mister x «coperto» e
una barriera di fiduciarie.
L'affare «Palazzo
della Fonte»
L'operazione «Palazzo del
Fonte» era già finita nel mirili
della Banca d'Italia durante :
ispezioni (2012-2013) alla Bai
ca Popolare dell'Etruria. Poi '.
carte sono state girate a Robe
to Rossi, capo della Procura <
Arezzo che a marzo dell'ami
scorso ha fatto perquisire dal
Guardia di finanza anche gli u
fici di Palazzo della Fonte oln
che le filiali di Roma, Civitave*
chia, Firenze e Gualdo Tadini
E' uno degli affari più oscuri
controversi della banca apper
commissariata. E l'inchiesi
dovrebbe essere alle battul
conclusive.
la banca. Alla fine l'istituto (
Arezzo si trova ancora in tasca
2796 del capitale in azioni priv
legiate e VS% in ordinarie oln
a 75 milioni di liquidità. Co
può annunciare «un impatt
molto positivo sui ratios patrimoniali (37 punti base)».
Ma il presupposto è che effettivamente il «pacchetto immobili» sia uscito dal gruppo,
dunque deconsolidato. E infatti gli ispettori di Bankitalia, che
ormai hanno piantato le tende
ad Arezzo, costringono nel
2014 la banca a escludere dal
computo del patrimonio di vigilanza gli effetti dello spin off
immobiliare del 2012. Non è
solo una questione di semplice
maquillage «stanato» perché
le carte di «Palazzo della Fonte» finiscono in cima al fascicolo aperto in Procura. Tra l'altro rEtruria è quotata a Piazza
Affari.
Farmacie, birra e scommesse
Ma chi sono gli investitori
che hanno preso la maggioranza (tutta in pegno a un pool
di banche) del consorzio? Manutencoop, un gigante nei serObiettivo liquidità
vizi agli immobili, e MethoLa complessa manovra
chiuse a fine 2012 con il princ rios, consulenza finanziaria,
pale obiettivo per l'Etruria ( entrambi quotati in Borsa, i
raccogliere liquidità e miglk due nomi noti. Poi privati, tutti
azionisti tramite le loro holrare i parametri patrimoniali
cosiddetti ratios). La banca a ding più o meno schermate da
lora guidata da Giuseppe Fo: fiduciarie. Come la Finnat intenasari (indagato ad Arezzo co stataria indiretta per conto di
altri due dirigenti, gli unici < Vincenzo Crimi, un impero in
cui si abbia notizia ad oggi) g. farmacie a Roma e provincia
arrancava, inchiodata d compresa quella all'angolo di
Bankitalia alla precarietà di u Piazza di Spagna.
portafoglio crediti gonfio <
Oppure Matteo Minelli, giosofferenze.
vane (34 anni) imprenditore
Viene creata così una sociei con il centro degli affari a
consortile, «Palazzo della Foi Gualdo Tadino nelle energie
te», a cui l'Etruria conferisce u rinnovabili. E una passione per
pacchetto di 59 immobili (gì la birra che produce con il birstione e debito ipotecario con rificio Flea. Le cronache locali
presi) per un valore di mercal raccontano che alla cena di audi 82 milioni. Il 90% delle azi( tofinanziamento del Pd a Roni ordinarie va a «seleziona ma lo scorso novembre la birra
partner industriali e finanzi! ufficiale (800 bottiglie) fosse
ri», secondo la definizione de proprio quella di Minelli,
«scelta personalmente da Matteo Renzi». Orgoglio locale,
forse un po' esagerato. Da no-
Ingegnere
Giuseppe
Fornasari, 65
anni, ingegnere,
è stato
presidente
della Banca
Etruria dal
2009 al 2014
tare che Minelli è stato finanziato dall'Etruria proprio in
concomitanza con il suo ingresso nell'operazione Palazzo
della Fonte.
L'eco dell'affare è arrivata
anche a Palermo e una quota
del 9% circa è stata rilevata da
Francesco Ginestra, ex numero uno di Snai, titolare di sale
da gioco in Sicilia e presidente
dell'Associazione giochi e
scommesse. Resta il mistero
sull'ultimo investitore, il titolare della Findi una finanziaria
con asset per 75 milioni ma totalmente blindata da fiduciarie. Quattro soggetti apparentemente lontani anni luce dalla
realtà locale dell'Etruria, dei
suoi immobili e delle sue sofferenze.
Mario Gerevini
[email protected]
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Pag. 57
Le stime
Maxi stipendi,
i gestori sorpassano
i banchieri
Banchiere d'affari strapagato
addio. Adesso è l'ora (in
prospettiva di crescita) dei
grandi gestori, almeno
secondo il Financial Times. È
l'effetto della Grande Crisi. Il
quotidiano della City, che cita
le analisti del think tank New
FinaiRpl/spiega che il costo
del salario per impiegato è
caduto nelle banche d'affari
del 25% dal 2006 al 2014, a
circa 288 mila dollari. Mentre
la media del costo del salario
di un gestore è cresciuta del
22%, arrivando a 263 mila
dollari. Se il trend continua, il
2016 sarà l'anno del sorpasso.
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Sicurezza informatica
Finanza e sportelli,
gli hacker
rubano 1 miliardo
Hanno colpito soprattutto in
Russia e in Est Europa. Ma
anche negli Usa e in Asia. Un
gruppo di hacker, secondo un
rapporto della società russa
Kaspersky Lab — attiva nel
ramo della sicurezza
informatica —, ha rubato un
miliardo di dollari dalle
banche, violando i sistemi di
sicurezza, programmando i
bancomat in modo che
distribuissero denaro a ore
prestabilite oppure
trasferendo soldi. Gli hacker
avrebbero cominciato le loro
operazioni a fine 2013 in oltre
100 banche in più di 30 Paesi.
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3f- E
I
53i 1
Pag. 58
Il risiko Veneto e Vicenza sono all'anno zero, con un deficit da record
Poli in azione
Troppe perdite per restare soli
Per le banche oggetto della riforma Renzi un passivo di 3,7 miliardi
È il momento dì unire le forze. Le mosse di Ubi, Bpm e del Banco
sformazione in Spa a chi ha atlivi tangibili superiori agli otto
e nove banche popola- miliardi di euro.
Partendo da queste premesri oggetto dell'attenzione del recente decreto se, il progetto della creazione
Renzi (sono in verità di una «Superpopolarc del
dieci, ma la Popolare di Bari, la Nord» non è conseguenza dipiù piccola per dimensione, retta, ma interessante oppornon ha ancora comunicato i ri- tunità. Le dimensioni sono un
sultati di chiusura), hanno cu- fattore qualificante sui mercati
mulato nel 2014 una perdita finanziari, consentono raziocomplessiva di 3.767 milioni di nalizzazioni ed economie di
scala. Il principio della «mucuro.
tualità prevalente», che governa le piccole Banche di credito
Ross©
Hanno chiuso in rosso il cooperativo è del tutto margiBanco Popolare (1.945 milio- nale in grandi gruppi bancari
ni), Ubi (726), Veneto Banca da centinaia o migliaia di spor(650), Popolare di Vicenza telli. Unire le forze, rinuncian(497), Credito Vallellinese do a bandiere e campanili, può
(325), con un cumulo di perdi- rappresentare una prospettiva
le che ha raggiunto i 4.143 mi- di ammodernamento dello
lioni per questi cinque istituti.
A delta cifra, enorme, vanno
sottratti gli utili della Popolare
di Milano (232 milioni), della
Popolare di Sondrio (115), della Bper (29). Ed ecco il totale,
superiore ai 3,7 miliardi di euMILIONI Di PERDITA'
ro.
Più del triplo rispetto ai
Per l'universo delle popola606 milioni di euro persi
ri è il secondo colpo da ko donel corso del 2013. Nessun
po il decreto Renzi di metà
dividendo
gennaio, che impone la IraDI STEFANO RIGHI
L
4.945
stantìo e autoreferenziale
monde delle popolari. L'occasione, per certi versi, è unica.
Attrazioni
Nonostante abbia chiuso
con oltre 700 milioni di rosso,
a causa di pesanti svalutazioni
sugli avviamenti iscritti a bilancio, uno dei più solidi poli
aggreganti potrebbe essere
quello di Ubi. La banca guidata da Victor Massiah è (vedi
articolo nell'altra pagina) già
da più parti indicata come la
possibile partner del Monte
dei Paschi di Siena. Che però,
giorno dopo giorno, diventa
un boccone troppo indigesto
per chiunque al punto da coinvolgere, nel suo salvataggio,
anche le finanze pubbliche.
Ubi polrebbe essere interessata alle atlività a Nordest del
Montepaschi (l'ex Antonveneta) o a dirimere la decennale
rivalità tra Veneto e Vicenza,
che proprio venerdì ha riconosciuto a Samuele Sorato il grado di consigliere delegato.
Le due banche, che hanno
sede a poche decine di chilometri luna dall'altra e condividono una larga platea di soci,
sono all'anno zero: con alle
spalle periodi di crescila straordinaria e alcune brusche frenate, cosa decideranno di fare
del loro futuro?
Un altro possibile polo aggregante è la Popolare di Milano. È vero che, per ora, Giuseppe Caslagna si gode la rimozione degli add-on (che furo-
-497
-850
MILIONI DI PEfffitTA
Aumenta il rosso, dopo la
perdita di 26 milioni del
2013 e gli aumenti di
capitale. Nessun dividendo
MILIONI PS PERDITA
Ancora in rosso, dopo i 96
milioni di perdita del 2013
e gli aumenti di capitale.
Nessun dividendo
Pag. 59
Il lungo inverno
del Nordest
si tinge di rosso
no imposti dalla Banca d'Italia
all'epoca della presidenza di
Massimo Ponzellini), l'utile a
bilancio e il ritorno dopo quattro anni al dividendo. Ma è anche vero che, in una logica di
sistema, un passo verso Nordest per la Bpm potrebbe avere senso, sia verso la Veneto
che verso la Vicenza. In alternativa, rispunta un progetto
legato airinvestindustrial di
Andrea Bonomi, che della
Bpm fu presidente e che oggi
pare inleressato ai destini della genovese Carige. E mentre
da più parli si torna a sollolineare l'opportunità di creare
un'unica banca per la Valtellina (PopSondr^ Creval avrebbero 60 miliardi di attivi tangibili e circa 3 miliardi di capitalizzazione), dall'altra si guarda
al Banco Popolare come residuale protagonista. A Verona
hanno archiviato il 2014 con 2
miliardi di perdite, dovute soprattutto a una pulizia di bilancio che i mercati hanno mostrato di gradire (+4,55% in
Borsa il giorno dopo l'annuncio), ma ora, dopo tanto patire,
gli azionisti del Banco si attendono un cambio di marcia.
@Righist
'I era una volta il Nordest.
Oggi, davanti alla lunga
crisi dell'industria manufatturiera, si spalanca la porta sul
profondo rosso delle banche
locali. Banco Popolare, Popolare di Vicenza e Veneto Banca
- tutte reduci da corposi aumenti di capitale - hanno
chiuso il 2014 con una perdita
cumulata di 3.092 milioni di
euro. Un buco cosi grande che
servirebbero tutti gli utili realizzati dalle due maggiori banche italiane, Unicredit e Intesa
(3.259 milioni), percolmarlo.
Banco, Veneto e Vicenza,
con abili quanto inutili operazioni di maquillage in occasione
dei risultati al 30 giugno 2014,
dissero di essere in utile a metà dell'anno scorso. Poi è intervenuta la Bce e ora il re è nudo.
Ci sono problemi esogeni ma
anche, evidenti, di governarne,
di trasparenza, di mandati decennali e ventennali. Il desueto
istituto delle dimissioni potrebbe in alcuni casi rappresentare un segno di rispetto
verso soci e statefiolder, dopo
stagioni comunque irripetibili.
Ma la banca - che non presta
mai soldi propri e per questo
dovrebbe averne maggior cura
- non è un istituto monocratìco, può però diventarlo per
l'ignavia e la pigrizia di alcuni.
S. RIG.
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Pag. 60
laiche Mancano sei miliardi per stare in equilibrio
Incrostazioni
DI STEFANO RIGHI
M
ancano più di sei
miliardi. Se considerate le 13 banche commerciali
italiane di interesse europeo
(ce anche Mediobanca ma le
sue attività sono solo in parte
rivolte alla clientela retati), la
somma dei bilanci 2014 porta
a un disavanzo di 6.204 milioni di euro.
Un buco enorme determinato dalla differenza tra gli utili di Unicredit, Intesa, Popolare di Milano, Popolare dell'Emilia-Romagna, Popolare di
Sondrio e Credito Emiliano
(3.787 milioni) e le perdite cumulate da Monte dei Paschi di
Siena, Banco Popolare, Ubi,
Veneto Banca, Carige, Credito
Valtellinese e Popolare di Vicenza (9.991 milioni). Sono seimiladuecento milioni di inef-
Ghizzoni ha
portato in piazza
Gae Aulenti oltre 2
miliardi di risultato
ficienze, errori, previsioni sbagliate. Le banche d'Italia, che
peraltro durante la grande crisi internazionale hanno retto
meglio degli istituti di Germania, Francia, Gran Bretagna e
Spagna e sono fin qui costale
praticamente nulla alla collettività, sono ancora alle prese
con la pulizia di bilanci incrostati da decenni di inefficienza
e cattiva gestione.
V ? <• , l è * * %&\
*&s
+2.008
mmmamm\Lt
Il dividendo sarà di 12
centesimi e potrà essere
distribuito in contanti
o attraverso azioni
Bilanci che per anni sono
stati gonfiati da pompalissimi
avviamenti e che sono stati tenuti pericolosamente lontani
1
dalla realtà nella concessione
di credili ad aziende decotte,
fuori dal mercato, guidale dagli amici degli amici. Oggi è arrivato il momento di pagare il
conto. Ed è salato. Sembra così
farsi spazio il claim del momento: tutta colpa della Bce e
della sua severità. Ma è il comportamento dello struzzo, la
realtà è ben diversa e i signori
delle banche erano stati avvertiti per tempo.
Lo ha ribadito il governatore Ignazio Visco anche in occasione del Congresso dell'Assiom Forex: «La Vigilanza unica sarà rivolta anche alla sostenibilità dei modelli
operativi delle banche. Strutture di costo più snelle e modelli in grado di adeguarsi con
prontezza allo sviluppo tecnologico consentono di affrontare meglio il cambiamento».
Lo dimostra la bilancia con
cui (in alto) abbiamo sintetizzato l'attuale situazione, che
dice chiaramente come - a tutti i livelli - c'è modo di fare
banca profittevolmente e nel
rispetto delle prerogative di
soci, stakeholder, dipendenti.
Federico Ghizzoni guida
Unicredit, l'unica corazzata
italiana che naviga oltrefrontiera e lo ha fallo portando a
casa utili netti per 2 miliardi di
euro. Carlo Messina, che ha
ereditato una Intesa Sanpaolo
ingessata, ha saputo accendere
il motore, dando fiducia alle
molte risorse interne, e riconoscendo agli azionisti tutto
quell'ossigeno sotto forma di
dividendo (1,2 miliardi) che
soprattutto le Fondazioni socie
reclamavano con la determinazione di chi non poteva farne più a meno. «Una priorità»,
diceva Messina riferendosi alla cedola da taluni messa in discussione. Una priorità soddisfatta nelrispettodei più rigidi
L'amministratore delegato Fabrizio Viola vive nel timore dì
aprire i cassetti della sede di
Rocca Salimbeni, da ognuno
spunta un nuovo conto da regolare. L'intervento dello Stato
sembra più vicino, a meno che
non ci pensi Ubi o l'arrivo dei
francesi di Société Generale e
intanto sta aumentando l'importo dell'aumento di capitale
che andrà realizzato a primavera, siamo a 3 miliardi.
criteri patrimoniali, che pongono Intesa al sicuro dalle verifiche della Bce, forte di un significativo livello di liquidità.
Ma nella lista dei promossi
trovano spazio anche banche
più piccole. La Popolare di Milano sembra aver messo alle
spalle le annate buie e i conti
in rosso: torna a pagare il dividendo ai propri soci, accantona utili, si pone come polo aggregante nell'universo del credito popolare.
Anche la PopSondrio ha
chiuso bene l'ultimo anno,
mentre dal fronte reggiano del
Credem arrivano solo conferme positive: il credito, evidenzia la banca della famiglia Maramotti, è una cosa seria e se
anche la quotazione in Borsa
impone ritmi e riti trimestrali,
ognuno suona la musica che
preferisce, una lezione che
molte banche popolari dovrebbero mettere a memoria.
Più nutrito è il plotone di
chi ha qualcosa da dimenticare. 15,3 miliardi di rosso che il
Monte dei Paschi di Siena si
appresta a mandare in archivio sono l'ennesimo segnale di
scellerate gestioni passate.
11 p0rto di Genowa
In mezzo al guado, con molte incognite da risolvere, è anche la Carige. Piero Montani e
il presidente Cesare Castelbarco Albani governano una barca a cui è stata precedentemente bucata la chiglia. Serve
denaro fresco che la Fondazione Carige non ha più e che il
prossimo aumento di capitale
(700 milioni?) fornirà solo in
parte. Due i possibili partner
finanziari, la famiglia genovese Malacalza e Andrea Bonomi con Investindustrial. A loro
potrebbe affiancarsi, dal punto di vista industriale, la Banca
Popolare di Milano. Chi deciderà di muoversi, deve comunque farlo presto, perché i conti
col passato vanno regolati rapidamente e per cassa. Sorprende poi, sia la quantità di
perdite accumulate in forza
delle svalutazioni dal Banco
Popolare, sia l'importo dichiarato da Ubi, oltre 700 milioni,
come da non sottovalutare sono i 325 milioni di rosso del
Credito Valtellinese, che comprendono 330 milioni di rettifiche di valore dopo YAqr.
@Righist
^ « ^ ' ' « ^ " W V T S S ; ; * * * iti* >&&&%:•$?•
+1.250
MiummimiM
Il risultato netto verrà
interamente distribuito agli
azionisti sotto forma di
dividendo (7 centesimi)
-5.343
MILIONI DI UTILE
Dopo quattro anni torna il
dividendo per gli azionisti
della Bpm: 0,022 euro ad
azione
MILIONI m PERDITA
Nessun dividendo. Il Monte
ha elevato a 3 miliardi di
euro l'importo del prossimo
aumento di capitale
-543,6
mitìom m PERDITA
Nessun dividendo. In
vendita Banca Cesare
Ponti. In arrivo un aumento
di capitale da 700 milioni
Pag. 61
K — r I M I
II
I-
K-/>^-l
Equlltbrl millelll
I risultati aggregati dei bilanci 2 0 1 4
+3.787
GIUSEPPE
CASTAGNA
Popolare Milano
MONTANI
Carige
FIORDI
Cfetral
ALESSANDRO
VANDELLI
Bper
MARK)
PEDRANZINI
Popolare Sondrio
Pag. 62
Costi Fino a 470 euro per un deposito
n peso massimo delle commissioni
DI ALESSANDRA PUATO
B
ollettino dei clienti bancari: calma
piatta, con qualche onda. I conti correnti ordinari, senza convenzioni, costano un po' di più ( +0,6?/o sul gennaio 2014) e le commissioni non sono scese
nell'ultimo anno. Pagare in banca le tasse comunali continua a costare in media 3 euro,
stessa cifra per le bollette allo sportello.
La spesa semestrale per il deposito titoli
resta alle stelle, 55 euro. Per un bonifico in
filiale (con l'addebito in conto) si spendono
in media 4 euro e mezzo e il prelievo con il
Bancomat su una banca diversa dalla propria è fermo a 2,10 euro. Fra le altre spese,
attenzione alla carta di credito (36 euro) e
anche all'online: per saldare i bollettini delle
utenze in Rete si versa alla banca un euro e
mezzo. Meglio i bonifici: un euro sul web.
il termometro
È questo l'esito dell'indagine, condotta
dall'Università Bocconi per il Corriere Economia, sui conti correnti ordinari di dieci
banche (Bnl, Unicredit, Intesa Sanpaolo,
Ubi, Banco Popolare, Mps, Bpm, Credem,
Cariparma e Bper). Fra commissioni di chiusura annua e spese mensili, il deposito-tipo
individuato dall'equipe di Stefano Caselli,
prorettore dell'ateneo, come termometro dei
prezzi delle banche, costerebbe quest'anno
232 euro (dati rilevati in un ipotetico estratto
conto fra il primo e il 31 dicembre 2014),
contro i 228 euro d'inizio 2014 (rilevazione 131 dicembre 2013). È 11,7% in più. Di questi
232 euro ben 136, i due terzi, vengono dalle
commissioni e 96 dalle operazioni «di chiusura»: interessi attivi (praticamente zero),
passivi, commissioni d'istruttoria veloce (50
euro) perché ilrisparmiatore-tipoha sconfinato una volta in assenza di fido, le spese di
liquidazione e quelle per ognirigadi scrittura, che i conti ordinari prevedono in aggiunta alle commissioni consuete (nell'estratto
conto-tipo Bocconi-Corriere Economia ci sono 23 operazioni nel mese di dicembre, con
due pagamenti di tasse e due finanziamenti;
la giacenza media è sotto i 5 mila euro).
Se analizziamo in dettaglio i conti correnti ordinari—utilizzati qui per dare il quadro
dei costi bancari massimi, visto che i conti a
pacchetto profilati per tipo di utente costano
meno — vediamo che le spese lievitano ben
oltre i 400 euro. In Cariparma è di 472 euro
all'anno l'Isc, Indicatore sintetico di costo secondo gli standard della Banca d'Italia, per
un cliente «a bassa intensità» nell'uso della
banca (201 operazioni all'anno, un mutuo,
un prestito, niente carta di credito): era di
450 euro un anno fa (+5%). Segue nella classifica dei conti ordinari più costosi quello del
Banco Popolare con 400 euro (stabile negli
ultimi due anni). Sembra un paradosso: il
Banco Popolare è proprio lo stesso istituto
che offre i conti a pacchetto più convenienti
nella nostra selezione della pagina prece-
dente. Al terzo posto c'è poi Unicredit con i
337 euro (stabili) del suo Conto corrente di
corrispondenza. Anche l'istituto guidato da
Federico Ghizzoni è, allo stesso tempo, nella
rosa di chi offre prodotti a minor prezzo con
il conto My Genius, che si può comporre su
misura dal pc di casa: «Quasi il 90% dei nostri clienti non va più in filiale», dice.
In media, il costo di un conto ordinario è
di 318 euro all'anno oggi, in crescita rispetto
ai 316 euro del 2014 e ai 305 euro del 2013 (è
stata esclusa dal calcolo, per non alterare la
media, la Bper che quest'anno ha più che dimezzato l'Isc da 755 a 356 euro). Vuol dire
che i costi sono aumentati dello 0,6% nell'ultimo anno e del 4% negli ultimi due.
interessi piatii
Il 2014, insomma, non è stato l'anno dell'impennata dei costi alla clientela per le
banche italiane, ma nemmeno della loro riduzione. La dimostrazione che non ci sono
stati ritocchi viene anche dalla politica dei
tassi, questi sì sostanzialmente omogenei fra
i conti ordinari e quelli a pacchetto, più diffusi. L'interesse attivo riconosciuto dalla
banca a chi tiene fermi i soldi sul conto è in
media, nel nostro panel, dello 0,01%, mentre
quello passivo, per chi va in rosso, tocca il
18%: gli stessi valori di un anno fa. «Il nostro
sistema bancario è solido», ha detto il premier Matteo Renzi giovedì scorso, ma i bilanci appena approvati mostrano alti e bassi.
Il rapporto col cliente è più che mai cruciale.
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Pag. 63
Il coraggio di pensare il frutteto
olte imprese e organizzazioni nascono per
cogliere un'opportunità di mercato, per
rispondere a un bisogno, per erogare un
servizio. Altre, invece, sono l'emanazione
. della personalità, delle passioni, degli ideali
di una o più persone, che in quella loro organizzazione
mettono e incarnano le parole più alte e i progetti più grandi
della loro vita. Di queste organizzazioni e comunità "altre" è
piena la terra, e molte delle cose belle e alte della nostra vita
si svolgono all'interno di queste organizzazioni e comunità,
dove le motivazioni delle persone diventano progetti, i
progetti si fanno storia, la storia si arricchisce di colori e di
sapori. Queste realtà, se vogliono durare oltre la vita del
fondatore, hanno un bisogno vitale di membri creativi e
innovativi. Ma una volta che queste organizzazioni e
comunità crescono e si sviluppano, chi le ha generate finisce
per dar vita a strutture di governo che impediscono
l'emergere di nuova creatività, e così danno vita al loro
declino. È questa una legge fondamentale di movimento
della storia: la prima creatività che genera organizzazioni e
comunità a un certo punto inizia a produrre al suo interno
gli anticorpi per proteggersi da nuove creatività e
innovazioni che sarebbero essenziali per farle continuare a
vivere. Una grave malattia auto-immune che colpisce molte
organizzazioni e comunità. La sua radice sta nella cattiva
gestione della paura di perdere l'originalità e l'identità
specifica del "carisma" del fondatore. Per timore di
annacquare, contaminare o deteriorare la purezza originaria
della mission della comunità-organizzazione, vengono
scoraggiate le persone dotate di maggiore creatività perché
percepite come una minaccia per l'identità. E così invece di
emulare il fondatore nella sua creatività si imitano le forme
nelle quali essa si è concretizzata e manifestata. Si confonde
il nucleo immutabile dell' ispirazione originaria con la forma
organizzativa storica che esso ha assunto nelle fasi di
fondazione, e non si comprende che la salvezza
dell'ispirazione originaria consisterebbe nel cambiare le
forme per restare fedeli alla sostanza del nucleo originario. E
così tuttofinisceper diventare immutabile, restare
immutato, sfiorire.
diventare frutteto, bosco, foresta. Esporsi al vento, e
accogliere tra i suoi rami le api che spargano i suoi semi e i
suoi pollini nel terreno generando nuova vita. San Francesco
vive ancora dopo secoli perché il suo carisma è stato
generativo di centinaia, migliaia di nuove comunità
francescane, tutte uguali e tutte diverse, tutte di Francesco e
tutte espressioni del genio dei tanti riformatori e riformatrici
che con la loro creatività hanno fatto di quel primo albero un
bosco fecondo.
N
on ci sono garanzie che la creatività dei nuovi arrivati
porti gli stessi frutti del fondatore, e che chi li assaggia
riconosca lo stesso sapore dei primi frutti, o li trovi
addirittura più buoni - "farete cose più grandi di me". La
certezza è invece la morte, se non si ha il coraggio di
affrontare questo rischio vitale. Una OMI può morire per
sterilità, ma può morire anche diventando qualcosa che non
ha più nulla del DNA e degli ideali del fondatore - come sta
avvenendo, per esempio, in troppe opere di ordini religiosi
rilevate da imprese il cui unico scopo è il lucro o la rendita,
senza più alcun rapporto col primo DNA carismatico. Ih
ogni campo, la strada per poter continuare nella creatività
fedele il sogno dei fondatori esiste, ma si trova in quel
territorio meticcio fatto dirischio,fiducia, saggezza di
governo, una alchimia sempre imprevedibile nei suoi esiti.
L
a cultura e le scelte di governo hanno una specifica
responsabilità in queste fasi cruciali, certamente in
quella del passaggio dalla generazione fondativa a quella
successiva, ma anche in quelle dove i tempi chiedono
cambiamenti profondi e coraggiosi. All'origine della malattia
auto-immune siritrovaquasi sempre l'errore dei dirigenti di
utilizzare i membri più innovativi solo per funzioni e compiti
esecutivi e funzionali, non consentendo loro di fiorire e di
coltivare i propri talenti. È, infatti, qui dove si trova il cuore
della patologia (e della cura). Nei primi tempi della
fondazione, quelli della creatività pura, che possono durare
anche decenni, le OMI attraggono persone eccellenti,
portatrici di talenti e "carismi" in sinergia con quello del
fondatore. La saggezza di governo del fondatore e/o dei suoi
primi collaboratori sta nel far sì che le persone creative
I
sintomi di questa malattia sono molti. Quello più visibile
è l'emergere di una generale incapacità di attrarre nuove
persone generative e di qualità. Quello più profondo è una
carestia di eros, di passione e di desiderio, che si manifesta ir
una accidia organizzativa collettiva. Se i desideri e le passion
dei nuovi membri vengono orientati verso le forme storiche
nelle quali il fondatore ha incarnato i suoi desideri e le sue
passioni, si finisce per desiderare i frutti dell'albero, non
l'albero che li ha generati. Chi governa un'organizzazione e
vuole che essa continui nel tempo, dovrebbe dire alle sue
persone creative e giovani: «Non desiderare soltanto i frutti
generati ieri che ti stanno affascinando oggi. Sii nuovo
albero». L'unica vera possibilità perché un albero che ha
portato buoni frutti (TOMI, cioè un'organizzazione a
movente ideale) Dossa continuare a vivere &a fruttificare è
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possano svilupparsi nella loro diversità, non trasformandole
in ancelle al solo servizio del carisma del leader. Se, infatti,
non si valorizzano le diversità e si orientano tutti i talenti
migliori verso una cultura monista tutta tesa allo sviluppo
dell'organizzazione, la OMI finisce per perdere biodiversità,
fecondità, e si avvia al declino. Prevenire e poi curare questa
forma di malattia auto-immune è particolarmente difficile,
perché è uno sviluppo patologico di un processo che
all'inizio era stato virtuoso e indispensabile per la nascita,
crescita e successo dell'organizzazione.
N
ella prima fase di vita del fondatore-fondatrice, infatti,
molte OMI sperimentano la forma forse più alta di
creatività che l'umano conosca (la sola che gli si avvicina è
quella degli artisti, cui, tra l'altro, assomigliano molto). È la
stagione della creatività pura, assoluta, esplosiva,
dirompente. Affinché questa grande creatività si incarni in
una istituzione, c'è un bisogno essenziale di persone che
realizzino, diffondano, consolidino, attuino quell'energia
creativa, che incanalino quest'acqua della nuova sorgente. A
tutti i membri è richiesta una cerca creatività, che però
potremmo chiamare di secondo livello.'È quella che si
esprime nel cercare le forme, i modi, i mezzi di attuazione e
d'incarnazione della creatività originaria e originale in nuove
aree geografiche, in nuovi e inediti settori di attività e ambiti.
Ma la prima e in molti casi unica virtù richiesta ai membri
delle OMI durante questa prima fase è la fedeltà assoluta e
incondizionata all'ispirazione originaria, e tutta la creatività
e forza vitale viene subordinata alla fedeltà e messa,
sussidiariamente, al suo servizio. Senza questo gioco di
fedeltà assoluta e di creatività sussidiaria non sarebbero nati
i molti movimenti spirituali né le tante comunità che hanno
fatto il mondo più bello e continuano ad abbellirlo ogni
giorno; come non sarebbero sorte e cresciute molte
associazioni e imprese sociali generate e cresciute dal
daimon di "profeti" del nostro tempo.
D
urante questa prima fase, il governo
dell'organizzazione orienta quindi la creatività dei
membri migliori verso funzioni di governo e di
responsabilità "fedele". Al tempo stesso, col passare del
tempo si attraggono sempre più nuovi membri con
preferenze che la letteratura economica chiama
"conformiste", persone cioè che traggono felicità
dall'allinearsi con i gusti, i valori, la cultura dominante nel
gruppo, perché sono questi i valori richiesti e necessari in
questa fase di sviluppo. Ma quando il fondatore, o la
generazione della fondazione, lascia, queste organizzazioni e
comunità si ritrovano con membri educati solo alla fedeltà e
alla creatività di secondo livello, mentre all'organizzazione in
questa nuova fase servirebbe la creatività dì primo livello,
della stessa natura di quella del fondatore e che li aveva
attratti - nessuna persona creativa è attratta da imitatori
conformisti. Si precipita così in 'trappole di povertà' che si
autoalimentano. Da una parte, infatti, nei membri
dell'organizzazione sarebbe essenziale quella creatività
generativa e libera (di primo livello) che era stata per lungo
tempo scoraggiata e che quindi non hanno. Dall'altra, quelle
"virtù negative" che erano state fondamentali nella prima
fase dell'organizzazione, ora creano una cultura poco vitale e
dinamica che non attrae nuove persone creative, che
sarebbero invece essenziali per sperare in una nuova
primavera. È questa la principale ragione del perché l'arco
storico della grande maggioranza delle organizzazioni ideali
segue la parabola dei suoi fondatori, e il cambio
generazionale ne segna di fatto l'inizio del declino.
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M
a il declino non è la loro unica possibilità, perché la
malattia organizzativa auto-immune può essere
prevenuta, o quantomeno curata, anche se l'unica vera
medicina è prenderne coscienza quando il processo è
ancora all'inizio. La storia e il presente ci dicono che qualche
volta i movimenti fioriscono dopo la morte del fondatore, le
comunità risorgono con un passaggio generazionale,
l'albero non muore e si moltiplica nel frutteto. Le
organizzazioni, come tutta la vita vera, possono vivere più
stagioni se muoiono e risorgono molte volte. Ma per
imparare a risorgere occorre prima imparare a morire. Chi
invece vuol salvare la vita, la perde. È la legge della vita,
anche di quella delle organizzazioni che nascono dai nostri
ideali più grandi.
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CHI PAGA
ILSALVAGENTE
PERLEBANCHE
DELPAESE
Federico Fubini
T " n 'altra settimana,
un 'altra infornata di
novità a volte
spiazzanti dal
mondo bancario
italiano. Martedì scorso Intesa
Sanpaolo hafatto sapere che
porterà praticamente tutto l'utile
del 2014 a dividendo per gli
azionisti, meno, di due settimane
dopo che la Banca centrale
europea aveva chiesto
«prudenza» nella distribuzione
delle cedole in queste condizioni
così difficili per l'economia.
Unicredit ha visto i suoi livelli di
capitale intaccati dalla crisi
russo-ucraina, un'area dove ha
unaforte presenza, e dal crollo
del rublo. Il Banco Popolare e
Mps hanno affondato il bisturi
nelle rettifiche del valore sui loro
prestiti, per un totale cumulato
di quasi 10 miliardi. Banca
Etruria è stata commissariata
dalla Banca d'Italia: unico
istituto quotato, ma in
compagnia di altri quindici
attualmente sotto la custodia
delle autorità. Elaprocuradi
Bergamo ha aperto un'inchiesta
con indagati di alto profilo,
incluso il presidente del consiglio
di sorveglianza di Intesa
Sanpaolo Giovanni Bazoli, per
presunta manipolazione delle
deleghe dei soci in assemblea.
Le generalizzazioni sarebbero un
errore, neanchedi notte igatti
sono tutti bigi nello stesso modo.
Intesa sembra aver ascoltato più
le richieste dellefondazioni
azioniste che quelle del suo
nuovo regolatore di Francoforte,
ma ha livelli di capitale molto
robusti nelconfronto europeo.
Unicredit è vittima di quello che
alla lunga resterà un suo punto
diforza, la capacità di crescere
all'estero. E il Banco Popolare e
Mps hanno compiuto un atto
dovuto da quando gli esami
dell'Euroto wer hanno rivisto al
ribasso la qualità del loro
capitale.
Resta però un problema di fondo,
comunque aiforti e ai deboli.
Questo sistema bancario così in
chiaroscuro sta per essere oggetto
della più delicatariformadi
Matteo Renzi: un ingranaggio
costruito per assorbire a prezzi
scontati dalle banche icrediti
inesigibili o quelli di debitori in
difficoltà, conia rete di sicurezza
di garanzie pubbliche se quei
prestiti produrranno ancora
nuove perdite. Ilgoverno ha
deciso di non chiamarla «bad
bank», ma la sostanza non
cambia. Renzi ha detto che
presenterà le misure venerdì
prossimo e va a suo merito il
coraggio difarlo: nessuno dei
suoi predecessori ha mai osato
usare denaro pubblico per
facilitare operatori impopolari
ma essenziali alla società come i
banchieri. Anche per Renzi però
il diavolo si nasconde nei dettagli
e il premier sa già che dovrà
muoversifra rischi diversi. Se
l'aiuto di Stato sarà troppo
mirato su singole banche, la
nuova legge europea imporrà che
i loro azionisti e obbligazionisti
debbano subire delle perdite. Ma
se le banche saranno aiutate
dallo Stato senza che sia loro
imposta alcuna condizione,
come invecefece il Tesoro Usa
quando nel2008 entrò negli
istituti di Wall Street bloccando i
bon us e esigendo dividendi a
favore del contribuente, nonsarà
solo Bruxelles a non capire.
Saranno gli italiani.
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