Il Gallaratese_Trombini_Duccio

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TROMBINI DUCCIO 777021
IL GALLARATESE
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IL GALLARATESE
inquadramento
01
IL GALLARATESE, MILANO
I
l Piano Regolatore Generale del 1953
prospettava in direzione Nord - Ovest
un’espansione residenziale individuata nelle
unità QT8 e Gallaratese. Quest’ultima era
ripartita nei nuclei G1 e G2 separati fra loro
da una zona di 100 ettari, destinata a verde
pubblico. Nel 1955 iniziò la revisione del
piano regolatore di Milano relativa ad aree
specifiche; Piero Bottoni assunse il compito
di progettare un piano particolareggiato in
accordo con un gruppo di urbanisti dell’Ufficio
tecnico Comunale. Il 13 marzo 1956 Bottoni
consegnò il progetto urbanistico «redatto in
forma di proposta di piano particolareggiato
dopo l’approvazione delle varie Commissioni
urbanistiche». In esso si tendeva a superare
l’isolamento del G1 e G2 attraverso una strada
vitale imperniata nelle due funzioni di asse del
quartiere e di collegamento al resto della città.
Su tale strada era previsto l’attestarsi di servizi
collettivi ed edifici pubblici e commerciali,
frammisti ad altri residenziali di tipo mediosignorile, filtro ai complessi popolari sparsi
nel verde, ma pur sempre in stretto contatto
con gli ambiti collettivi. Questa impostazione
trovò subito l’opposizione dell’architetto Ratti,
consulente tecnico dell’Istituto Autonomo
Case Popolari di Milano, che non riteneva
valida la strada vitale, o spina centrale,
perché troppo povera di funzioni e troppo
intervallata di spazi verdi o vuoti, perché non
ne condivideva l’impostazione sociale poiché
basata su una strada per ricchi ed un quartiere
per poveri e perché riteneva completamente
errata l’impostazione della viabilità imperniata
sui mezzi pubblici su gomma o rotaia e sulla
metropolitana. Nella sua concezione di città
a misura di automobile, l’asse viario appariva
del tutto insufficiente. La pianificazione del
quartiere nasce come progetto sperimentale,
sulla base della scelta dell’Ottava Triennale di
Milano, che si dava come obiettivo la ricerca
di soluzioni di edilizia economica alle spalle
del quartiere QT8 (Quartiere Triennale 8). La
costruzione, da parte dello IACPM, di 35 edifici
residenziali sul comprensorio G1, avvenne tra il
1964 e il 1967. La spinta a costruire rapidamente
Piero Bottoni &
1957-1970
3.320.000 m2
per mettere a disposizione un numero ingente
di alloggi ha determinato la perdita di unitarietà
del progetto generale. In particolare, per il G1,
la mancanza di legame tra un Centro Civico e le
zone residenziali autonome creava le premesse
per la mancata contemporanea realizzazione
dei servizi collettivi, all’infuori delle parziali unità
asilo. Nascevano, in tal modo, le cosiddette
attrezzature da cortile, prive, cioè, di quella
integrazione che, in aggiunta allo spazio vitale,
caratterizza l’effetto città. Altri aspetti negativi
dipendevano dalla struttura viaria, sia per la
presenza di ampie strade deserte per la maggior
parte del giorno e congestionate nelle ore di
punta, ad alto rischio di incidenti, sia per la grande
viabilità centrale che segava il quartiere nella
direttrice Est - Ovest, contribuendo a rendere
in pratica inaccessibile il parco stesso. Fortuna
volle che il progetto della linea metropolitana
a cielo aperto sull’asse della spina centrale del
quartiere venisse abbandonato. Ciò non impedì,
tuttavia, che il disagio degli abitanti sfociasse in
una serie di lotte rivendicative. Il collegamento
col centro avviene solo nella seconda metà degli
anni ‘70 grazie al completamento della linea
rossa M1. Contrariamente ad altri quartieri
popolari, tuttavia, non ha mai sofferto di
sensibili problematiche di degrado sociale,
anche grazie all’impegno profuso dalle realtà
parrocchiali. Una decina di anni fa gli alloggi
furono venduti dallo IACP agli abitanti degli
stessi. In seguito a ciò gli stabili del quartiere
sono stati completamente rinnovati e la zona ha
cambiato volto.
1. Planimetria 1:50000, inquadramento Milano
Nord-Ovest, EasyBingMapDownloader
2. Planimetria 1:15000, inquadramento quartiere Il Gallaratese, EasyBingMapDownloader
3. Fotografia volo d’uccello
4. Masterplan, Maggio 1973
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IL GALLARATESE
Progettista:
Anno di realizzazione:
Superficie territoriale:
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memoria
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IL GALLARATESE
U
na mappa teresiana del 1722 indica
la presenza di un corso d’acqua che
attraversava la corte della cascina Fagnano
o Fagnarello, forse il primo insediamento nel
territorio che noi oggi riconosciamo come
quartiere Gallaratese. Ogni famiglia possedeva
alcuni terreni, gli abitanti della cascina erano
difatti ortolani. La signora Elide nel libro ‘Io
vivo al Galla’ racconta che di fianco alla cascina
scorreva il fiume Olona, che all’epoca aveva
“delle acque limpide e ricche di pesci, dove i
bambini facevano il bagno”. Negli anni ’55-’60,
con l’apertura delle raffinerie di Pero, l’acqua
del fiume è stata fortemente inquinata e per
questo si è deciso di interrarne il corso. Proprio
negli anni in cui si effettuava l’operazione
di interramento del fiume, la funzione di
area agricola mutava: non un quartiere
residenziale qualsiasi, bensì una delle più grandi
aree costruite ex novo in Italia; il progetto
prevedeva l’insediamento di 80.000 abitanti
in un’area di 275 ettari, una città nella città.
Le prime case popolari del Gallaratese,
costruite con una certa casualità, nonostante
la precedente pianificazione di Bottoni, e la
successiva realizzazione dal 1964 al 1974 del
Gallaratese G2 e di S. Leonardo, rimandano
al clima che Luchino Visconti descrive
sapientemente nel film Rocco e i suoi fratelli,
ambientato in una delle coree della Milano degli
anni ’60, lo stesso clima trasandato e suggestivo
che Giovanni Testori racconta nel romanzo Il
Ponte della Ghisolfa, quando dal finestrino del
treno descrive “I derelitti orti della Bovisa”.
L’impressione è di una cittadella fortificata,
che non ha mura o sistemi difensivi, ma,
paradossalmente, avendo la sola funzione
residenziale riesce a isolarsi dalla città,
facendo sì, ancora oggi, che ci siano grandi
flussi di persone che sono costrette a lunghi
trasferimenti per raggiungere le attività
produttive della città, altra, di Milano.
11
05. Mappa Teresiana, 1722
06. Fiume Olona
07. Fotografia area bonola
08. Giovanni Testori: “Il ponte della Ghisolfa”,
1958
09.10.13. Fotografie d’epoca
11. Locandina di “Rocco e i suoi fratelli” di
Luchino visconti, 1960
02
accessibilità
A8
A4
A4
I
l Gallaratese è un quartiere di Milano facente
parte della Zona 8, situato a poco più di 7
km a nord-ovest del Duomo; si tratta di una
zona prevalentemente residenziale costruita a
partire dalla fine degli anni ‘50 come comparto
urbano autonomo, progetto sperimentale
di edilizia residenziale economica. Accanto
al tessuto residenziale trovano posto spazi a
servizi e a verde per il quartiere. Idealmente il
Gallaratese comprende tutto l’ampio territorio
compreso tra il Comune di Pero a nord, via
Gallarate a est, Trenno a ovest e Lampugnano
a sud. Si divide in due parti costruite in epoche
differenti: la prima metà, di costruzione
anteriore, si trova nella zona di via Cechov; la
seconda, racchiusa dalle vie Cilea e Appennini,
è più propriamente chiamata quartiere
San Leonardo. Esse sono unite dal centro
commerciale “Bonola”, punto nevralgico del
quartiere con numerosi servizi pubblici e negozi.
Dal punto di vista infrastrutturale, specialmente
per i collegamenti verso l’esterno, il
quartiere è servito dalla linea rossa M1 della
metropolitana (grazie al prolungamento Lotto
- QT8, volutamente realizzato in seguito alla
costruzione del quartiere l’8 novembre 1975,
con fermate Uruguay, Bonola, San Leonardo e
Molino Dorino) che attraversa letteralmente la
spina centrale del quartiere e da cinque linee
automobilistiche urbane ATM (40, 68, 69, 72,
80). A queste si aggiungono le linee notturne
NM1 (Molino Dorino M1 - Sesto 1° Maggio
FS M1 / Bisceglie M1 - Cairoli M1) e N72,
attiva fra venerdì, sabato e domenica, le linee
automobilistiche interurbane 424, Bareggio
- Molino Dorino M1, e 528, Rho - Cadorna
M1, e, recentemente, il Radiobus di quartiere
Q68. Questa copertura, piuttosto estesa per un
quartiere periferico, è in ragione dell’elevato
numero di residenti (alcune decine di migliaia),
dell’adiacenza a grandi arterie stradali, quali la
Tangenziale Ovest e la Statale del Sempione, e
della presenza di alcuni edifici di pubblica utilità,
tra i quali il Centro commerciale Bonola, la
Motorizzazione Civile e alcuni istituti scolastici
nelle vie Visconti e Quarenghi. All’interno del
quartiere è presente anche uno studentato di
proprietà del Politecnico di Milano, il collegio
San Leonardo / Newton. A proposito della
Statale del Sempione, ricordiamo la sua storica
rilevanza strategica; la sua costruzione, infatti,
fu ordinata da Napoleone Bonaparte, il 7
settembre 1800, come parte del lunghissimo
corridoio che doveva collegare Milano con
Parigi, passando per il basso varesotto, il
fiume Ticino, un tratto del Lago Maggiore,
l’Ossola, per poi varcare il passo del Sempione
entrando in Svizzera, e, attraverso quest’ultima,
giungere in Francia fino a Parigi. Per quanto
riguarda, invece, l’interno del quartiere, le
opere di urbanizzazione del Gallaratese sono
state effettuate a cura e carico delle società
contraenti (Monte Amiata e Maranta spa).
Sono state realizzate strade di lottizzazione
caratterizzate
da
marciapiedi
asfaltati.
Per quanto riguarda la mobilità dolce, il sistema
dei percorsi pedonali è funzionale e articolato.
Logge e ballatoi facilitano l’accesso dai
parcheggi a terra agli atri d’ingresso, corridoi
interni, percorsi pedonali, sia orizzontali sia
verticali, coperti e non, si snodano per tutta la
lunghezza del complesso. Negli ultimi anni sono
stati delimitati alcuni tratti di pista ciclabile,
non in collegamento fra loro. Il tratto a sud del
parco Pertini è collegato al parco di Trenno e,
tramite questo, al parco delle Cave e al Bosco in
Città. La quota di insediamento dell’edificato è
sopraelevata di 4 m sul piano campagna: la zona
sottostante è destinata al disimpegno veicolare
dei vari edifici e a parcheggi. Le aree adibite a
parcheggio, infatti, sono state previste in modo
da garantire, insieme ai box sotto i fabbricati, un
posto auto per ogni 500 m3 di volume destinato
a residenza e a negozi e per ogni 250 m3 di
volume adibito a uffici.
14. Bonola,sottopassaggio
15. Schema accessibilità
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ACCESSIBILITA'
15
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accessibilità
Molino Dorino
S. Leonardo
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Bonola
Via Gallarate
Via Benedetto Croce
M1
Autobus - Linea 40
Autobus - Linea 68
Autobus - Linea 69
Lampugnano
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16. Via Gallarate
17. Fotografia
18. Mezzi di trasporto pubblici, scala 1:15.000
19. Fotografia
20. Sezione stradale I
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Uruguay
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IL GALLARATESE
accessibilità
21. 23. Piazza Federico Bonola
22. 24. 26. Sezioni stradali II, III, IV
25. Pista ciclabile, via Mario Borsa
27. Cimitero lungo via Benedetto Croce
21
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spazio pubblico
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è il caso del progetto delle residenze realizzate da MAB tra via Gallarate e via Appennini.
Il progetto, che riprende il concetto dell’apertura
che integra, è caratterizzato non solo dai blocchi
residenziali, ma anche dagli spazi aperti e dal mix
di attività, perché, come affermano gli autori, “il
concetto di abitare non si estingue nella superficie minima dell’appartamento, ma si estende
agli spazi comunitari (sale riunioni, lavanderie,
depositi comuni), agli spazi aperti, alle zone ludiche del parco e ai servizi sociali”, destinati a tre
fasce significative: bambini, giovani e anziani.
L’intervento, focalizzato su una delle più importanti questioni che riguardano la città, la relazione tra vita sociale, dimensione pubblica e comunità di vicinato, si caratterizza per un concetto
di co-abitazione tra residenze e spazio pubblico,
dove gli abitanti possono vivere in un ambiente
pedonalizzato ben supportato da infrastrutture,
commercio e servizi pubblici. Il tracciato ordinatore è generato in relazione alla volontà di
creare una sequenza di spazi pubblici (le cui gerarchie sono definite anche da attente scelte di
materiali ed essenze arboree), un continuum di
blocchi edilizi, spazio verde, aree di sosta attrezzate, servizi, percorsi pedonali e ciclabili. Come
sottolineano gli autori, “un percorso pedonale
est-ovest organizza l’insieme realizzando le fasce di verde a nord e a sud. A sud, il parco è
dotato di aree attrezzate distinte per uso e qualità dei materiali e si configura come un’estensione della via Appennini, diventando così spazio pubblico per l’intero quartiere Gallaratese.
28. Schizzo panoramico, vista da palazzo in via
Chiarelli
29. Schizzo centro commerciale Bonola
IL GALLARATESE
I
l quartiere nasce innanzitutto con destinazione
d’uso residenziale pubblica e come programma di alloggi a basso costo. A questa progettazione originale si abbinava l’idea di Piero
Bottoni di Spina Centrale, lungo la quale si sarebbero sviluppati i servizi necessari al quartiere. Con questa idea irrealizzata, il quartiere, nei
primi anni dopo la sua realizzazione, ha sempre
risentito di una scarsa presenza di servizi e anche di collegamenti, penalizzando gli abitanti, e
portando a vere e proprie proteste urbane. Con
l’arrivo della linea rossa il quartiere si è collegato
al centro, e dalla fine degli anni ‘70 sono state
costruite numerose strutture comunali volte al
pubblico: è il caso delle scuole, ma anche delle
numerose strutture sportive, le piscine, i campi
da gioco, i luoghi di culto per le diverse religioni.
Spazio privato, ma la cui destinazione d’uso lo
rende pubblico, è il Centro Commerciale Bonola, aperto nel 1988, e, a lungo, rimasto il solo
centro commerciale all’interno dei confini della
città di Milano. L’offerta commerciale è in grado di interessare ampie fasce di popolazione e
l’integrazione con strutture sociali di pubblica
utilità (Consiglio di zona 8, biblioteca comunale,
centro civico, comando polizia municipale, ambulatori specialistici degli Istituti Clinici di Perfezionamento) lo rende un importante punto di
riferimento a livello cittadino; il centro, infatti, si
integra perfettamente nel territorio diventando
quindi, oltre che un luogo dove effettuare acquisti anche luogo d’incontro, di informazione
e di svago. Facilmente raggiungibile dai clienti,
grazie all’adiacente fermata della metropolitana
(fermata Bonola, appunto) e da linee automobilistiche di superficie, conta anche un parcheggio
coperto da 800 posti auto completamente automatizzato e un parcheggio esterno pubblico.
La galleria commerciale, situata su di un unico
livello, è stata ristrutturata nel 2000. Con la sua
funzione di agorà coperto, lo spazio non occupato da negozi all’interno del centro Bonola
sembra cercare di dare vita al significato che alla
Spina Centrale aveva attribuito Piero Bottoni.
Mentre l’idea originale esprimeva il concetto di
una struttura che si apriva al proprio esterno per
creare la condivisione nel quartiere, soluzioni
come quelle del centro commerciale inducono
a ritenere che la condivisione sia possibile solo
dopo essere stati fagocitati dalla struttura stessa. Se in passato l’attenzione primaria era volta
agli edifici residenziali, cui poi si affiancavano le
strutture pubbliche e commerciali, abbiamo un
recentissimo esempio di come oggi si cerchi di
sviluppare parallelamente entrambi gli aspetti:
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spazio pubblico
29
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30. Scuola elementare Alex Visconti
31. 32. Mercato via Appennini
33. Campo da calcio all’aperto
34. Piscina comunale
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32
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spazio pubblico
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35. Palestra Cappelli Sforza
36. Piscina comunale
37. Schizzo prospettico palestra Cappelli Sforza
38. Angolo via Adolfo Omodeo - via Lampugnano
39. Piscina comunale
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verde
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40. Vista via Adolfo Omodeo
41. Vista via Adolfo Omodeo
42. Schema suddivisione verde privato, verde
pubblico, verde incolto
43. 44. Parco Pertini
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verde
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45. Isolato Cechov, Kant, Croce, Omodeo
46. Fascia verde centrale lungo via B. Croce
47. Planimetria in scala 1:1000 isolato (45)
48. 49. Campo cestistico all’aperto
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verde
50. Vista da via Cechov
51. Area verde
52. Via Quarenghi
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abitare
N
el PRG del 1953 erano previste, lungo via
Gallarate, due zone residenziali, destinate
a divenire due distinti, anche se vicinissimi,
quartieri autosufficienti. Durante la revisione
del Piano Regolatore, iniziata nel 1955 con la
suddivisione in 13 zone della parte esterna della
città, l’architetto Piero Bottoni, incaricato della
revisione della zona nella quale erano previsti
gli insediamenti, redige un piano di massima
per un quartiere unitario, approvato nel 1956.
Il Piano prevedeva una strada, vitale per lo
sviluppo del quartiere e l’espansione della città,
parallela alla strada a scorrimento veloce, lungo
la quale, per la prima volta, vi erano ampie
zone destinate all’iniziativa privata: queste aree
potevano garantire un’importante presenza di
servizi pubblici e la possibilità di insediamenti
residenziali rivolti a vari ceti sociali. Da questa
arteria le strade di penetrazione portavano
ai singoli agglomerati residenziali. L’idea di
strada vitale verrà poi abbandonata, per essere
sdoppiata ai confini del quartiere e lasciare
spazio nel centro a un’ampia zona verde.
La pianificazione del quartiere nasce come
progetto sperimentale, che si dava come
obiettivo la ricerca di soluzioni di edilizia
economica alle spalle del quartiere QT8. Dal
1957 si inizia a costruire il nuovo quartiere
Gallaratese G1 che vede la collaborazione di
70 progettisti coordinati da Gianluigi Reggio.
Nonostante la precedente pianificazione, il
quartiere cresce con una certa “casualità”.
Dal 1964 al 1974 il quartiere è completato dal
Gallaratese G2 e dal quartiere San Leonardo. Il
progetto originale viene disatteso soprattutto
per quanto riguarda i servizi collettivi e la
sistemazione urbanistica, nonché per la
distribuzione del verde. Il risultato definitivo è la
costruzione di insediamenti che assolvono una
sola funzione, quella residenziale, costringendo
gli abitanti a lunghi trasferimenti per raggiungere
le attività produttive e le strutture commerciali.
Il quartiere del Gallaratese progettato nel 1956
prospettava una capacità insediativa massima
di 70˙000 abitanti; agli inizi degli anni ‘70
aveva già raggiunto i 40˙000 abitanti, parte in
case costruite dagli enti del Centro di Edilizia
Popolare, parte in cooperative situate dentro
o fuori del piano della Legge 167, adottata
per la zona dal 1964, parte in iniziative private,
sui terreni ancora non vincolati, o come le
case di via Carlo Marx, progettate da Carlo
Aymonino e da Aldo Rossi, su quelli della 167,
ma con convenzioni risultate poi irregolari.
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Il motivo che spinse le migliaia di persone a
stabilirsi nel Gallaratese, oltre al basso prezzo
degli alloggi, era la vicinanza agli insediamenti
industriali dell’Alfa Romeo, della Siemens e
di altre piccole e medie aziende lungo la via
Varesina, oltre alla speranza di veder presto
realizzata
l’attuale
linea
metropolitana,
collegamento con il centro e quindi con i luoghi
del lavoro terziario. Gli abitanti rimasero, invece,
isolati per il ritardo nella costruzione della
nuova linea e diedero vita a un movimento
di protesta che ha segnato l’avvio delle lotte
urbane a Milano e, subito dopo, ha portato a
una revisione del PRG in vigore.
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53. Planivolumetrico G1
54. Suddivisione quartiere Gallaratese in G1,
G2, S.Leonardo, torri via Quarenghi e Biffi
55. Prospetto edifico via Omodeo
56. Torri via Quarenghi
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IL GALLARATESE
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•inserimento dell’edilizia economica popolare
nell’ambito di piani inquadrati e coordinati
in uno strumento urbanistico comunale
particolareggiato;
•possibilità per i Comuni di costituire un
patrimonio di aree da urbanizzare e cedere ai
soggetti;
•assoggettamento di tutte le aree all’esproprio
indipendentemente dalla loro destinazione in
modo da creare l’indifferenza dei proprietari nei
confronti della previsione dei piani;
•acquisizione delle aree a un prezzo che
cerchi di eliminare le plusvalenze formatesi in
conseguenza dell’espansione della città e che
consenta un’azione calmieratrice sul mercato
delle aree edificabili;
•possibile integrazione dell’edilizia realizzata
dagli Enti pubblici (IACP) con quella privata,
in funzione dell’insediamento di quartieri
socialmente equilibrati.
L’edificazione articolata del quartiere ha
raggiunto l’obiettivo di mettere a disposizione
della città un numero considerevole di alloggi
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IL GALLARATESE
abitare
I
n particolare, i criteri e le finalità della Legge
167/1962 sono:
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rivolti a diversi strati sociali, evitando di connotarsi fin dalla sua realizzazione come un’area di edilizia solo popolare o convenzionata, ma ha mancato quello di costituirsi come
un’unità autosufficiente per quanto riguarda
i servizi e le attività commerciali. Un segno
di questa evoluzione è dato dalla trasformazione della Spina Centrale del quartiere successiva al Piano Particolareggiato del 1975.
57. Fotografia d’epoca di un edificio sistema
Baretz
58. Pianta piano tipo di edificio prefabbricato
sistema Baretz 8 piani
59.Fotografia d’epoca edificio prefabbricato sistema Baretz 8 piani
60. Sezione edificio sistema Balency
61. Pianta tipo edificio sistema Balency
62. Edifici sistema Balency
63. 64. Pianta e prospetto tipo edificio prefabbricato sistema Camus
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abitare
65
67
È evidente che con il gran numero di alloggi
non occupati, molti dei quali in stabili in precarie
condizioni, le nuove frontiere dell’edilizia
abitativa a Milano si debbano rivolgere
al recupero del patrimonio già esistente.
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65. Facciata su via Quarenghi
66. 67. Prospetto e scorcio da via Eugenio Montale.
68. Vista torri lungo via Appennini
69. Edifici in linea lungo via Appennini
68
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IL GALLARATESE
D
a sistema infrastrutturale caratterizzato
da portici e percorsi pedonali coperti,
destinazione dei servizi pubblici di
quartiere e dei servizi cosiddetti collettivi
per un più ampio comprensorio, all’attuale
via Benedetto Croce, via di scorrimento
automobilistico ai cui lati vi sono ampi spazi
verdi poco strutturati. Quello che resta della
prima vocazione della Spina Centrale del
quartiere è rappresentato dal Centro Civico di
via Quarenghi e dal centro Commerciale Bonola.
Da questa trasformazione sono discese la
necessità di collegamenti efficienti per il resto
della città, sede delle attività lavorative degli
abitanti, e la connotazione dell’area stessa
come luogo solamente abitativo, ricco di edifici
scolastici di varia natura, particolarmente
scuole materne, oltre a verde destinato alle
attività ricreative e sportive, ciò grazie anche a
diverse strutture costruite nel corso degli anni.
La buona o cattiva valutazione, da parte
degli stessi abitanti del quartiere, di questa
trasformazione dipende dalla prospettiva di
chi ci vive: chi vede la città come luogo di
opportunità per le attività commerciali o di
terziario rimane deluso da come si è sviluppato
il Gallaratese, in modo così diverso da come
l’aveva ipotizzato Piero Bottoni; chi predilige
una dimensione di relazione con il vicinato,
apprezza, in alcuni ambiti come il complesso
Monte Amiata, le caratteristiche di condivisione
degli spazi che sono offerte agli abitanti.
Dall’esterno il quartiere sembra essere connotato
dalla presenza di ampi spazi verdi, alcuni con un
uso di difficile interpretazione, da una presenza
dei cittadini nei luoghi di potenziale aggregazione
molto limitata durante la settimana lavorativa e
da un’architettura, con la giusta valorizzazione
di soluzioni innovative per quegli anni, ormai
divenuta obsoleta. Lo skyline, infatti, ricorda
certe costruzioni dei paesi del socialismo reale,
di fattura, si potrebbe dire, quasi sovietica. Nel
contesto cittadino, inoltre, la non attualità del
progetto di Piero Bottoni è dovuta ai profondi
cambiamenti della struttura produttiva di Milano
che hanno determinato, assieme all’aumento
del prezzo delle abitazioni, la fuoriuscita dei
cittadini verso i comuni limitrofi, diminuendo
la popolazione dal quasi 1 milione e 800 000
degli anni ‘70 all’attuale 1 milione e 300 000.
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abitare
70
della complessità compositiva di oggetti aggregati, Rossi “fa tacere la forma”. Il suo progetto
si limita, infatti, a tracciare un edificio in linea
come segno assoluto, in cui il riferimento è alla
tipologia della residenza popolare lombarda: “il
percorso del ballatoio ha il valore di una strada.
L’organizzazione interna si adatta all’edificio”.
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70. 71. 73. Pianta, sezione e assonometria,
schizzi di Aymonino e Aldo Rossi, complesso
Monte Amiata
72. 74. 75. Monte Amiata
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IL GALLARATESE
I
l complesso abitativo Monte Amiata fu eretto fra il 1967 e il 1972 nel quartiere Gallaratese e consiste in un intervento di grande
dimensione cui prendono parte Carlo Aymonino e Aldo Rossi. Il comune di Milano, assieme
alla società proprietaria del suolo, stabilisce,
in sede di convenzione, un indice standard di
2˙400 abitanti con 169˙000 m3 di area edificabile da destinare ad abitazioni. Già dal
planivolumetrico predisposto dal comune le
prime idee sono indirizzate a un insieme volumetricamente definito da elementi diversi.
Nell’impostazione di lavoro, Aymonino ignora
il territorio e i rapporti con l’intorno, in quanto area priva di suggerimenti, specialmente dal
punto di vista naturale. L’insediamento non può
quindi aspirare a essere una vera e propria città
a causa del suo carattere pressoché monofunzionale. Il progetto finale, per questo motivo, ha
accentuato il distacco dall’intorno, cercando di
elaborare un piano ben più compatto. Si sviluppa così l’idea di una costruzione, composta di
cinque corpi di fabbrica, articolata e compatta
allo stesso tempo, con altezze e profondità diverse. Progetta elementi come logge e ballatoi
che facilitano l’accesso dai parcheggi a terra
agli atri d’ingresso, corridoi interni, percorsi
pedonali, sia orizzontali che verticali, coperti
e non, e tre piazze che fungono soprattutto da luogo di incontro o di gioco, diverse tra
loro, una delle quali diventa teatro all’aperto.
Il Gallaratese si inserisce nella poetica del frammentismo perseguita da Aymonino nel corso degli anni sessanta; la presenza di elementi, come
i riquadri in vetrocemento degli appartamenti
duplex e i volumi cilindrici dei collegamenti verticali, stabiliscono dei punti di riferimento per il
controllo dell’immagine d’insieme degli edifici.
Aymonino con questo piano rompe la tradizionale concezione dell’edificio privato in quanto
non progetta dei semplici appartamenti, ma li
completa con servizi di loro pertinenza e con
spazi aggiuntivi, inseguendo l’idea di una città
complessa. Il Gallaratese diventa rapidamente
modello di riferimento disciplinare sia sul piano
linguistico che figurale per la possibilità di interferire sui processi aggregativi della residenza periferica, portandoli ad una riconoscibilità urbana.
Nel complesso vige l’idea di un disordine programmatico; anche l’uso vivace dei colori è un
espediente per inserire variazioni in un panorama
che si profila uniforme e privo di stimoli. All’”espressionismo” di Carlo Aymonino si contrappone un blocco geometrico puro. Mentre Aymonino fa uso del linguaggio della sovrapposizione e
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abitare
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passa sotto tutti gli edifici, forse rievocando
metaforicamente la “strada vitale” e il mancato progetto della Spina Centrale, e connette
le residenze con lo spazio pubblico, arricchito
da servizi e negozi, situati al piano terra degli
edifici residenziali, e attrezzato con elementi di arredo urbano di buona qualità formale.
La tipologia dominante è l’edificio in linea che
articolandosi in sezione genera un edificio costituito da una barra la cui testata si eleva a torre.
Le varie tipologie di alloggi, principalmente bilocali e trilocali, sono organizzate con pannelli
scorrevoli che separano gli ambienti. Gli spazi
di distribuzione sono ridotti al minimo. La maggior parte degli alloggi dispone di spazi “filtro”,
come logge e balconi coperti che facilitano un
adattamento flessibile alle varie esigenze. Le
diverse tipologie di appartamenti, sono caratterizzate da una distribuzione duttile; si riducono
al minimo gli spazi distributivi, le cucine si integrano nelle zone giorno o si separano dai soggiorni con pannelli scorrevoli. Gli appartamenti
sono disegnati con una particolare attenzione
all’esposizione solare e alla ventilazione incrociata est-ovest, e godono tutti di zone filtro
verso l’esterno in un alternarsi di terrazze schermate con gelosie d’alluminio e logge scavate
nel volume dell’edificio, che rappresentano luoghi intimi di transizione tra interno ed esterno.
L’impianto generale del progetto pone l’accento sull’importanza attribuita all’aspetto sociale
e ai modi di aggregazione che la proposta induce. Oggi si tende a esaltare l’entità quartiere
come elemento di scala intermedia tra la città
e il nucleo abitativo. In questo senso la ricerca
di un equilibrio tra gli usi privati della città - la
residenza - e quelli pubblici - servizi al quartiere e commerci - potrebbe essere la chiave di lettura di un quartiere contemporaneo.
77. Masterplan sistema residenziale MAB
76. 78. 79. Fotografie lungo via Appennini ed
intorni del complesso MAB
IL GALLARATESE
L
’ intervento, realizzato nel periodo 2006
- 2009, interessa un lotto atipico, lungo
e stretto, di 36.000 m2 di superficie, alle
porte di Milano, con andamento prevalente
est - ovest, ubicato sul lato nord - est del quartiere Gallaratese e delimitato da una viabilità a
traffico intenso. Vincitore del bando comunale
“Abitare a Milano” prevede la riqualificazione
di un’area critica, destinandola al social housing. Al suo interno vengono fuse architettura,
urbanistica e visione paesaggistica del territorio
nell’unico intento di costruire una comunità
sociale rivolgendosi a coloro che non sono in
grado di acquistare su libero mercato. Gli architetti Marotta e Basile, fondatori a Barcellona
nel 2004 dello Studio “MAB Arquitectura” dal
quale il progetto ha preso il nome, ritengono che “il concetto di abitare non si estingue
nella superficie minima dell’appartamento, ma
si estende agli spazi comunitari (sale riunioni,
lavanderie, depositi comuni), agli spazi aperti,
alle zone ludiche del parco e ai servizi sociali.”
La vasta area urbana, delimitata a nord-est da
via Gallarate e a sud-ovest da via Cilea, le cui
estremità possono essere individuate nel quartiere QT8 e nel parcheggio di interscambio della
MM1 di Molino Dorino, rappresenta un complesso sistema insediativo formato in gran parte dai
quartieri di Edilizia Residenziale Pubblica Gallaratese G1, G2 e S. Leonardo, cui si sono aggiunti altri interventi di iniziativa privata, fra i quali
il più celebre è il complesso Monte Amiata di
Rossi e Aymonino. L’intervento di social housing realizzato da MAB Arquitectura, vincitore
del concorso Abitare Milano, si inserisce in questo sistema complesso. L’area di progetto è una
striscia stretta e lunga in fregio a via Gallarate e
schiacciata verso il quartiere S. Leonardo. I MAB
risolvono il progetto insediativo con blocchi di
differenti altezze assemblati in modo da costituire tipologie ibride. I blocchi sono aggregati in
quattro edifici il cui asse longitudinale è perpendicolare alla giacitura leggermente arcuata di via
degli Appennini, conservando in questo modo
le visuali libere proprie del quartiere Gallaratese.
Gli edifici sono relativamente bassi (quattro
piani) nella parte in linea mentre quella più alta
arriva a nove piani, configurando delle torri che
fronteggiano le cortine edificate del S. Leonardo. Se lo scenario offerto dai valori figurativi del
Gallaratese non è entusiasmante, i MAB riscattano ampiamente questa situazione dedicando
una particolare cura alla progettazione dello
spazio aperto e ai servizi. L’intero insediamento è innervato da un percorso pedonale che
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infografia
DATI RELATIVI AL QUARTIERE GALLARATESE
Superficie fondiaria:
2.030.468 mq
SC 82%
IL GALLARATESE
Superficie territoriale (st):
2.784.320 mq - 278 ha
Superficie coperta:
436.084 mq
RC:
21%
SF 82%
Verde pubblico:
680.736 mq
Verde privato:
396.547 mq
Verde
privato 36%
Verde
pubblico 64%
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riferimenti
ICONOGRAFIA
BIBLIOGRAFIA
SITOGRAFIA
Fotografie autoprodotte eccetto quelle in
bianco e nero ricavate dal sito in sitografia.
Disegni e schizzi autoprodotti.
Albini Franco, Progettazione architettonica:
www.ordinearchitetti.mi.it
Aymonino Carlo, Rossi Aldo,Due progetti per
l’insediamento Gallaratese 2
Milano Bottoni Piero, Q.T.8. e Gallaratese a
Milano: morfologia insediativa residenziale
infrastrutturale e viaria, Milano : Istituto di
urbanistica delle Facolta di architettura di
Milano, 1966
Conforti Claudia, Il Gallaratese di Aymonino e
Rossi, 1967-1972
Catalogo delle proprietà comunali. Zona 19:
S.Siro, Q.T.8, Gallaratese.
Zona 19: S.Siro, Q.T.8., Gallaratese..1/ Comune
di Milano, Ripartizione demanio e patrimonio,
Milano : Comune, 1984
www.flickr.com/photos/milan_lera_insc/
www.bing.com
http://europaconcorsi.com/projects/134714Mab-Marotta-Basile-Arquitectura-Abitare-aMilano-VIA-GALLARATE
www.panoramio.com
PGT, Piano di Governo del Territorio,
DdP, Documento di Piano
PdR, Piano delle Regole
PdS, Piano dei Servizi
www.atm.it
www.trenord.it
www.provincia.mi.it
IL GALLARATESE
Intervento residenziale nella zona Gallaratese
2 del piano Edilizia economica e popolare del
comune di Milano
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